Luglio, tempo di vacanze? Non per chi, come chi scrive, ha approfittato delle temperature ancora gestibili di maggio per un viaggio tanto sognato e ora deve guadagnarsi il prossimo. Ora – dopo le iniziative, le presentazioni, le attività didattiche e i tanti progetti di Public History che ci hanno impegnato nei primi 6 mesi dell’anno – fatte persino anche le ferie, non ci resta che… lavorare!

Eh già, le scuole chiudono, le iniziative pubbliche con il caldo e le vacanze per noi rallentano… ed ecco che allora i prossimi eventi all’orizzonte sono previsti addirittura per fine luglio. Non mancheremo di informare tempestivamente il nostro pubblico tramite la nostra newsletter (se ancora non vi siete iscritti, vi conviene farlo!) e su questo blog. E nel frattempo? Chi ci legge si chiederà forse che cosa intendiamo quando parliamo di lavorare in questo caldo luglio che toglierebbe la voglia a chiunque. Beh, parliamo di ricerca storica.

ricerca storica in archivio

Ed ecco a voi… il “tunnel” della ricerca storica! 😉

La ricerca storica prima di tutto!

Su questo blog raccontiamo moltissimo delle nostre iniziative pubbliche e molto meno di tutta l’attività preparatoria che c’è prima e dietro. Ma senza la ricerca storica non avremmo contenuti da trasmettere! Il mestiere del Public Historian funziona così. Come ogni vero storico, il Public Historian è prima di tutto un ricercatore.

Ma cosa fa un ricercatore in una calda estate come questa? Come sopravvive? Un ricercatore storico passa molto tempo negli archivi: comunali, statali, privati, di istituti culturali e associazioni… La scelta dipende dal tipo di ricerca, ma in estate anche la presenza o meno dell’aria condizionata può avere il suo peso! 😀

ricerca storica all'archivio di stato di Bologna

(…) un convegno, molto probabilmente a Milano tra le rappresentanti dei vari gruppi femminili d’Italia per prendere accordi sui mezzi atti a diffondere tra le masse lavoratrici delle officine e dei campi il concetto che ad uguale lavoro deve corrispondere uguale salario (22 marzo 1917)

Per fortuna esistono anche molti archivi ospitati nei seminterrati, dove le ore passano senza mai vedere la luce del giorno… Purtroppo quando si arriva ad agosto, di regola, è raro trovarne uno aperto. La soluzione è capitalizzare a luglio, portarsi a casa trascrizioni, fotografie, fotocopie e scansioni e dedicare agosto alla lettura.

La ricerca storica, però, non si fa solo sui documenti d’archivio. La storia contemporanea spesso sceglie di interrogarne anche i testimoni e così, tra interviste da fare e vecchie registrazioni da ascoltare, le ore passano…

ricerca storica e storia orale

Ebbene sì, tra gli strumenti del mestiere di ricercatori storici e Public Historians c’è anche il caro vecchio mangianastri!

Va bene, ma non fare tanto la misteriosa, penserà chi mi legge… su cosa state lavorando? Cosa andate cercando? Quali storie mi aspettano nell’autunno?

Anteprima autunno/inverno 2017

Di solito in estate i media ci propongono le collezioni della prossima stagione: tu sei lì con la tua forchettata di insalata di riso in mano ed ecco che in tv passano stivali in pelo indispensabili “per sopravvivere all’inverno”… oppure stai sfogliando una rivista sotto l’ombrellone, indecisa se leggere i 10 consigli per il make up estivo o quelli per una “estate da principesse” (sic), volti pagina e… tac, tutti i trend per l’autunno!

Vogliamo forse essere da meno? No! E allora per i più curiosi, per tutti quelli che “si mettono avanti”, per chi ama programmare il proprio tempo libero da qui a Natale, ecco qualche anteprima, qualche anticipazione, qualche storia da cominciare ad allacciarsi addosso in attesa del calendario di fine estate!

Ecco la prima news: per la stagione 2017/2018 di “Leggere per ballare” tornerà in scena #Cittadine! Alla conquista del voto, lo spettacolo di danza per il quale ho scritto la drammaturgia nell’ambito di un progetto di F.N.A.S.D. (Federazione Nazionale Associazioni Scuole di Danza), Aterballetto e Centro documentazione donna di Modena. Sono previste date nelle province di Faenza, Modena e Reggio Emilia, ma per i dettagli del calendario si dovrà pazientare ancora un po’.

I progetti che hanno continuità danno sempre soddisfazione, ma cominciarne di nuovi è esaltante! In queste settimane io e Daniel passiamo molto del nostro tempo in archivi bolognesi… eh, sì, l’area in cui svolgiamo le nostre ricerche comprende buona parte dell’Emilia (a proposito: hai visto la mappa in fondo a questa pagina?).

