Che cosa succede alla fine della Prima guerra mondiale? Come si esce da un conflitto che ha mobilitato migliaia di uomini, cambiando anche le vite delle donne e dei bambini? Chi può riportare la società all’atmosfera della pace, dopo le campagne propagandistiche contro i nemici esterni e interni? Quale ruolo avranno i militari, dopo che per mesi hanno esercitato ampi poteri su tutta la zona di guerra?

E poi, tra l’ Emilia e la Romagna, terre di prima retrovia, prendono forma le stesse dinamiche dell’Italia centrale, oppure si fa sentire la vicinanza del fronte? Che cosa resta nel 1918 delle strutture politiche e sociali nate prima del conflitto europeo? Quali risposte si alzano per fronteggiare le incognite di un’epoca priva di commesse belliche e poteri speciali?

Gli storici lo sanno: ogni ricerca parte da domande come queste, aperte e profonde. Interrogativi capaci di innescare percorsi d’indagine a livello globale, europeo e nazionale, ma anche di avviare studi di storia locale. Se analizzate con rigore e senza campanilismi, le realtà regionali, provinciali e comunali permettono di osservare in scala ridotta le dinamiche complessive, notando più distintamente le idee e le azioni dei soggetti coinvolti.

Fine della Prima guerra mondiale. Operai socialisti occupano una fabbrica nel 1920. Foto via Wikimedia Commons

Operai socialisti occupano una fabbrica nel 1920. Foto via Wikimedia Commons

Un convegno di studi sulla fine della Prima guerra mondiale

Proprio dagli interrogativi precedenti (e da tanti altri) è partita l’ultima fase del progetto regionale “Grande Guerra Emilia-Romagna”, promosso dagli Istituti storici emiliano-romagnoli. Un’esperienza di ricerca a cui partecipo da due anni, ricavando stimoli e sollecitazioni anche nel campo della Public History.

A quasi un anno di distanza dal convegno di studi sulla svolta del 1917, e a pochi giorni dalla “prima” del mio history telling In fuga dalla Grande Guerra. Storie di profughi e cittadini emiliano-romagnoli nel conflitto totale, è il momento di una nuova sfida.

Venerdì 16 e sabato 17 novembre sarò a Forlì per il convegno di studi Dalla fine della guerra alla nascita del fascismo. Un punto di vista regionale sulla crisi del primo dopoguerra (1918-1920). Un appuntamento che coinvolgerà accademici, ricercatori e docenti, chiudendo quattro anni di ricerche e pubblicazioni sulla Prima guerra mondiale in Emilia-Romagna. Sarà un’occasione per conoscere meglio il passaggio dal conflitto al fascismo, prendendo in esame alcuni dei territori più pervasi prima dalle parole d’ordine rivoluzionarie e poi dalla violenza dello squadrismo.

Fine della Prima guerra mondiale. Manifestazione dei Fasci di combattimento a Bologna nel 1921. Foto via Wikimedia Commons

Manifestazione dei Fasci di combattimento a Bologna nel 1921. Foto via Wikimedia Commons

I profughi tra società e soggettività: il problema del ritorno

Anche quest’anno il mio contributo riguarderà le vicende dei civili in fuga dal conflitto. Insieme ad Alessandra Mastrodonato e Domenico Vitale terrò una relazione intitolata I profughi tra società e soggettività: il problema del ritorno. Ricostruiremo le vicende degli “esuli di Caporetto” alla fine della Prima guerra mondiale. Lo faremo sulla base di ricerche svolte tra l’Archivio centrale dello Stato, i fondi documentari delle prefetture e di alcuni tra i principali comuni emiliano-romagnoli.

Come avviene il rientro dei profughi nel nord-est? Quando cominciano i preparativi per quel “contro-esodo” di massa? Il recupero di resoconti istituzionali, narrazioni della stampa e storie di vita ci permetterà di abbozzare una sintesi interpretativa, che poi perfezioneremo nella pubblicazione degli atti del convegno. Proporremo voci contraddistinte dallo “spirito del tempo” e spesso intrise di rabbia o di propaganda.

“Si cerchi per lo meno di non affrettare, di ritardare il ritorno delle donne che sono sole e con vari bambini. Questo non perché si dubiti della vittoria delle nostre armi, ma perché il nemico è sempre là vigile, pronto nuovamente e vigliaccamente a spaziare nello spazio, a colpire, ad aggiungere nuove vittime inutili ed innocenti come ha fatto alla fine dello scorso anno ed al principio di questo”.

(Pro Profughi. Bollettino del Patronato modenese | 31 agosto 1918

Le indagini svolte nell’ultimo anno completano un percorso avviato per il convegno del 2017. Da qualche settimana, peraltro, è disponibile una sintesi delle prime ricerche: si tratta del saggio In fuga dalla guerra. Le retrovie e il problema dei profughi, pubblicato da Pendragon all’interno del volume Grande guerra e fronte interno. La svolta del 1917 in Emilia-Romagna, a cura del professor Carlo De Maria.

Fine della Prima guerra mondiale. Profughi friulani in fuga dalla zona delle operazioni militari nel 1917. Foto via Wikimedia Commons

Profughi friulani in fuga dalla zona delle operazioni militari nel 1917. Foto via Wikimedia Commons

Due giorni di storia a Forlì

Il convegno di studi Dalla fine della guerra alla nascita del fascismo. Un punto di vista regionale sulla crisi del primo dopoguerra (1918-1920) sarà un’occasione per approfondire tanti altri aspetti del periodo in oggetto. Al tavolo dei relatori si alterneranno studiosi dei movimenti politici e delle istituzioni municipali, di storia economica e sociale, delle questioni militari e delle dinamiche legate alla memoria.

I lavori si terranno a Palazzo Romagnoli (via Albicini, 12). La prima sessione è in programma venerdì 16 novembre dalle 9:30 alle 13, la seconda sessione seguirà dalle 15 alle 18:30, mentre la terza sessione è fissata per sabato 17 dalle 9:30 alle 13. A questo link puoi scaricare il programma dell’evento.

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