L’11 giugno 1984 muore Enrico Berlinguer, segretario del Partito comunista italiano. Quattro giorni prima, nel mezzo di un comizio per le elezioni europee a Padova, si è sentito male, ma ha voluto portare a termine il discorso a ogni costo. Si è capito ben presto, tuttavia, che l’ictus non sarebbe stato superabile.

L’Italia degli anni Ottanta perde così un leader ammirato dai militanti comunisti e rispettato dagli avversari. Le circostanze della morte, avvenuta “sul campo” e nell’atto del mestiere politico, alimentano fin da subito il “mito di Berlinguer”.

Ai funerali partecipa una folla vastissima, che vede nel segretario del PCI il simbolo della “questione morale” e di una politica in via di dissolvimento.

Enrico Berlinguer tra il mito e la storia

L’epica di questa immagine finisce per sovrapporsi a una realtà storica molto più complessa e sfaccettata. Nella sua lunga segreteria, Berlinguer si batte infatti per tracciare una rotta più autonoma rispetto all’URSS e lavora per costruire il progetto dell’Eurocomunismo.

Non riesce tuttavia a realizzare compiutamente quest’idea, anche perché attraversa una delle stagioni più complicate della storia italiana. La “strategia della tensione” e il golpe militare di Augusto Pinochet in Cile gli fanno capire che in Occidente esiste il rischio di nuove derive totalitarie.

Berlinguer s’impegna così nella ricerca del “compromesso storico” con la DC di Aldo Moro, coltivando la speranza di realizzare una convergenza democratica tra i principali partiti di massa. Questa scelta inasprisce la frattura tra il PCI e la Sinistra extraparlamentare. I movimenti giovanili si contrappongono apertamente alla linea del partito, che lavora per isolare le Brigate Rosse e le frange violente del terrorismo.

I drammi del 1978 minano, però, il compromesso storico e l’ultima fase della carriera di Berlinguer avviene in un contesto di profonde difficoltà. Il PCI e il suo segretario non riescono infatti a frenare, né a gestire in modo vantaggioso i cambiamenti politici e sociali degli anni Ottanta, che finiranno per travolgere la “Prima Repubblica”.

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