Le mie ricerche di questo periodo daranno i loro frutti il prossimo anno insieme a quelle degli altri ricercatori del Laboratorio sui movimenti degli anni Settanta a Modena. Si tratta di un progetto nato all’interno dell’Istituto Storico di Modena con cui collaboro come ricercatrice. Nel 2018 aggiungerò quindi una pubblicazione al nostro scaffale. Ne riparlerò presto, promesso.

ricerca storica al'archivio di stato di Bologna

Intanto Daniel ha già pronte un paio di storie che ci auguriamo i nostri lettori leggeranno sotto l’ombrellone, magari accarezzati dalla brezza marina, nel fresco di un bosco o in qualunque altro luogo ameno. Se non è così, speriamo di strappare almeno un sorriso! La prima storia viene dall’Archivio di stato di Bologna, la seconda da quello di Modena e ci racconta una vicenda sassolese. La parola a Daniel, quindi!

Nipoti pestiferi

Già nelle prime fasi della Grande Guerra arrivano in Emilia-Romagna diversi triestini di lingua italiana. Una di loro, la giovane Adele Perini, trova alloggio presso la famiglia Parisini e si stabilisce a Casalecchio di Reno. Il 30 giugno 1917 scrive una lettera disperata al Prefetto di Bologna, perché ha bisogno di aiuto e assistenza. Il motivo? Due nipoti pestiferi. «Io continuamente ho lottato con loro, che hanno un carattere più di fiero: se gli rivolgo un’osservazione mi rispondono con insulti e parole improprie, se poi le lascio andare uno scapellotto mi danno calci e magari mi minacciano con coltelli». I ragazzini hanno rispettivamente 13 e 11 anni, hanno passato l’esame delle scuole tecniche e non sono mai stati problematici. A volte, però, la guerra entra nell’animo delle persone: «il padre loro è già da due anni sotto le armi e non si sa poi ove si trovi la madre loro». Se non dovesse prendersi cura dei nipoti, Adele potrebbe cominciare a lavorare, mentre continuando a tenerli con sé rischierebbe di patire la fame e compromettere la sua salute. La lettera al Prefetto si conclude con la richiesta di «internare» i ragazzini «in qualche sito». Se ciò non avvenisse, la giovane sarebbe tentata dal «fuggire e abbandonarli per una strada».

Chissà com’è andata a finire questa storia… Il Gabinetto della Prefettura non riporta alcuna risposta, né sul documento né nel resto del fascicolo. Solo una cosa è certa: i profughi vivono traumi familiari e situazioni drammatiche ben prima delle note vicende di Caporetto.

Il medico dei partigiani

Girolamo AndreoliFra il 25 luglio e l’8 settembre 1943 tante persone rinnegano i vecchi entusiasmi per il fascismo. A Sassuolo uno dei rifiuti più eclatanti è quello del medico condotto Girolamo Andreoli, che già da qualche mese si è avvicinato al Partito d’Azione. Quando Mussolini finisce in carcere, Andreoli ha 44 anni, il soprannome di “medico dei poveri”, la fama di un potenziale ribelle e un passato tormentato. Il 10 aprile 1921, infatti, per contrastare la lealtà monarchica del padre, ha seguito gli slogan del futuro duce. La sua prima tessera è stata staccata sei mesi prima che il movimento fascista diventasse un vero e proprio partito. Vent’anni dopo sono l’esperienza di guerra nei Balcani e il crollo dell’8 settembre a convincerlo definitivamente che è necessario combattere contro i fascisti.

Dopo l’occupazione tedesca Andreoli aiuta i prigionieri alleati in fuga dai campi e sostiene i primi partigiani diretti sull’Appennino modenese. Scoperto dai fascisti della Repubblica sociale italiana, viene piantonato nella Casa di cura Fogliani in attesa di un processo. Per salvarlo, la moglie chiama in causa il tremendo gerarca Franz Pagliani, che si dice stupito del trattamento riservato a un combattente e camerata come Andreoli. Non sa nulla del suo recente antifascismo? Vuole aiutare una persona che considera amica e non pericolosa? Non lo sappiamo: i documenti degli archivi istituzionali non raccontano le intenzioni e i veri stati d’animo dei protagonisti.

L’esito dell’udienza? Il Gabinetto di Prefettura tace. Altre fonti rivelano che nell’aprile del 1944 l’assoluzione arriva per insufficienza di prove. Parlano invece, e molto, le vicende della Resistenza modenese, che vedono il dottor Girolamo Andreoli impegnato come medico dei partigiani prima all’ospedale di Fontanaluccia e poi presso l’ospizio di don Mario Prandi.

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