Negli ultimi anni il dibattito pubblico intorno alle foibe è cresciuto sensibilmente. Il crollo dell’URSS e le guerre jugoslave degli anni Novanta hanno infatti rimosso molti dei motivi che avevano contribuito a far calare il silenzio sulle vicende del confine orientale. Nel 2004, per inserire questi eventi nella memoria pubblica italiana, è stato istituito il Giorno del Ricordo, che ricorre il 10 febbraio. Questa nuova data del calendario civile poteva diventare un’occasione per allargare le conoscenze storiche sul Novecento dell’alto Adriatico.

Così, purtroppo, non è stato, poiché ha preso il sopravvento un cattivo uso pubblico della storia. Sui media, nelle timeline dei social network e in molte conversazioni, le strumentalizzazioni politiche hanno prevalso sulle ricostruzioni storiche. Ne è scaturita una proliferazione di racconti distorti e narrazioni tossiche, che hanno reso ancora più difficile la comprensione di fatti già di per sé piuttosto complessi.

In questo scenario caotico e aggressivo, è mancata per parecchio tempo una voce che aiutasse a fare chiarezza, mettendo “la storia alla prova dei fatti”. L’espressione si trova tra virgolette perché è il motto di Fact Checking, una brillante collana editoriale, realizzata da Laterza e diretta da Carlo Greppi. Proprio in questo contesto, alcune settimane fa, Eric Gobetti ha pubblicato E allora le foibe? Un libro di cui c’era davvero bisogno.

Foto scattata a Trieste nel 1959, che ritrae un gruppo di persone provenienti da Piemonte d'Istria. Immagine via Wikimedia Commons. Giorno del Ricordo a Sassuolo

Foto scattata a Trieste nel 1959, che ritrae un gruppo di persone provenienti da Piemonte d’Istria. Immagine via Wikimedia Commons

E allora le foibe?

Eric Gobetti è uno storico del fascismo, della Resistenza e della Seconda guerra mondiale. Ha studiato per anni le tormentate vicende della Jugoslavia nel Novecento. Nel suo lavoro ha sempre mantenuto un punto fermo: la ricostruzione dei fatti storici è il frutto di un’interpretazione scientifica delle fonti, ovvero dei documenti che permettono al ricercatore di conoscere alcuni aspetti del passato. Questo metodo permette di far emergere ciò che è accaduto davvero, documentando le proprie affermazioni con prove certe.

Il rigore storico e l’attenzione a ciò che si legge sono atteggiamenti fondamentali per non cadere nelle trappole delle strumentalizzazioni. Di fronte alle vicende del confine orientale, però, serve anche una “bussola”, che ci aiuti a orientarci nella complessità. In questo modo possiamo evitare la tentazione di banalizzarla, cadendo così negli inganni e negli equivoci. In un centinaio di pagine, E allora le foibe? ci guida alla scoperta del confine orientale, facendo luce sui motivi storici che sono alla base dei drammi accaduti nel Novecento. Anche se il titolo trasmette l’idea di contrastare con decisione il cattivo uso pubblico della storia, il libro tende la mano al lettore, mantenendo sempre un approccio di apertura.

Il libro ci invita a riflettere su che cosa significava essere “italiani” nell’alto Adriatico. Ricostruisce poi l’impatto dirompente dei nazionalismi in un’area multietnica e multiculturale. Proprio in quest’ambito si colloca la politica di italianizzazione forzata del fascismo. Gobetti fa inoltre chiarezza sulle dinamiche della violenza del secondo dopoguerra, delineando i numeri delle persone uccise e di quelle che hanno scelto di trasferirsi in Italia. Il testo si conclude con alcune pagine di riflessione sul dibattito pubblico degli ultimi anni e con parecchi consigli di lettura, molto preziosi per chi volesse approfondire le dinamiche storiche dell’alto Adriatico.

E allora le foibe? è disponibile per l’acquisto online.

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