Lunedì 27 gennaio 2020 saranno trascorsi 75 anni dalla liberazione del campo di Auschwitz. In quel giorno d’inverno l’esercito sovietico forzò i cancelli di un luogo che, negli anni successivi, sarebbe diventato il simbolo dell’universo concentrazionario nazista. In quel campo emerge infatti il passaggio dall’antisemitismo alla Shoah, ovvero dall’odio razziale allo sterminio del popolo ebraico nella Seconda guerra mondiale.

In Italia la legge n. 211 del 20 luglio 2000 ha inserito il 27 gennaio nel calendario civile della Repubblica come Giorno della Memoria. In questa data si ricordano «le leggi razziali, la persecuzione italiana dei cittadini ebrei, gli italiani che hanno subìto la deportazione, la prigionia, la morte, nonché coloro che, anche in campi e schieramenti diversi, si sono opposti al progetto di sterminio, ed a rischio della propria vita hanno salvato altre vite e protetto i perseguitati».

Per riflettere insieme ai cittadini su questi temi, l’amministrazione comunale di Marano sul Panaro organizzerà la narrazione-spettacolo Il vento dell’odio. Dall’antisemitismo alla Shoah. I miei racconti storici saranno arricchiti da letture di memorie e testimonianze, a cura del Consiglio comunale dei ragazzi.

L’appuntamento è fissato per lunedì 27 gennaio, alle ore 20:30, presso il Teatro di Marano sul Panaro, in via 1° maggio 12.

Dall’antisemitismo alla Shoah: le radici del razzismo moderno

Per comprendere il passaggio dall’antisemitismo alla Shoah, occorre fare un piccolo viaggio nella storia dell’Occidente. Questo approfondimento si estende tra la seconda metà dell’Ottocento e la fine della Seconda guerra mondiale. È proprio quella, infatti, la stagione del razzismo moderno.

Un'edizione del 1912 dei Protocolli dei Savi di Sion. Foto da Wikimedia Commons - Dall'antisemitismo alla Shoah

Un’edizione del 1912 dei Protocolli dei Savi di Sion. Foto da Wikimedia Commons

Nella prima fase, quella ottocentesca, lo sviluppo tecnologico garantisce agli imperi coloniali un’incontestabile supremazia militare. Al tempo stesso le ricadute civili del progresso consentono alle classi medio-alte di elevare notevolmente il proprio tenore di vita. I potenti – sempre maschi di pelle bianca – esprimono a più riprese la fiducia nel futuro, convinti che le sorti dell’umanità non potranno far altro che migliorare.

In quel periodo si diffondono inoltre le classificazioni degli esseri viventi, vegetali e animali, che stabiliscono anche gerarchie di valore. Alcuni pseudo-scienziati ritengono di poterle estendere anche ai gruppi umani, dividendoli in “razze”. Le loro teorie sono profondamente sbagliate da un punto di vista scientifico, ma fanno leva su differenze visibili, come il colore della pelle e il cosiddetto “angolo facciale”. Di conseguenza, risultano credibili agli occhi di non poche persone.

L’idea che l’aspetto fisico permetta di comprendere la natura di un essere umano si unisce ai pregiudizi che da secoli si riferiscono ad alcune minoranze, come gli ebrei. In Francia e in Russia divampa così una nuova stagione di odio, culminata nella redazione di un celebre falso storico, i Protocolli dei Savi di Sion.

L’impatto del nazionalismo

L’età contemporanea è inoltre segnata dall’idea di nazione. A partire dall’Ottocento i popoli dell’Occidente cercano nella storia, nella letteratura e nell’arte le testimonianze più significative della propria cultura. Dai lavori degli studiosi nascono le identità nazionali, che rinsaldano le istituzioni degli Stati.

Non è tuttavia semplice trasmettere alle masse, spesso illetterate o del tutto analfabete, il senso di appartenenza alla cultura nazionale. Nelle campagne e nelle fabbriche si muovono persone che non riescono a riconoscersi nella “patria”. I loro orizzonti si fermano infatti alla necessità di guadagnare il necessario per sopravvivere. I problemi che affliggono le classi più umili sono dunque radicalmente diversi da quelli dell’alta borghesia, impegnata ad allargare i propri giri d’affari e a consolidare il potere accumulato nel corso dei decenni.

