Si avvicina l’inizio di giugno e arriva il momento di andare A spasso con la frutta rossa. Dopo le belle esperienze del 2017 e del 2018, anche quest’anno mi sono messo al lavoro per preparare un percorso sulla storia della ciliegia di Vignola. In realtà, però, le camminate storico-narrative saranno due e… non mancheranno le sorprese!

Ti ho incuriosito? Ti piacciono le ciliegie e vuoi saperne di più? Allora questi eventi fanno proprio al caso tuo. Le camminate storico-narrative A spasso con la frutta rossa ti porteranno a scoprire come Vignola è diventata il più importante centro di produzione e commercio delle ciliegie. Attraverseremo insieme la prima metà del Novecento, proiettandoci però sempre verso i giorni nostri, per non perdere il contatto con una realtà urbana e sociale molto diversa da quella del passato.

Storia della ciliegia di Vignola

Raccolta delle ciliegie a Vignola nella prima metà del Novecento. Gli alberi sono ancora quelli “monumentali” e richiedono l’utilizzo di lunghissime scale. Foto dall’Archivio del Gruppo Mezaluna – Mario Menabue

Le camminate storico-narrative A spasso con la frutta rossa sono inserite nel programma della manifestazione Vignola è tempo di ciliegie, promossa da Vignola Grandi Idee. Il primo percorso partirà sabato 1° giugno 2019 alle 16:30, mentre il secondo comincerà domenica 2 giugno alle 15. Il punto di ritrovo sarà presso la baracchina di Vignola Grandi Idee (viale Mazzini). I percorsi avranno la durata di circa due ore e non presenteranno particolari difficoltà. La partecipazione sarà libera e gratuita.

Se vuoi scoprire fin d’ora qualcosa in più sulla storia della ciliegia di Vignola, qui sotto puoi trovare una sintesi. Buona lettura!

Breve storia della ciliegia di Vignola nel Novecento

All’inizio del Novecento quasi tre vignolesi su quattro si guadagnano da vivere nell’agricoltura. I terreni sono fertili e molto adatti agli alberi da frutto. Nella fascia pedemontana modenese coltivare il frumento non conviene. Tanti contadini dedicano ai cereali quel poco che basta per farsi il pane, lasciando i campi migliori ai frutteti e agli orti. Anche i foraggi sono molto importanti, poiché quasi tutte le famiglie hanno la stalla e il porcile. Nelle campagne aprono e prosperano i caseifici, che diventano luoghi di ritrovo e punti di riferimento per le comunità rurali.

La bassa valle del Panaro è una terra di mezzadri. Tante famiglie contadine coltivano terre che appartengono a famiglie di medi e grandi proprietari, molti dei quali rimpiangono i rapporti sociali del ducato estense. Dal momento che i coloni possiedono la metà del bestiame e degli attrezzi, il raccolto viene quasi sempre diviso al 50%. L’equilibrio non è però perfetto: i “padroni” pretendono “regalie”, come il rifornimento delle uova, i capponi a Natale e il bucato pulito. I rapporti di forza sorridono dunque ai “signori” e al genere maschile, mentre le donne occupano sempre l’ultimo posto.

L'aratura dei campi. Foto dall'Archivio del Gruppo Mezaluna - Mario Menabue. Storia della ciliegia di Vignola

L’aratura dei campi. Foto dall’Archivio del Gruppo Mezaluna – Mario Menabue

Il primo dopoguerra: lotte sociali e scenari economici

Nell’autunno del 1918 la Prima guerra mondiale finisce senza terminare davvero. Troppe situazioni restano irrisolte, sia sul piano internazionale, sia nel contesto italiano. Migliaia di soldati ritornano a casa dal fronte sognando cibo e lavoro, ma si ritrovano ben presto disoccupati e affamati. Le tensioni si accendono fino a divampare: in vari luoghi dell’Italia settentrionale i braccianti occupano le terre e gli operai prendono il controllo delle fabbriche.

Anche nella valle del Panaro i socialisti sembrano pronti a dilagare. I proprietari terrieri però non ci stanno e preparano la riscossa anche grazie ai manganelli dei fascisti. Lo squadrismo sale di colpi e diventa sempre più influente. La classe dirigente crede di controllare le camicie nere a proprio piacimento, ma è solo un’illusione. Nell’autunno del 1922 l’Italia s’incammina sempre più speditamente sulla strada della dittatura.

