La storia del castello di Guiglia non si esaurisce con il declino della famiglia Montecuccoli-Laderchi. Nella prima metà del Novecento l’ex fortezza e residenza nobiliare è stata al centro di vicende ed esperienze che riflettono la complessità del Secolo Breve. È proprio tra quelle mura e la Torre del Pubblico che, all’alba della Belle Époque, la modernità fa capolino sulle colline della riva destra del Panaro.

Il merito (o la colpa) è di uno svizzero, l’ingegner Giovanni Beusch, che vi impianta uno “stabilimento idro-elettro-terapico”: un luogo dove benestanti e borghesi possono trovare cure termali e relax. Un angolo di quiete che resiste per più di vent’anni, e poi?

Poi arriva la Grande Guerra, nata dagli squilibri dell’Europa e dagli appetiti dei nazionalisti. Nella primavera del 1915, quando il Regio Esercito si mobilita per entrare nel conflitto, non è più tempo di cure termali. La storia del castello di Guiglia si adegua all’atmosfera bellica: se mancano i villeggianti, Beusch spera di sostituirli con i soldati. Propone alle autorità militari di ricoverare i feriti nel suo stabilimento, ma come trasportare quei corpi violati dalla pianura a lassù? Le strade non sono adeguate e lontano dal fronte i mezzi lasciano parecchio a desiderare… Allora il Corpo d’armata di Bologna decide di non accettare l’offerta e chiede al proprietario di ospitare i convalescenti in riabilitazione.

storia del castello di Guiglia. Vignetta satirica sull'effetto-domino che porta allo scoppio della Grande Guerra

Vignetta satirica sull’effetto-domino delle minacce tra le potenze europee dopo l’attentato di Sarajevo, che nell’estate del 1914 porta allo scoppio della Grande Guerra

Una storia da riscoprire…

Interessante, vero? In effetti la storia del castello di Guiglia offre un punto di osservazione sulle vicende della Grande Guerra nella valle del Panaro. Perché lo sviluppo degli eventi non finisce certo con gli scambi epistolari tra Beusch e i comandi militari. Come in ogni paese d’Emilia e di Romagna, le cose cambiano drasticamente dopo la rotta di Caporetto. Dal novembre 1917 anche nelle retrovie la guerra diventa sempre più totale: non ci sono le trincee, ma la mobilitazione bellica e la disciplina militare investono completamente le comunità.

Anche a Guiglia arrivano donne, vecchi e bambini. Profughi del Friuli e del Veneto, che si aggiungono a quelli del Trentino. Sono le dame della Croce rossa americana a esprimere il desiderio che il castello diventi un asilo per i bambini rifugiati.

Questa esperienza è rimasta nella memoria del paese, anche se con contorni non del tutto definiti. Meritava dunque di essere ricostruita con una ricerca storica. Mi sono messo al lavoro e, procedendo tra i faldoni degli archivi, ho capito che sarebbe stato bello permettere alla comunità di Guiglia di riscoprire queste pagine del suo passato. È nata così l’idea di realizzare una narrazione-spettacolo per il 4 novembre 2018, chiudendo idealmente il centenario della Grande Guerra.

storia del castello di Guiglia. Un asilo della Croce rossa americana in Italia durante la Grande Guerra

Un asilo della Croce rossa americana in Italia durante la Grande Guerra

… e da raccontare!

Costruire la sceneggiatura per una narrazione-spettacolo è sempre una sfida stimolante. Bisogna mettersi alla ricerca delle storie di vita, che prendono forma nelle tracce lasciate dalle persone sulle carte, sul paesaggio e nella memoria collettiva. Mentre seguo le piste delle donne e degli uomini di ieri, trovo conferme e scopro nuove “chicche”. Ormai dovrei saperlo, ma non riesco ancora a non stupirmi di fronte alla vitalità che emerge dalle storie degli individui e delle comunità. Raccolgo questa “energia di ieri”, confidando di trasmetterla integralmente al “pubblico di oggi”.

Per farlo, però, ho bisogno di un aiuto artistico. Il mio racconto può inquadrare una storia e darle un senso, nei momenti migliori arriva a coinvolgere le menti di chi ascolta, ma non riesce a creare la magia dell’immedesimazione. Servono voci e corpi capaci di riportare in scena le storie di ieri: competenze preziose per ogni tipo di narrazione-spettacolo, doti che appartengono a Federica Trenti e Ilaria Turrini. Attrici, ma non solo. Dal loro modo di interpretare i testi, emerge la capacità di entrare nelle vite delle persone che portano sulla scena.

