Dall’aprile 2016 gli storici che scrivono sui motori di ricerca “atlante stragi nazifasciste” sono sempre di più. È un dato che mi rende ancora più orgoglioso di aver contribuito al progetto per la città e la provincia di Modena. Soddisfazioni del genere mi stimolano a guardare al di là del traguardo raggiunto. L’esperienza nella Public History ad esempio mi ricorda che le conoscenze producono frutti solo se si diffondono nelle comunità. In un’epoca piena di voci pubbliche che banalizzano questioni complesse, fornire uno strumento di ricerca agli intellettuali non basta più.

Ecco che allora l’Istituto storico mi invita a presentare le ricerche a Modena, dopo l’esordio a Montefiorino e la bella serata di San Cesario sul Panaro. Sabato 17 giugno illustrerò le potenzialità dell’Atlante con una conferenza-spettacolo. Le letture dell’attrice Barbara Corradini renderanno più vive e coinvolgenti le sei vicende modenesi che ripercorreremo attraverso il racconto storico. L’evento aprirà l’Assemblea dei soci dell’Istituto storico, ma sarà aperto a tutti.

Atlante stragi nazifasciste: una risorsa per tutti?

Quanti fra i non addetti ai lavori hanno digitato almeno una volta “atlante stragi nazifasciste”? La banca dati è arrivata alle persone che ancora vivono con dolore la memoria delle violenze? Domande come queste sono fondamentali per sfruttare tutte le potenzialità del progetto. Per trovare una risposta, bisogna cercare tra i (rari) feedback che arrivano dalle persone incontrate lungo il percorso della ricerca.

Incontrando gli ultimi testimoni del 1943-1945 e le loro comunità, ho capito quanto sia indistinto agli occhi del pubblico il confine tra storia e memoria. Perché questi due racconti si capiscano, serve un grande sforzo di riconoscimento reciproco. La storia deve andare verso le persone, parlare la loro lingua e ascoltare quello che dicono, poiché il loro vissuto è fonte di conoscenza. Far calare dall’alto considerazioni esperte o verità generali non abbatte le diffidenze dei non addetti ai lavori. Al contrario, è il modo migliore per suscitare levate di scudi.

Il pubblico alla presentazione dell'Atlante stragi nazifasciste, presso la sala Ermanno Gorrieri della Rocca di Montefiorino.

Il pubblico alla presentazione dell’Atlante stragi nazifasciste, presso la sala Ermanno Gorrieri della Rocca di Montefiorino.

Partire dalle storie

Un ottimo modo per destare l’interesse delle persone è capire quali sono le loro curiosità. Molto spesso studiare e conoscere la storia locale è importante per stabilire un legame con il pubblico. È difficile che non nasca un interesse per le vicende accadute nei luoghi della propria vita. Il compito del Public Historian è stabilire connessioni fra il passato e il presente, ma anche fra la dimensione globale e quella locale. Partire da un fatto specifico e vicino è una strategia efficace per coinvolgere tutti e favorire la comprensione.

Proprio per questi motivi, nella conferenza-spettacolo di sabato 18 giugno partirò da sei episodi modenesi per riflettere sulle violenze naziste e fasciste in Italia:

Comunicare e condividere

Per stabilire un riconoscimento reciproco, bisogna attivare un canale di comunicazione e condivisione che leghi la ricerca al racconto. È una delle cose più difficili in assoluto, perché lo storico e il portatore di memoria partono da urgenze diverse. Quando l’oggetto del discorso è un lutto o una strage, le spine del dolore continuano a forare anche a distanza di decenni. Non tenere conto di questo aspetto sarebbe un errore fondamentale e irreparabile.

È proprio qui che un formidabile strumento di ricerca comparativa come l’Atlante stragi nazifasciste può diventare un punto di partenza per la Public History. Le vicende raccolte nella banca dati appartengono alle memorie delle comunità. Sfogliarle insieme a uno storico attraverso un confronto-racconto aiuta a togliere le “campane di vetro” che proteggono le memorie delle comunità, distorcendo la conoscenza storica. In questo modo non si negano le differenze e le specificità di ciascuna vicenda, ma le si inserisce in un contesto più ampio.

Paragonare stragi avvenute in luoghi vicini o con dinamiche simili permette anche di riflettere sulle peculiarità di ciascuna memoria. Lo storico deve comprendere perché gli uni ricordano con orgoglio, mentre gli altri preferiscono dimenticare, altrimenti il suo lavoro è sterile. Una ricostruzione che non colleghi una strage agli effetti che ha prodotto fino al tempo presente non porta a compimento la sua missione scientifica.

Atlante delle stragi naziste e fasciste: guarda la presentazione della conferenza-spettacolo a San Cesario 

Appuntamento a Modena sabato 17 giugno

Se sei arrivato a leggere fino a qui, non mi resta che darti appuntamento alla conferenza-spettacolo Uccidere i civili: stragi naziste e fasciste in provincia di Modena. L’evento inizierà sabato 17 giugno alle 16 presso la sala Giacomo Ulivi (via Ciro Menotti 137, Modena) e aprirà l’Assemblea dei soci dell’Istituto storico, ma sarà aperto a tutti. Al termine dei lavori, si terrà anche una seduta del Consiglio direttivo, del quale faccio parte da settembre 2016.

 

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