Storia della ciliegia di Vignola

Anni Trenta, festa danzante nelle campagne di Vignola. Foto dall’Archivio del Gruppo Mezaluna – Mario Menabue

La storia della ciliegia di Vignola al tempo del fascismo

Il regime fascista spegne il conflitto sociale, sostenendo gli agrari e soffocando ogni opposizione al loro potere. Fra gli anni Venti e Trenta le campagne di Vignola non vivono stagioni di bonifiche, né periodi di grandi lavori pubblici. Tuttavia l’agricoltura conosce sviluppi molto significativi e segna in maniera sempre più forte il paesaggio. Mentre le colline di Savignano sul Panaro e Castelvetro di Modena si distinguono per la bellezza dei vigneti, le “Basse” del fiume Panaro si riempiono di ciliegi e di alberi da frutto.

Non tutto è però sempre e solo “verde”. Tra i campi si fanno sempre più largo le infrastrutture: i mercati stimolano la costruzione di strade e ferrovie per muovere più efficacemente i prodotti agricoli. Vignola diventa un piccolo polo d’attrazione commerciale, collegato a Bologna e a Modena. A partire dagli anni Venti la frutta rossa comincia a viaggiare su rotaia. I proprietari del magazzino Garagnani la stoccano nei primi vagoni refrigerati, che escono dal “Fabbricone” per raggiungere i mercati dell’Italia settentrionale e della Germania.

Sul finire degli anni Trenta cresce inoltre il business delle imprese di trasformazione alimentare. La Cirio apre uno stabilimento ai margini del centro storico di Vignola e, per non limitare il lavoro ai soli mesi del raccolto, lavora anche alla conservazione delle verdure. Intanto aprono o si allargano anche altre aziende. I marchi Toschi e Sanley cominciano a farsi strada e offrono nuove opportunità di lavoro stagionale ai disoccupati della zona.

Una guerra totale

Di lì a poco, tuttavia, le guerre del fascismo fanno sprofondare l’Italia verso la crisi più profonda della sua storia. Nell’estate del 1943 i britannici e gli statunitensi sbarcano in Sicilia e poi nel Sud della penisola. La sfiducia e l’arresto di Mussolini sono il preludio dell’armistizio e dell’occupazione nazista. Dopo l’8 settembre il Paese è diviso in due parti e vive un conflitto totale. Nella valle del Panaro i contadini sono chiamati a portare i prodotti agli ammassi, posti sotto il controllo effettivo dei tedeschi. Qualcuno accetta e collabora, ma diversi altri preferiscono correre il rischio del rifiuto. Mentre le fabbriche devono produrre per gli occupanti, non pochi lavoratori scelgono la Resistenza.

La guerra segna anche la storia della ciliegia di Vignola. I danni più evidenti sono quelli al mercato ortofrutticolo, duramente colpito dai bombardamenti aerei statunitensi. Il commercio legale cede il posto al razionamento, spesso aggirato dai protagonisti del “mercato nero”. I ricchi comprano, i truffatori guadagnano patrimoni con le speculazioni e i poveri tirano la cinghia. Le razzie naziste e fasciste mettono inoltre a dura prova le capacità produttive dei poderi, spesso visitati anche da gruppi di banditi, pronti a spacciarsi per partigiani. Ai contadini tocca infine il compito di nutrire la Resistenza, che non riesce quasi mai a pagare in anticipo per i beni richiesti.

Un nuovo inizio

Quando la guerra finisce, ripartire è molto difficile. Tante persone si mettono comunque in gioco, poiché sentono il bisogno di voltare pagina. Dopo anni di lotte sociali e difficoltà economiche, l’agricoltura riprende uno sviluppo rapido e consistente. Mezzadri e contadini, braccianti e cernitrici ortofrutticole aggiungono nuove pagine alla storia della ciliegia di Vignola. Vicende di lavoro e fatica, di oppressioni e rivendicazioni, che scopriremo insieme nelle camminate A spasso con la frutta rossa.

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