Una narrazione-spettacolo sulla storia del castello di Guiglia

La sera del 4 novembre l’atmosfera è strepitosa. La sala degli Scolopi è piena di persone pronte a immergersi nella storia. Il racconto scorre fluido, ravvivato dalle performances di Ilaria e Federica. Ripercorriamo insieme le tappe salienti della Grande Guerra a Guiglia: la mobilitazione dei contadini e le partenze per il fronte, l’arrivo dei profughi e i problemi del quotidiano, l’impegno lavorativo delle donne e il peso del lutto.

Il castello è presente in ogni passaggio della narrazione, ma dopo la rotta di Caporetto si prende il proscenio. Le vicende dell’asilo per i bambini profughi del nord-est incantano il pubblico: tanti sguardi restano fissi su di noi, senza sbattere le palpebre. Trasmettono l’emozione di chi ha sentito più volte pezzetti di questa storia, senza riuscire a metterli del tutto insieme.

Te la sei persa? Peccato! Qui non riesco a raccontarla con la stessa intensità del 4 novembre 2018. Posso però darti un “assaggio” di quello che è stato, grazie a un articolo pubblicato sul bollettino “Pro Profughi” di Modena del 15 settembre 1918.

Dopo la visita in onore di Mario Pellegrini a Vignola il Sig. Prefetto, gli on. Nava e Vicini, il Sindaco di Modena accompagnati dal Cap. Rhodes della C.R.A. e dall’Ing. Giorgi e dal prof. Roberti visitarono la colonia di Guiglia rimanendone soddisfattissimi. Gli ospiti furono accolti con cordiale deferenza e si mostrarono soddisfatti pienamente del funzionamento dell’Istituto dove numerosi bambini vengono educati fisicamente e moralmente. I bambini tutti in semplici uniformi diedero saggi di canto, di esercizi ginnastici e sportivi, accompagnati al piano dall’ottima ed instancabile Miss Bobson e diretti dalle signorine profughe che ai piccoli fratelli delle terre invase offrono tutte le cure. Dopo un rinfresco preso sulla terrazza del castello gli invitati lasciarono Guiglia.

Storie della valle del Panaro nella Grande Guerra

La narrazione-spettacolo non si ferma sulle colline di Guiglia. Le mie ricerche storiche e i materiali d’archivio del Gruppo di documentazione vignolese Mezaluna – Mario Menabue ci permettono di fare un viaggio nella valle del Panaro al tempo della Grande Guerra. Un conflitto totale, che toglie braccia alle campagne e porta reparti militari ad alloggiare nei paesi. Un’esperienza impossibile da dimenticare, ma difficile da raccontare: con quali parole si può esprimere, ad esempio, l’impatto dirompente dell’influenza “spagnola”? A Savignano sul Panaro, intorno alla metà del novembre 1918, il dottor Erminio Crespellani ci prova così:

Nel Comune esiste oramai una vera epidemia di grippe spagnola, e che in molti casi si complica a gravi alterazioni degli organi del respiro e del circolo, per cui vi è anche una sensibile percentuale di mortalità. La forma inoltre è eminentemente contagiosa e rapidamente diffusibile.

Mentre il dottor Crespellani scrive queste parole, le potenze europee cercano di riabituarsi alla pace. Migliaia di soldati e di prigionieri fanno ritorno dai fronti, ma non ritrovano il mondo che hanno lasciato. Alcuni si sentono diversi da chi non ha combattuto. Tanti si aspettano che i militari e i politici mantengano le promesse. Quasi tutti avvertono gli effetti delle difficoltà economiche.

Il passaggio dall’inflazione alla crisi alimenta una rabbia profonda, quasi esistenziale. È proprio in quello stato d’animo che si pongono le basi per le tensioni e le violenze degli anni Venti. Ma questa è un’altra storia, e non c’è il tempo di raccontarla per intero: se vuoi, puoi scoprirla meglio qui! Poi, per non perderti le mie prossime iniziative e quelle di Paola Gemelli, puoi iscriverti alla Newsletter di Allacciati le storie cliccando qui.

storia del castello di Guiglia

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