Sono passati 41 anni dal 2 agosto 1980, un giorno che ha segnato la storia di Bologna. Da quel mattino un orologio alla Stazione centrale segna sempre le 10:25. Si trova fra l’ingresso principale e la sala d’attesa, dalla quale è possibile vedere i binari attraverso uno squarcio nel muro.

L’attentato neofascista del 2 agosto 1980

Quelle lancette, insieme all’apertura tra i mattoni, sono i segni di una memoria che non si può spegnere. Ricordano l’esplosione che il 2 agosto 1980 provocò 85 morti e oltre 200 feriti. La bomba si trovava in una valigia, appoggiata su un tavolino della sala d’attesa e lasciata incustodita.

Per arrivare a una prima verità giudiziaria sulle responsabilità dell’attentato ci sono voluti 15 anni. Il 23 novembre 1995 la Corte di Cassazione ha condannato all’ergastolo gli esecutori della strage, i neofascisti Giuseppe Valerio Fioravanti, Francesca Mambro e Luigi Ciavardini.

Anche Licio Gelli, capo della P2, Francesco Pazienza, il generale Pietro Musumeci e il colonnello Giuseppe Belmonte sono stati condannati per depistaggio delle indagini. I processi continuano: lo scorso gennaio anche Gilberto Cavallini, militante neofascista, è stato condannato in primo grado per concorso nella strage.

I mandanti da scoprire e l’eredità della “strategia della tensione”

La verità giudiziaria sui mandanti dell’attentato del 2 agosto 1980 è tuttavia ancora lontana. Non è quindi un caso che la strategia della tensione e la stagione del terrorismo occupino un posto di rilievo tra le pagine mai del tutto comprese ed elaborate della storia italiana.

In molti casi si parla di questi argomenti in maniera superficiale, accontentandosi di confermare alcuni stereotipi di comodo. Tuttavia un atteggiamento del genere serve soltanto a confondere le acque: per capire meglio quel passato così scomodo, abbiamo bisogno di conoscerne la storia.

Anche per questo, negli scorsi anni scolastici, abbiamo portato questi argomenti agli studenti delle scuole superiori. Qui puoi trovare informazioni sulla nostra esperienza.

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