“In fondo la storia è storia delle guerre”: è un’affermazione che, col suo assolutismo, probabilmente fa sorridere i ricercatori storici, che sanno bene quale peso e significato darle. Con buona probabilità, però, suona tristemente vera per tanti. La storia evenemenziale, centrata sui fatti politici e militari, ha prevalso a lungo nella storiografia, con inevitabili riflessi, a più lungo termine ancora, nei manuali e nei programmi scolastici. Ma non è obbligatorio farla solo così. E non è quello che abbiamo cercato di fare sabato scorso con la camminata storica organizzata dall’Istituto Gramsci di Sassuolo “Voci di pace nella Grande Guerra”.

I saluti di Serena Lenzotti, presidente del Consiglio Comunale, e Mimma Savigni, vicesindaco

Paradossalmente, proprio nel raccontare come Sassuolo si ritrovò in zona di guerra, con 10.000 bombardieri sul territorio a fronte di circa 9.000 abitanti (nominali, perché la guerra da una parte allontanò tanti giovani sassolesi e dall’altra portò oltre 200 profughi), abbiamo scelto di raccontare cosa visse la popolazione civile. Donne e uomini alle prese con le conseguenze di un conflitto che investe e stravolge ogni aspetto della vita quotidiana, dal lavoro all’approvvigionamento alimentare, dal governo della città all’ordine pubblico, dalla sanità all’istruzione.

Una domanda ci ha guidato, come un filo rosso che abbiamo provato a dipanare tappa dopo tappa: nessuna voce si era levata a chiedere la pace? Trovare le risposte tra le carte degli archivi non è stato facile. Se fino all’autunno 1915 è relativamente facile trovare le istanze pacifiste espresse dai militanti socialisti, con il passare dei mesi se ne cominciano a perdere le tracce.

La nostra lettrice di fiducia, Cristina Ravazzini, Paola Gemelli e il presidente del Gramsci Paolo Fantoni

Sono, d’altra parte, voci che con il tempo vengono messe a tacere. Le istituzioni, però, registrano problemi di ordine pubblico che tra le righe lasciano spazio a ipotesi interpretative, legate alla presenza di un “pacifismo esistenziale” o di un rifiuto della guerra che si esprime con un dissenso indiretto.

Il Presidente dell’Istituto Gramsci Paolo Fantoni legge un documento d’archivio alla tappa della fabbrica Dieci-Bertoli.

Le grandi protagoniste sono le donne, che partono per le risaie del Piemonte tutelate dalla Federterra, con “contratti equi”, donne che “abbandonando il prete e la chiesa vengono al socialismo”, donne in fila agli spacci comunali e tanto eccitabili da impensierire le guardie regie, donne di “dubbia moralità”, arroganti, che trascurano i figli lasciandoli liberi di scorrazzare per le campagne e lanciare sassi ai soldati.

Finita la guerra, è difficile ritrovare il ritmo della pace. Le donne vengono ricacciate piuttosto bruscamente al “loro posto”, ma gli equilibri del 1914 non reggono più le sollecitazioni della società di massa. Chi torna dal fronte si aspetta di trovare terra, pane e lavoro, ma la speranza di una vita migliore si rivela ben presto un miraggio.

Allora arriva una rabbia profonda, che può incanalarsi verso il mito della Rivoluzione russa oppure nell’alveo del nazionalismo. Due direzioni opposte, inconciliabili, che pongono i loro artefici in un conflitto inesorabile. Eccole, le radici delle tensioni che lacereranno l’Europa degli anni Trenta. Eccolo, il preludio di una nuova guerra, ancora più terribile e distruttiva.

Tutto questo si sarebbe potuto evitare in qualche modo? Il Domani, prima che il conflitto avesse inizio, qualche idea ce l’aveva:

OBIEZIONE. La pace universale è un’utopia, la guerra è sempre esistita ed esisterà sempre.

RISPOSTA. Tutti i progressi sono sempre stati classificati tra le utopie; la guerra può sparire come sono scomparse la schiavitù, la tortura e parecchie malattie. La guerra solleva le stesse critiche del duello; è il duello allargato. Perché non si arriverà a sopprimerla, come si è quasi dappertutto soppresso il duello?

OBIEZIONE. La guerra è un male necessario.

RISPOSTA. È una frase tanto falsa quanto sonora; non vi sono dei mali necessari. L’uomo ha sempre cercato di combattere i numerosi mali che potevano attaccarlo. Voi riconoscete che la guerra è un male; perché l’uomo non lotterà contro questo male, così come ha fatto per gli altri mali?

 

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