Le razze non esistono. La scienza ce lo dice da oltre cent’anni, eppure da qualche tempo sentiamo la necessità di ribadirlo. Repetita iuvant, dicevano gli antichi romani. Soprattutto quando l’obiettivo della Public History – indagare sulla realtà storica e raccontare le verità degli studi – è messo in discussione dallo “spirito del tempo”. Un’epoca ambivalente, che da un lato fa crescere la “domanda di storia” e dall’altro premia le urla ai danni delle ricerche. Un’atmosfera che genera flussi di dilemmi a cui è quasi impossibile dare risposta:

  • Come si fa a spingere la mente oltre le apparenze, quando queste si legano ai pregiudizi “interessati” dei razzisti?
  • Perché insistere ancora sull’idea di studiare e capire, quando la società sembra voler seguire un’altra corrente?
  • Fino a quando durerà la forza di questa rabbia che tutto circonda?
  • Quali argomenti, o quali metodi, possono incidere in meglio sulla nostra vita quotidiana?
Le razze non esistono. Vetrina di un negozio nell'Italia del 1944. Immagine via Wikimedia Commons

Vetrina di un negozio nell’Italia del 1944. Immagine via Wikimedia Commons

Ogni volta che domande come queste ci fanno sentire vicino al buio, qualcosa ci impone di reagire. A volte è l’amor proprio, in altri casi è un dovere civico. Come la necessità di “rispondere” a una data del calendario civile con un’idea affascinante. È proprio il caso di queste ultime settimane, quando Le razze non esistono è diventato il titolo di una narrazione spettacolo che intreccia musica e storia, inserita nel cartellone culturale Ultime. Razzismo, sesso debole ed altri miti. Il racconto storico partirà dalle trasformazioni dell’Europa di fine Ottocento per giungere ai massacri della Seconda guerra mondiale e alla Shoah. Alle narrazioni di Daniel Degli Esposti s’intrecceranno le musiche dei Flexus, in un mix che si preannuncia coinvolgente ed emozionante.

Le razze non esistono: un piccolo assaggio…

Quando si cercano di capire le ragioni di un problema complesso, bisogna guardare indietro. Per comprendere il divampare dell’odio in Europa fra il 1935 e il 1945, non ci si può fermare all’ascesa dei fascismi o al terrore del bolscevismo. Le radici di ogni male radicale sono spesso molto più profonde di quanto si possa immaginare. E, per di più, si allargano nel terreno, raggiungendo anche “territori” apparentemente insospettabili.

1890 circa. Vignetta statunitense a sfondo razzista, costruita per schernire gli afroamericani. Immagine via Wikimedia commons

1890 circa. Vignetta statunitense a sfondo razzista, costruita per schernire gli afroamericani. Immagine via Wikimedia commons

Non si può affrontare un discorso sull’odio che porta alla Shoah senza avere presente che nel solo Congo, tra l’ultimo decennio dell’Ottocento e la Prima Guerra Mondiale, vengono massacrate oltre dieci milioni di persone. Ciò che accadde nelle colonie è il “cuore di tenebra” dell’Occidente. Nel “buio” e nel “silenzio” dell’Africa nera le potenze europee sperimentarono le tecniche di annientamento che avrebbero caratterizzato le trincee del 1914-1918. E, nel frattempo, mentre qualcuno si arricchiva con l’industria e il commercio, milioni di giovani italiani emigravano. Per fame e per ambizione, con la speranza di costruirsi un futuro diverso e la rabbia di chi non ha mai avuto nulla.

Poi, proprio negli anni della Grande Guerra, la propaganda creò il nemico, lo disumanizzò e insegnò a odiarlo. Non solo all’esterno, ovvero in trincea, ma anche all’interno della nazione. Per rafforzare ulteriormente gli attacchi contro il diverso, sarebbe bastato un piccolo sforzo in più. Ad esempio, quello di riportare alla luce le teorie pseudo-scientifiche della razza, o di ristampare i Protocolli dei savi anziani di Sion, una storia (falsa) antisemita che alla fine dell’Ottocento aveva già venduto milioni di copie…

Appuntamento lunedì 4 febbraio a Castelfranco Emilia

L’evento è previsto per lunedì 4 febbraio alle ore 21 presso il Teatro Dadà di Castelfranco Emilia. La partecipazione è libera e gratuita. Se vuoi ricevere aggiornamenti su questa narrazione spettacolo e sulle nostre prossime iniziative, puoi iscriverti alla Newsletter di Allacciati le storie cliccando qui.

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