Domenica 4 novembre 2018 sarà una data molto importante per il calendario civile. Ricorrerà infatti il centenario dell’armistizio tra l’Italia e l’Impero austro-ungarico, che pose fine alla Prima guerra mondiale. Proprio nella serata del 4 novembre, alle 20:30, avrò un impegno speciale. Nella Sala degli Scolopi di Guiglia metterò in scena, insieme alle attrici Federica Trenti e Ilaria Turrini, la narrazione-spettacolo Da Caporetto a Guiglia. L’asilo nel Castello e altre storie della Grande Guerra nella valle del Panaro. Un appuntamento da non perdere, per scoprire come la comunità locale ha vissuto gli anni del conflitto e ha affrontato le difficoltà dell’immediato dopoguerra.

Storie della Grande Guerra. Gorizia dopo l'attacco italiano nell'estate 1916

Gorizia dopo l’attacco italiano nell’estate 1916

La Grande Guerra e il senso del centenario

Che senso ha, oggi, il centenario della Prima guerra mondiale? Che cosa ha quel conflitto da dire alla società contemporanea? Se la realtà delle trincee appare lontana dagli scenari contemporanei, ci sono eventi e dinamiche del 1914-1918 che sembrano molto attuali. Per trovarli, occorre spostare l’attenzione dagli aspetti militari a quelli civili. Come vivono le persone che non sono mobilitate sotto le armi? Che cosa fanno le autorità per acquisire e mantenere il loro consenso? I civili sono davvero “immuni” dalla disciplina militare? La loro è un’esistenza “normale” oppure segnata da preoccupazioni e paure, spesso alimentate ad arte da chi sostiene la guerra?

Per cercare risposte a questi interrogativi, ho fatto ricerche storiche originali. Ora che arriva la ricorrenza centenaria, racconterò i risultati delle indagini nella narrazione-spettacolo Da Caporetto a Guiglia. L’asilo nel Castello e altre storie della Grande Guerra nella valle del Panaro. Le attrici Federica Trenti e Ilaria Turrini daranno voce a diverse persone che nel loro piccolo hanno contribuito a “fare la storia”. Soldati e civili, autorità comunali e professionisti dell’educazione, anziani in difficoltà e donne al lavoro: vite sulle quali il conflitto ha lasciato un segno profondo, spesso indelebile. Storie della Grande Guerra che ci avvicinano gli eventi, “umanizzandoli” e spogliandoli delle retoriche legate ai processi di memoria.

Ricostruire e raccontare le storie della Grande Guerra nella valle del Panaro aiuta anche a capire più profondamente il significato storico del conflitto. Quei quattro anni e mezzo segnano infatti l’inizio di una nuova fase storica, paragonabile a un “secolo breve”. Dalle trincee del 1914-1918 esce un’Europa instabile, arrabbiata e incline a vedere nella violenza la soluzione dei propri problemi.

Storie della Grande Guerra. Reparto di arditi italiani in posa. Queste truppe si distinsero per l'aggressività e il culto della violenza. Nel dopoguerra si sarebbero poi distinte tra gli artefici dell'ascesa del movimento fascista

Reparto di arditi italiani in posa. Queste truppe si distinsero per l’aggressività e il culto della violenza. Nel dopoguerra si sarebbero poi distinte tra gli artefici dell’ascesa del movimento fascista

Un piccolo assaggio delle storie della Grande Guerra…

Il racconto prende le mosse dalla mobilitazione generale e ripercorre le vicende salienti dei primi tre anni di guerra. Poi arriva la rotta di Caporetto e, come nell’Italia del 1917, il ritmo e l’intensità si alzano. Nell’autunno del 1917, mentre l’Emilia-Romagna si riempie di ospedali militari e campi di riordino, “tirare la cinghia” diventa una necessità per tutti, profughi e cittadini. La guerra ha un impatto non solo sulle vite dei combattenti, ma soprattutto sulla popolazione civile: donne, bambini e anziani sono chiamati a lavorare al posto dei soldati e ad accettare un’esistenza difficile. Anche le proteste contro i massacri del fronte sono ormai soffocate da una gestione dell’ordine pubblico che subordina l’assistenza ai poveri alla sicurezza nazionale.

Le ultime fasi della Grande Guerra nella valle del Panaro sono infatti cariche di storie da scoprire. Tutto sembra accelerare quasi di colpo, insieme alla preoccupazione per le sorti del conflitto. Dalle difficoltà materiali alla paura di perdere i propri cari al fronte, dalla presenza dei militari alla diffusione delle malattie: per molte persone comincia una “vita nuova”, tanto intensa quanto pericolosa.

Ripercorrendo l’ultimo anno di guerra, scopriremo alcuni aspetti della vita quotidiana nelle comunità. Nella valle del Panaro non si combatte mai con le armi, ma la mobilitazione generale ha un impatto notevole. Dopo Caporetto, inoltre, tutte le province emiliane vengono dichiarate “in stato di guerra”: aumentano i controlli, i provvedimenti repressivi e i ritmi di lavoro, mentre diminuiscono soprattutto il cibo e i carburanti.

Storie della Grande Guerra. 1918. Civili nelle immediate retrovie del fronte italo-austriaco. Foto collezione Fausto Corsini

1918. Civili nelle immediate retrovie del fronte italo-austriaco. Foto collezione Fausto Corsini

Appuntamento a Guiglia domenica 4 novembre

Giunto a questo punto, non posso rivelarti altro per non rovinarti il gusto di partecipare alla narrazione-spettacolo! L’appuntamento con la narrazione-spettacolo Da Caporetto a Guiglia. L’asilo nel Castello e altre storie della Grande Guerra nella valle del Panaro è fissato per domenica 4 novembre alle 20:30 nella Sala degli Scolopi di Guiglia, in via G. Di Vittorio 10. L’evento è organizzato in collaborazione con il Gruppo di documentazione vignolese Mezaluna – Mario Menabue e ha il sostegno del Comune di Guiglia.

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