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In una delle piazze centrali di Sassuolo, un tempo si teneva il mercato del bestiame, più precisamente dei bovini. Ce lo racconta una delle cartoline più note della città di inizio Novecento, che ci mostra la piazza “grande” (dal 1910 piazza “Vittorio Emanuele II”) brulicante di persone, bestie e carri. Meglio ancora ce lo raccontano alcuni documenti risalenti a quel periodo e oggi conservati presso l’Archivio storico comunale. Sfogliarli è come aprire una finestra sul passato e sembra quasi di essere lì e respirare i terribili “miasmi” che venivano da quel mercato.

Il mercato bestiame in Piazza Grande: un problema di lungo periodo

Una relazione d’inchiesta del maggio 1917 ci informa infatti che “da lungo tempo le autorità sanitarie della Provincia insistevano perché fossero tolti lo sconcio e il pericolo grave di tenere entro la città fiere e mercati così frequentati e importanti da fare di Sassuolo un centro fiorentissimo del commercio del bestiame. Le passate amministrazioni non seppero e non ebbero agio di risolvere il problema non facile di costruire fuori dal paese un nuovo mercato (…)”.

All’inizio del Novecento le giunte municipali s’impegnarono a realizzare una serie di opere pubbliche. La diffusione delle idee progressiste le spinse a migliorare l’igiene pubblica e a dare un nuovo slancio culturale a Sassuolo. Gli amministratori liberal-radicali realizzarono opere importanti – come il macello comunale e le scuole Cavedoni – ma il mercato del bestiame restò in piazza.

I problemi della giunta comunale clerical-conservatrice

Nel 1914 le forze progressiste si divisero e cedettero il passo a una giunta clerical-conservatrice, espressione della destra locale. L’amministrazione si attivò per risolvere l’annoso problema del mercato bestiame. Fu trovata una nuova sede, in fondo a via Pia, in una zona ancora poco urbanizzata. La posizione si rivelò adatta, ma, come ci informa la relazione d’inchiesta, “dalla compilazione dei progetti alla esecuzione delle opere si adoperò con tanta inconsideratezza, che peggio non si poteva”.

Il primo progetto, redatto dall’ingegner Coppi, prevedeva opere di muratura per 136.000 lire. Venne tuttavia accantonato e sostituito da un altro, presentato dall’ingegner Testi del Genio civile, con opere in cemento. “Il nuovo progetto, ben differente dal primo, non era ancora stato presentato e di già la giunta ne aveva ottenuto dal consiglio l’approvazione!”.

E fu solo l’inizio: l’amministrazione comunale non solo fece fare e pagò tre progetti, ma occupò il terreno prima dell’esproprio, affidò i lavori con una trattativa privata invece di seguire le procedure corrette, appaltò una fornitura ad un assessore… Una serie di “porcherie”, come dice la relazione, che si aggiunsero alle altre fatte da un’amministrazione che operò in modo irregolare, con sprechi e interessi privati, “illegalità” e “sconcezze”, dando origine ad una “catena di aberrazioni”.

Non basta: durante i mesi di cantiere, gli escrementi dei bovini finivano per contaminare l’acqua del canale di Modena, quindi anche i pozzi a valle di questo, con grave rischio per la salute non solo degli abitanti del centro, ma anche delle campagne attorno. L’inquinamento delle acque fu segnalato nel 1917 dai privati prospicienti la piazza e in particolare dall’amministrazione della famiglia Levi Finzi, all’epoca proprietaria del Palazzo Ducale.

La relazione d’inchiesta e il commissariamento del Comune

La relazione d’inchiesta inviata al Ministero dell’Interno nel maggio 1917 provocò di fatto il commissariamento del Comune, che dal settembre 1917 venne retto dal Commissario regio Fulvio Valeri. Il nuovo reggente del municipio ci informa che alla fine dell’anno il mercato bestiame era quasi terminato, ma non poteva essere inaugurato.

Le circostanze della rotta di Caporetto indussero infatti la Scuola Bombardieri di Susegana (TV) a sfollare tra Sassuolo e Scandiano. Una delle zone occupate dai militari era proprio l’incompiuto mercato bestiame, con il conseguente protrarsi delle problematiche già segnalate sul canale di Modena. Ancora nel marzo 1918 venivano segnalati “miasmi”, con pregiudizio della “pubblica salute” e in contraddizione alle “regole d’igiene”.

La nuova sede del mercato bestiame prima ospitato in piazza Grande Sassuolo.

Il nuovo mercato realizzato in via Pia negli anni Dieci del Novecento, qui in una cartolina del 1931 pubblicata in Pinotti, Simonini, Cuoghi, “Prima delle piastrelle”. Gli edifici sono tuttora esistenti.

Sassuolo dovette dunque rassegnarsi ad altri mesi di precarietà, sia da un punto di vista igienico, sia per la situazione alimentare. Neppure la fine della Grande Guerra portò un sollievo immediato. Arrivarono infatti l’epidemia dell’influenza spagnola e poi le difficoltà nel ricollocamento di prigionieri e reduci. Tutti i conflitti, anche quelli che si concludono con un successo militare, lasciano infatti strascichi pesanti per le popolazioni civili.

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