L’8 marzo si avvicina e arriva il tempo di riscoprire alcune storie di donne in lotta per essere libere. Parlare di loro non è soltanto un “dovere della memoria”, imposto dal calendario civile. Oggi più che mai, è un atto civico indispensabile. Ogni giorno, infatti, i diritti delle donne subiscono attacchi più o meno visibili, in un clima di diffusa indifferenza. Dalle violenze fisiche alle intimidazioni, dalle ingiustizie sul lavoro alle prevaricazioni, dagli stereotipi sessisti allo sfruttamento dei corpi, i segnali d’allarme non mancano. E c’è sempre più bisogno di ricordare l’Articolo 3 della Costituzione italiana.

 

Tutti i cittadini hanno pari dignità sociale e sono eguali davanti alla legge, senza distinzione di sesso, di razza, di lingua, di religione, di opinioni politiche, di condizioni personali e sociali.
È compito della Repubblica rimuovere gli ostacoli di ordine economico e sociale, che, limitando di fatto la libertà e l’eguaglianza dei cittadini, impediscono il pieno sviluppo della persona umana e l’effettiva partecipazione di tutti i lavoratori all’organizzazione politica, economica e sociale del Paese.

“Senza distinzione di sesso”. Da quando Paola Gemelli me ne ha parlato, ormai qualche anno fa, mi piace ricordare agli studenti le origini di quella precisazione. La dobbiamo a Lina Merlin, antifascista, militante dei Gruppi di difesa della donna, madre costituente e infine senatrice socialista. Era una signora acuta e precisa, molto attenta alle trappole della lingua italiana. Fu proprio lei a capire prima di tutti che l’uguaglianza di genere doveva essere esplicitata per iscritto. Non bastava utilizzare il plurale maschile collettivo, valido anche per le donne, poiché diversi magistrati continuavano a ricondurre il termine “cittadini” ai soli uomini. Ecco dunque spiegato l’inserimento di una frase tanto semplice quanto ambiziosa, che andrebbe ripetuta ogni giorno: “senza distinzione di sesso”.

Storie di donne in lotta. Anziane elettrici votano per la prima volta nel 1946. Giovani sostenitrici della Resistenza a Castelvetro subito dopo la Liberazione. Foto tratta dal fondo di Fausto Simonini - Archivio del Gruppo di documentazione vignolese Mezaluna - Mario Menabue

Anziane elettrici di Castelvetro votano per la prima volta nel 1946. Foto tratta dal fondo di Fausto Simonini – Archivio del Gruppo di documentazione vignolese Mezaluna – Mario Menabue

Per essere libere: storie di donne in lotta contro la guerra e per i diritti

Quest’anno avrò il piacere di celebrare la Giornata internazionale della donna con una narrazione-spettacolo alla Sala degli Scolopi di Guiglia. S’intitola Per essere libere. Storie di donne in lotta contro la guerra e per i diritti, e ripercorre l’impegno femminile nella lunga e complessa costruzione della democrazia italiana.

Così mi hanno eletta perché loro vedevano che io ero un po’ portata alle lotte… Ho provato grande emozione vedendo questi signori che non potevi dire niente e che dicevano: aspetta aspetta aspetta… Che non ti ascoltavano tante volte…

(Testimonianza di Orfea Sola, militante dell’UDI nel secondo dopoguerra)

Il racconto toccherà alcuni dei temi più significativi per comprendere storicamente le lotte delle donne per la parità di genere. Scopriremo insieme la partecipazione femminile alla vita pubblica negli anni di guerra, l’impegno nella Resistenza, la mobilitazione politica e le “battaglie” per la pace.

Racconteremo le storie di donne che a Guiglia scelsero di battersi contro i fascismi e contro la guerra. Come la ventenne Vilma Fratagni, che passò da impiegata a staffetta partigiana, e la sessantenne Isabella Zeni, che da Samone portò assistenza ai feriti della battaglia di Benedello.

Scopriremo che la maturazione di una coscienza femminile autonoma fa nascere gruppi per la tutela e il sostegno delle donne. Rifletteremo sull’importanza di proporre un modello sociale alternativo a quello virile/militare e sulle ragioni della persistenza di una mentalità maschilista.

Storie di donne in lotta. Giovani sostenitrici della Resistenza a Castelvetro subito dopo la Liberazione. Foto tratta dal fondo di Fausto Simonini - Archivio del Gruppo di documentazione vignolese Mezaluna - Mario Menabue

Giovani sostenitrici della Resistenza a Castelvetro subito dopo la Liberazione. Foto tratta dal fondo di Fausto Simonini – Archivio del Gruppo di documentazione vignolese Mezaluna – Mario Menabue

Appuntamento venerdì 8 marzo a Guiglia

La narrazione-spettacolo Per essere libere. Storie di donne in lotta contro la guerra e per i diritti si terrà venerdì 8 marzo alle 21 nella Sala degli Scolopi di Guiglia. Come lo scorso 27 gennaio, i miei racconti storici saranno accompagnati da letture tratte da autrici e/o protagoniste delle vicende narrate. Le attrici Federica Trenti e Ilaria Turrini presteranno le proprie voci alle protagoniste della letteratura e della memoria, con l’obiettivo di costruire un ponte tra il passato e il presente.

La battaglia dei miei figli è tutta un’altra cosa. È un’altra politica perché è come essere sulla cima e poi girare sul pari, sulla cima. Noi per andar su abbiam fatto fatica, scalato e scalato per arrivare là all’ultimo piano e riuscire a vedere un po’ dei nostri sacrifici. Invece loro hanno incominciato tutta un’altra cosa, hanno incominciato che avevano già la casa, che avevano già il lavoro.

(Testimonianza di Teresa Capitani, staffetta partigiana e militante dell’UDI nel secondo dopoguerra)

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