Sabato 3 novembre avete un appuntamento con la storia! Torniamo indietro di oltre 100 anni e più esattamente a quell’estate in cui tutto, forse, si poteva ancora fermare. Qualcuno, almeno, ci credeva.

Nell’estate del 1914 a Sassuolo manca il lavoro e, come ogni anno, i braccianti più poveri confidano nel raccolto. Solo il bel tempo garantisce un filotto di giornate piene, ma i campi non riescono ad assorbire tutti i disoccupati neppure tra giugno e agosto. Proprio per questo il sindaco teme che la miseria accenda il fuoco della rivolta. Le proteste della Settimana rossa, divampate a giugno nelle Marche e in Romagna, hanno avuto echi in tutta l’Emilia.

E le nuove industrie ceramiche, che hanno sfruttato l’atmosfera della Belle Époque per proporsi sui mercati? Anche in fabbrica covano focolari di rabbia e soffiano venti di protesta. A metà luglio gli operai della ceramica Rubbiani-Olivari incrociano le braccia, sostenuti dalla Lega ceramisti. Li appoggia anche il Partito socialista di Carlo Chicchi, che guarda al futuro con gli occhi di chi ambisce a un cambiamento radicale. Qualcuno addirittura spera nella rivoluzione, ma a Sassuolo non c’è spazio per le rivendicazioni dei massimalisti, che vogliono tutto e subito. Spesso si finisce seduti intorno a un tavolo a trattare con la controparte, sperando di riprendere il lavoro, chi per profitto e chi per fame. Proprio come in quel luglio 1914, quando lo sciopero fa muovere l’amministrazione comunale e perfino l’onorevole Antonio Vicini.

Questa Lega Ceramisti, riunitasi in assemblea, porge alla signoria vostra illustrissima e ai signori onorevole Antonio Vicini e Carlo Chicchi i più sentiti ringraziamenti per l’opera pacificatrice da loro svolta nella risolta agitazione con la ditta Carlo Rubbiani di Rubbiani Olivari e Compagni, avendo trovato nelle signorie loro illustrissime persone che meritano tutta la nostra stima e riconoscenza.

La Grande Guerra a Sassuolo: si fermano le ceramiche…

Le cose, però, non migliorano. Alla fine dell’estate il sindaco racconta al prefetto che una “crisi impressionante affligge tutte le classi di lavoratori”. Da qualche settimana, ormai, è scoppiata la guerra europea: l’Italia resta neutrale, ma i mercati sono chiusi. Soprattutto per le ceramiche. Il carburante tedesco non arriva più e la produzione diminuisce fino a crollare. Così ai disoccupati strutturali si aggiungono quelli che perdono il posto per gli effetti del conflitto. È un inverno di rabbia e di fame, che sembra non finire mai. Proprio come la guerra.

Sassuolo Grande Guerra: la fabbrica della terra rossa

Lo stabile dell’antica fabbrica della terra rossa, nel centro storico di Sassuolo

Già, la Grande Guerra. Tanti militari e capi di Stato ad agosto dicevano che si sarebbe risolta in un lampo, vista la potenza delle armi moderne. E invece del lampo è rimasto solo l’abbaglio: sui campi delle Fiandre la forza delle difese ha spinto tutti in trincea, mentre nel fango dell’Europa orientale gli eserciti si scontrano e s’inseguono per centinaia di chilometri. Ormai è chiaro: non se ne esce più. Anzi, qualcuno spinge per far entrare anche l’Italia…

Voci di pace e di protesta

All’inizio del 1915 anche in Emilia si accende lo scontro tra neutralisti e interventisti. I primi vogliono restare fuori dal conflitto, o addirittura farlo cessare; i secondi sono in minoranza, ma con la forza della propaganda riescono a spingere l’Italia in guerra al fianco di Francia e Impero britannico.

Gli interventisti sviluppano una forza comunicativa tale da imporsi quasi su tutta la linea. Al punto che, oltre cent’anni dopo quel maggio 1915, ci sembra impossibile trovare qualche voce di pace. Eppure, anche nei giorni decisivi per l’entrata in guerra, tante persone continuano a opporsi. Ci mettono la voce e il corpo, fanno di tutto per evitare una decisione che il governo ha già preso, dribblando il parlamento. Anche a Sassuolo i comizi e le manifestazioni per la pace si susseguono. Le donne in particolare partecipano in gran numero, ma quali effetti possono avere?

Sassuolo Grande Guerra: particolare del mercato bestiame

Un particolare di una delle nostre tappe

Quando ogni speranza è perduta e sui muri compaiono i manifesti che chiamano alle armi, l’unica possibilità è provare a imboscarsi. Non sempre va liscia: all’aprile 1918 la legione Carabinieri della stazione di Sassuolo conta 11 disertori arrestati e 10 costituiti. E non si ferma lì: anche i favoreggiatori vengono arrestati, quando li si trova. La metà sono donne.

Sono ancora loro quelle che mandano avanti le industrie, i campi, gli uffici. E sono donne quelle in fila davanti allo spaccio comunale, sotto i portici di piazza piccola, povere donne coi vestiti logori e pochi centesimi in tasca. Solo la voce ormai è rimasta e quella la fan sentire contro chi ha alzato i prezzi ancora una volta. “Ah, ma quando potremo votare anche noi cambierà tutto!”: sembra di sentirle, le socialiste. E invece, finita la guerra, dovranno chiudere la bocca e tornarsene a casa per lasciare il posto di lavoro ai reduci, agli uomini.

Una guerra che non finisce

Sassuolo Grande Guerra: il cimitero monumentale di San Prospero

Il cimitero monumentale di San Prospero

Nei più tradizionali racconti della Grande Guerra si legge che il fronte italo-austriaco si chiude con l’armistizio del 4 novembre. Tutto poi sembra finire quando i generali s’incontrano su un vagone ferroviario a Compiègne, nell’alta Francia. È l’undicesima ora dell’undicesimo giorno dell’undicesimo mese del 1918. Ma un conflitto totale si può davvero chiudere così? Come si fa a ricostruire la pace in un’Europa che sanguina ancora, ha fame e si ammala? E chi può arginare il contagio dell’influenza spagnola? A Sassuolo il commissario che guida il Comune cerca locali per isolare i malati. Sono soldati della Scuola bombardieri, prigionieri di ritorno, civili.

Da quali basi ripartire? Dove andare? Che fare? Sui sassolesi incombono domande pesanti, rese ancora più urgenti dall’inverno. Accanto ai più poveri non manca la compagna di sempre, la fame, che porta con sé la rabbia. Stanno per arrivare altri anni caldi, tesi, estremi.

Appuntamento il 3 novembre con una camminata storica!

Racconteremo queste e altre storie sassolesi sabato 3 novembre durante la camminata con narrazioni storiche Voci di pace nella Grande Guerra organizzata dall’Istituto Gramsci di Sassuolo con il sostegno e il patrocinio del Comune di Sassuolo.

Partiremo alle ore 15 da piazza Garibaldi e ci aspetteranno 7 tappe nel centro storico di Sassuolo, per una durata di circa 2 ore. Le narrazioni storiche saranno condotte da noi e sono il frutto di ricerche condotte appositamente nell’archivio storico del Comune di Sassuolo e in quello di Stato a Modena. Le voci di pace saranno interpretate dall’attrice Cristina Ravazzini e da Paolo Fantoni, presidente dell’Istituto Gramsci. La partecipazione è libera e gratuita.

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Grande Guerra a Sassuolo

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