Il dipinto “Il Quarto Stato”, realizzato nel 1901 dal pittore Giuseppe Pellizza Da Volpedo, rappresenta i lavoratori più umili, tormentati dallo sfruttamento e dai problemi della povertà

Il dipinto “Il Quarto Stato”, realizzato nel 1901 dal pittore Giuseppe Pellizza Da Volpedo, rappresenta i lavoratori più umili, tormentati dallo sfruttamento e dai problemi della povertà, quindi poco inclini alla retorica patriottica. Immagine tratta da Wikimedia Commons

La classe dirigente teme che le tensioni sociali diventino una minaccia per la propria egemonia. Per allentare la pressione interna, alcuni intellettuali tentano di trasferire le pulsioni violente verso un nemico esterno. L’identità nazionale diventa dunque la base del nazionalismo, un’ideologia che si propone di espandere la potenza del proprio popolo ai danni degli altri.

L’esclusione dell’altro e del diverso diventa così uno dei principali fondamenti della retorica nazionalista. Le differenze fisiche, religiose e linguistiche vengono messe in evidenza e assolutizzate. Mentre il Partito socialista cerca di diffondere un approccio internazionalista, basato sulla solidarietà tra i proletari di tutti i Paesi, i nazionalismi diffondono in tutta l’Europa l’idea di lottare contro il diverso. Si alimentano così le “guerre tra poveri”, che non minacciano il potere delle classi dirigenti.

I nazionalismi e l’ascesa del razzismo

Gli squilibri e le disuguaglianze della Belle Époque favoriscono l’affermazione del razzismo. L’Impero britannico contribuisce a diffondere la convinzione che il dominio sulle colonie sia legittimato dal “fardello dell’uomo bianco”, chiamato a “civilizzare” i popoli inferiori. Anche la Francia dà vita a un impero multi-etnico, ma impone a tutti i popoli l’adozione della propria cultura.

Vignetta che contesta l’idea del “fardello dell’uomo bianco”, rappresentando i ricchi anglo-sassoni sulle spalle dei neri. Immagine da Wikimedia Commons

Vignetta che contesta l’idea del “fardello dell’uomo bianco”, rappresentando i ricchi anglo-sassoni sulle spalle dei neri. Immagine tratta da Wikimedia Commons

Nel frattempo i tedeschi coltivano il pangermanesimo, che li spinge a conquistare tutti i territori dove vivono i loro connazionali. Anche la Russia zarista cavalca il panslavismo, proiettando le proprie ambizioni fino ai Balcani. L’Italia oscilla invece fra il desiderio di un “posto al sole” e la debolezza di un sistema industriale non ancora competitivo sullo scenario europeo.

L’ascesa del nazionalismo si unisce inoltre alla crescita del razzismo. La lingua, la religione e il colore della pelle diventano gli elementi distintivi delle comunità. Anche tra i poveri, molte persone smettono di vedere le disuguaglianze di classe e si concentrano sulle differenze che li separano dagli stranieri.

Questo scenario politico e culturale favorisce dunque il dilagare di un sentimento comune, che percepisce come naturale, necessaria e inevitabile l’esclusione del diverso. Tutti gli individui che non si inseriscono nello schema identitario della comunità nazionale diventano quindi potenziali nemici.

Le radici della Shoah

Nel Novecento il nazionalismo e il razzismo manifestano più volte la volontà di annientare gli esclusi. Negli anni Trenta i fascismi europei fomentano l’odio razziale nelle società, fino a travolgerle con la veemenza della Seconda guerra mondiale. La Shoah è l’espressione più strutturata e abominevole di una violenza già potenzialmente presente nei pensieri dei nazionalisti.

Prigionieri del campo di Ebensee poco dopo la Liberazione. Foto tratta da Wikimedia Commons - dall’antisemitismo Alla Shoah

Prigionieri del campo di Ebensee poco dopo la Liberazione. Foto tratta da Wikimedia Commons

Quando le forze dell’antifascismo riescono a porre fine al conflitto, il recupero massiccio di un sentimento di accoglienza e di tolleranza si rivela piuttosto difficile. Le masse popolari non hanno gli strumenti critici necessari a smontare la menzogna della razza, contrastando le politiche che escludono il diverso.

Ancora oggi, in diversi luoghi dell’Occidente, la convivenza interetnica è percepita come un problema. Soltanto una vera educazione al rispetto e alla reciprocità potrà consentire alle società europee di superare le ingannevoli barriere razziali che la loro storia ha eretto e consolidato nel corso dei decenni.

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