Siamo nel centro storico di Sassuolo, in provincia di Modena. La nostra sede si trova vicino al Parco Vistarino, in una palazzina costruita dalla locale Cooperativa Muratori e Manovali e terminata nel maggio del 1929. Un anno importante per tanti motivi, sul quale ci sarebbe molto da dire. E anche la nostra sede ha tante storie da raccontare…

Centro storico o campagna?

Oggi siamo nel centro storico di Sassuolo, ma quando una parte di abitato diventa “storica”? Quello che oggi è storico era nuovo nel 1929!

Mettiamoci negli occhi di un montanaro quarantenne che in quell’epoca fosse arrivato a Sassuolo per il mercato settimanale, diciamo… un martedì della tarda primavera del 1935. Avrebbe probabilmente percorso la via Montanara e, superata la residenza estiva dell’orfanotrofio di Reggio Emilia (oggi e prima villa Segrè), si sarebbe trovato circondato da fabbriche sorte lungo il canale di Modena: alla sua destra il Molino del maglio (già Battirame), poco più avanti, guardando a sinistra, gli stabili e le ciminiere della ceramica Marca Corona, erede della Rubbiani. E poi?

Sassuolo centro storico

Poi Evaristo arriva allo slargo di piazzale Porrino, con la sua bella fontana. Qui è solito fermarsi per far bere il cavallo. Lo fa anche oggi, che la terra bolle.

Cinquant’anni prima l’animale di suo nonno sarebbe rimasto impolverato e a bocca asciutta, perché il guazzatoio era solo per i cavalli dei militari di stanza alla Caserma Filatoio. Ma quel martedì del 1935 non ci sono più né il primo, coperto insieme al canale, né la seconda, sostituita dalla ceramica, sempre più grande. Guardandosi attorno, Evaristo strizza gli occhi verso il sole, ancora basso all’orizzonte, ma distingue chiaramente il portale d’ingresso alla tenuta Giacobazzi. Là dove suo nonno guardava alle cime degli aceri campestri di là dal muro, ecco la terra della contessa. Davanti a lui, il fianco dell’asilo infantile di Sant’Anna col campanile. A fatica legge le parole scritte nero su bianco sul muro: “Noi siamo gli imbalsamatori di un passato. Siamo gli anticipatori di un avvenire. Mussolini”.

Cosa vuol dire?

Si guarda attorno. Com’è tutto cambiato! Tra il piazzale e l’asilo, là dove da bambino ha visto piantate di viti maritate agli olmi, adesso c’è il grano. È più alto del suo, qui ormai è già tempo di mietere. Sul confine con l’asilo una nuova palazzina ha coperto la terra. Viaggio dopo viaggio, aveva visto costruire quella casa un piano dopo l’altro, fino al tetto. Gli operai gli avevano detto che per ogni piano c’era una latrina! Evaristo si avvicina per vedere meglio: questa casa è diversa da quelle che incontra proseguendo verso il centro del paese. Due alti cancelli in ferro e una rete metallica la separano dalla strada. Al di là c’è un piccolo giardino.

Quanto sembra facile la vita sassolese, di fronte alle fatiche e alle scomodità della sua montagna!

Forse per stare meglio non c’è bisogno di andare a Tripoli, come ha fatto qualcuno del paese. Forse basta venire giù. Ha sentito dire che hanno aperto nuove fabbriche tutto attorno a Sassuolo e che nuove case stanno per essere costruite, proprio lì, all’inizio del paese, dove la nuova strada si perde nei campi…

Sassuolo centro storico

 

Evaristo realizzerà il suo sogno? Cosa ne resterà 10 anni dopo, al termine del secondo conflitto mondiale? Sarà ancora vivo il 23 aprile 1945, quando Sassuolo viene liberata? Sarà con i partigiani di Tullio Tincani che al mattino cacciano i tedeschi da villa Segrè e arrivano in piazza Grande percorrendo tutta la via Montanara? O avrà cercato di salvare la pelle restando nascosto nella sua campagna? In quel caso, ci sarà riuscito? O quelle scritte di Mussolini lo avranno convinto?

Torniamo all’oggi

Quanto abbiamo immaginato e vi abbiamo raccontato è frutto di ciò che abbiamo letto dal ricco scaffale di storia locale e delle nostre conoscenze attuali, ma ci riserviamo il piacere di fare in futuro ricerche più approfondite.

Come avete letto, fino ai primi del Novecento il centro abitato si fermava qui, poi cominciava la campagna. Dopo arrivano in così tanti che in 30 anni la popolazione quasi raddoppia. Oggi quelli che allora erano campi coltivati oltre gli edifici lungo la via Montanara, nella zona a sud del centro abitato, sono stati in gran parte lottizzati. Gli spazi verdi rimasti sono quelli dei due parchi storici: il Ducale (o Pelegh, come lo hanno sempre chiamato i sassolesi) che introduce al Palazzo estense, e il Vistarino, che circonda la villa Giacobazzi, oggi patrimonio della comunità e sede della biblioteca dei ragazzi.

Nelle giornate più limpide, dalle nostre finestre al terzo piano, l’occhio può correre ancora alla cima più alta dell’appennino reggiano: il Monte Cusna.

Abbiamo anche una sede distaccata a Vignola, dove la collaborazione con il Gruppo di documentazione Mezaluna-Mario Menabue ci apre una finestra sulla gente di Panaro.

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