Il prossimo 10 febbraio sarà il Giorno del Ricordo, istituito nel 2004 per “conservare e rinnovare la memoria della tragedia degli italiani e di tutte le vittime delle foibe, dell’esodo dalle loro terre degli istriani, fiumani e dalmati nel secondo dopoguerra e della più complessa vicenda del confine orientale”. Occupandoci di Public History, questa data ci riguarda da vicino. Il calendario civile ci stimola infatti a proporre in pubblico racconti e riflessioni storiche sui nodi fondamentali del Novecento. È una responsabilità professionale, poiché la conoscenza storica può servire alle comunità per capire come sono arrivate a vivere il loro presente.

Abbiamo dunque accettato volentieri la sfida lanciata dall’Istituto Gramsci Sassuolo, che ci ha chiesto di proporre una nuova camminata con narrazione storica, un anno dopo l’esperienza di Ricordo di un esodo. Ci siamo messi al lavoro e siamo ormai pronti a raccontare come Sassuolo e la provincia di Modena hanno vissuto l’accoglienza dei profughi in fuga dal confine orientale.

Febbraio 1947. Profughi in partenza da Pola. Foto via Wikimedia Commons. Giorno del Ricordo a Sassuolo

Febbraio 1947. Profughi in partenza da Pola. Foto via Wikimedia Commons

Una storia complessa

Tra le ultime fasi del secondo conflitto mondiale e la metà degli anni Cinquanta, circa 250.000 persone di lingua e cultura italiana abbandonarono le aree del confine orientale passate sotto il controllo jugoslavo. Le loro vicende, intrecciate alle occupazioni militari del periodo bellico e alle contrapposizioni ideologiche del dopoguerra, rappresentano una pagina di storia mai completamente “elaborata”. Una questione complessa, spesso liquidata con disprezzo o strumentalizzata dalle forze politiche. Un problema non risolto, che merita di essere trattato e approfondito con la professionalità del metodo storico.

Alla luce di queste consapevolezze, abbiamo deciso di indagare sui provvedimenti presi per accogliere gli esuli. Che ruolo ha avuto la provincia di Modena nell’assistenza alle persone e alle famiglie in fuga? Quali parti e gruppi sociali si sono mobilitati per “dare una mano”? Come si è potuto procedere alla ricostruzione produttiva e, contemporaneamente, all’inserimento dei nuovi arrivati? Quanti sono stati quelli giunti a Sassuolo? Quando si è riusciti a raggiungere una situazione di equilibrio?

Per cercare risposte a queste domande, ci siamo mossi “in verticale”, sondando gli archivi delle istituzioni. Dalla periferia al centro, ovvero da Sassuolo all’Archivio centrale dello Stato, passando per Modena. Non è stato facile, ma abbiamo trovato elementi che ci permettono di raccontare alcuni aspetti importanti di questo nodo storico del Novecento italiano. Dalle mobilitazioni studentesche alle attività delle parrocchie, dalle questioni del lavoro alla ricerca degli alloggi, dai legami con il passato alla necessità di guardare al futuro.

Giorno del ricordo a Sassuolo. L'edificio che ospita l'Archivio centrale dello Stato all'EUR. Foto di Paola Gemelli

L’edificio che ospita l’Archivio centrale dello Stato all’EUR. Foto di Paola Gemelli

Appuntamento per il Giorno del Ricordo a Sassuolo

Eccoci dunque pronti per la camminata con narrazione storica Accogliere gli esuli. L’esodo dal confine orientale a Sassuolo e in provincia di Modena. L’appuntamento è fissato per il Giorno del Ricordo, domenica 10 febbraio, alle ore 15, presso la stazione ferroviaria per Modena (via della Stazione). Il percorso, tutto compreso nel centro storico di Sassuolo, è ad anello: la conclusione è prevista per le ore 16:50 circa presso la stazione ferroviaria per Modena. L’itinerario è scandito da cinque tappe narrative, condotte dallo storico Daniel Degli Esposti e animate dalle letture dell’attrice Cristina Ravazzini.

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