Un buon museo di storia non può prescindere dalla ricerca storica né da competenze che permettano ai risultati della ricerca di essere comunicati al pubblico – visitatori e turisti – in modo coinvolgente ed efficace. Un buon museo di storia, come una mostra, è pane per il Public Historian che, lavorando in team con altri professionisti del settore, è in grado di parlare ad ogni tipo di pubblico, ricorrendo a linguaggi e strumenti diversi, tradizionali o multimediali. In questo campo abbiamo un‘esperienza decennale legata alla storia contemporanea locale, alle memorie della comunità, ai fatti bellici e al mondo del lavoro. Una volta inaugurata la mostra o il museo di storia, non li abbandoniamo, ma in pieno spirito Public History costruiamo eventi e visite guidate a tema per sostenerne la promozione e le visite.

Scegli uno o più progetti qui sotto per saperne di più. Quando hai finito, non scordarti di leggere in fondo alla pagina la spiegazione del senso che ha per noi la foto di copertina: cosa ci fanno lì quelle uova e cosa c’entrano con i musei di storia???

L’immagine di copertina: una piccola storia per te

Un museo di storia può essere promosso in molti modi, ad esempio organizzando una visita guidata. Se la visita guidata è condotta dai curatori, è tutto più affascinante. Un curatore, infatti, può raccontare al pubblico il suo percorso di ricerca per quello specifico museo di storia, il senso delle scelte fatte e tanti piccoli e grandi aneddoti legati alla sua esperienza, alle persone incontrate e intervistate… L’immagine di copertina di questa pagina è ispirata proprio al racconto di una testimone della sezione museale multimediale Manodopera. Lina Berselli era molto giovane quando, negli anni ’50, cominciò a lavorare alla scelta, in una fabbrica nel distretto ceramico di Sassuolo. All’epoca non erano previste pause durante l’orario di lavoro ed essere “beccati” a fare due chiacchiere o a mangiare qualcosa era motivo di sgridate (se andava bene) o di multe (se andava male). A Lina ad esempio capitò di essere colta con una prugna in bocca: “sono rimasta col boccone e il nocciolo che mi gonfiavano la guancia, sono diventata tutta rossa e mi sono messa a piangere”, ha ricordato. Dopo qualche anno, però, venne concessa una pausa a metà mattina e anche Lina cominciò a goderne. Cosa ci faceva, allora, un uovo sopra una delle presse ceramiche che i visitatori di Manodopera hanno visto durante una visita guidata dai curatori? Serviva a raccontare questa vittoria: durante i suoi 10 minuti di pausa Lina raggiungeva il reparto forni, dove lavorava lo zio. Qui metteva l’uovo fresco datole dalla madre su una bocchetta del forno, per “bollirlo” un po’ prima di berlo!

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