La primavera è alle porte, il richiamo della natura si fa sentire e, se il tempo non ci tradirà, domenica 7 aprile ci aspetta una camminata storica narrativa sul nostro bell’Appennino… vieni con noi? L’occasione è data dalla ricorrenza della morte del comandante partigiano Mario Allegretti, avvenuta durante un’azione nella notte tra il 9 e il 10 aprile 1945.

La camminata avrà quindi come fulcro geografico la frazione di Saltino, con un itinerario studiato insieme al gruppo Trekking in Compagnia della Nuova ProLoco di Prignano, a cui si devono il perfezionamento del percorso e la cura dell’evento organizzato, e con il patrocinio e il sostegno del Comune di Prignano.

Il trekking storico ci vede nel ruolo di narratori, pronti a guidarti nel passato con tappe da Saltino al cippo che commemora il comandante partigiano modenese, fino al ritorno nella frazione. Nelle sei soste del percorso, mentre tu riprendi fiato, noi allargheremo la ricostruzione storica e ti racconteremo di solidarietà tra paesani e movimenti clandestini, del ruolo delle donne, di guerre combattute lontano e poi giunte a travolgere i paesi dell’Appennino, di Resistenza e ricostruzione…

Prignano sulla Secchia storia

Una delle 6 tappe del percorso.

Abbiamo già sperimentato un percorso molto simile lo scorso anno con gli studenti della classe terza delle scuole medie di Prignano e quest’anno siamo pronti per offrire la stessa possibilità, con i dovuti aggiustamenti, anche agli adulti!

La partenza è fissata per le ore 9 dalla piazza di Saltino. Qui sotto il percorso che faremo…

Relive ‘Camminata mattutina’

La camminata è a partecipazione libera e tutti sono invitati. Interverranno anche le rappresentanze delle Organizzazioni Partigiane e della sezione di Modena/Reggio della Associazione Nazionale Carristi Italiani. Al termine ci attende un momento di ristoro. Si raccomanda abbigliamento da escursione (non si tratta di un trekking urbano e anche se non ci sono difficoltà particolari, è meglio avere l’abbigliamento giusto) e si precisa che in caso di pioggia la camminata è annullata.

 

Un “assaggio” del 7 aprile: la Resistenza nell’alta valle del Secchia

Nel dicembre 1943 l’alta valle del Secchia vede nascere le prime forme della Resistenza armata. Molti giovani della montagna rifiutano il reclutamento della Repubblica sociale italiana e si nascondono. I gruppi dei “ribelli” trovano rifugio tra le case dei contadini e i boschi. In clandestinità incontrano alcuni vecchi oppositori del regime, che li esortano a lottare per farla finita con i fascismi.

In diversi paesi dell’Appennino modenese i renitenti alla leva recuperano le armi abbandonate dai soldati dopo lo sbandamento dell’8 settembre. Chi sa combattere insegna agli altri come difendersi dalle ricerche dei Carabinieri e della Guardia nazionale repubblicana, la nuova polizia fascista.

Già nell’ultima settimana di dicembre le prime bande partigiane respingono con decisione i rastrellamenti dei militari. Tuttavia i fascisti reagiscono all’uccisione di due Carabinieri arrestando e condannando a morte Carlo Tincani e Ultimo Martelli, due contadini di Gusciola (Montefiorino). La fucilazione avviene a Modena il 1° gennaio 1944.

Nelle settimane successive, le formazioni della Resistenza attive nell’alta valle del Secchia contrastano le offensive dei reparti repubblicani. Le principali operazioni di rastrellamento si concludono con rapporti allarmistici o bilanci negativi. In alcuni casi, i partigiani passano addirittura all’attacco e diversi presidi dell’Appennino subiscono gravi conseguenze.

La strage di Monchio, Susano e Costrignano

All’inizio del marzo 1944 i nazisti lanciano operazioni antipartigiane sull’Appennino tosco-emiliano. Non ottengono, però, risultati rilevanti, mentre subiscono perdite superiori al previsto. A metà mese Francesco Bocchi, Commissario Prefettizio di Montefiorino, chiede il sostegno di un reparto corazzato per fermare la Resistenza. Allora il capitano Kurt Christian Von Loeben interviene con la 2° e la 4° Compagnia della 1. Fallschirm-Panzer-Division Hermann Göring.

L’abitato distrutto di Monchio di Palagano dopo la strage del 18 marzo 1944.

Nel mattino del 18 marzo, dalla rocca di Montefiorino, i militari tedeschi cannoneggiano Monchio, Costrignano e Susano. Dopo l’azione dell’artiglieria, i reparti esploratori della Hermann Göring rastrellano in maniera sistematica gli abitanti dei tre borghi. Le donne e i bambini sono costretti ad assistere alle violenze che i militari infliggono ai loro cari. Gli uomini trasportano i loro averi nelle piazzette, poi vengono fucilati in maniera sommaria. Quando i nazisti non trovano alcun oggetto da razziare, però, sparano subito. Alla Buca di Susano e a Vallimperchio uccidono anche le donne e i bambini. Alle operazioni partecipano anche due reparti fascisti, composti da una trentina di militi, che si distinguono per una spiccata volontà di vendetta.

Alla fine della giornata si contano 136 morti e circa 150 case danneggiate o distrutte. Kurt Christian Von Loeben annuncia di aver sterminato “circa trecento ribelli”. Anche il Commissario Prefettizio Francesco Bocchi giustifica le devastazioni come misure repressive contro i partigiani e nega le uccisioni indiscriminate di civili. Sia l’Agenzia Stefani, sia la “Gazzetta dell’Emilia”, schierate col fascismo, sostengono la sua linea.

La strage di Monchio, Susano e Costrignano è un colpo duro per le popolazioni dell’alta valle del Secchia, ma non spegne la Resistenza. Con l’avanzare della primavera arrivano nuovi giovani, costretti a fuggire in montagna perché renitenti alla leva fascista. I partigiani imparano dalle esperienze dell’inverno e si organizzano in maniera più stabile. Nasce un movimento solido e determinato, che si compatta intorno alla Brigata “Ciro Menotti”.

Dagli sviluppi della primavera alla zona libera di Montefiorino

A partire dalla seconda metà di maggio, i partigiani attaccano più volte i presidi fascisti tra il Frignano e la valle del Dolo. Molti comandi della GNR ripiegano nei paesi più vicini ai reparti tedeschi. Il 17 giugno il comandante Mario Ricci “Armando” prende il controllo della rocca di Montefiorino. Inizia così l’esperienza della zona libera, un’area dove i nazisti e i fascisti non hanno alcun controllo, estesa tra l’Appennino modenese e quello reggiano (ne abbiamo parlato anche in questo post).

Oltre a Montefiorino, che le dà il nome, la zona libera comprende i Comuni di Frassinoro, Polinago, Prignano sulla Secchia, Toano, Villa Minozzo e Ligonchio. In tutti questi municipi i capifamiglia eleggono i sindaci: le giunte si attivano per l’approvvigionamento alimentare e per cercare soluzioni ai problemi della montagna. Nell’alta valle del Secchia arrivano centinaia di renitenti alla leva e aspiranti partigiani. Fino ad allora hanno vissuto nascosti nei fienili o nei rifugi di campagna, ma a Montefiorino sperano di ritrovare la libertà. Lì anche chi non sa combattere può sentirsi al sicuro, senza doversi più nascondere.

“Armando” diventa comandante del Corpo d’Armata Centro Emilia, che riunisce partigiani modenesi e reggiani. Ha la responsabilità di difendere il territorio libero, ma gli mancano le armi e le forze militari. Il 30 luglio i nazisti attaccano la zona libera di Montefiorino con le truppe corazzate. I partigiani sono circa 5.000, ma non possono resistere: l’armamento non è sufficiente e molti giovani vivono proprio in quell’occasione il “battesimo del fuoco”. Le formazioni cominciano dunque il ripiegamento. Nei primi giorni di agosto, i partigiani scendono lungo le valli del Secchia e del Panaro, dove ritrovano i problemi e i pericoli della clandestinità.

Vuoi saperne di più? Ti aspettiamo a Saltino di Prignano il 7 aprile!

La partenza del trekking è fissata per le ore 9 dalla piazza di Saltino. Per restare aggiornati su questo evento e su tutte le iniziative che ci coinvolgono, è possibile iscriversi alla nostra Newsletter settimanale, in questa pagina.

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