Non c’è scampo: ogni volta me la trovo davanti. Ogni volta che apro un quotidiano, guardo il telegiornale o “vado” su Facebook… eccola lì, la grande protagonista di questa mia estate: la bufala. Della mia e, secondo me, anche della tua. Bufale, fake news, false notizie: chiamale come vuoi, ma non credo tu non ci abbia mai avuto a che fare!

Ma certo, mi dirai, e non solo da questa estate, è uno dei mali del nostro tempo! Non solo del nostro tempo, in realtà. E non sarebbe ora di provare a farci qualcosa? Di prenderle per le corna queste bufale? Insomma, di affrontare il problema?

Chi mi conosce, lo sa: sono una tifosa del senso di responsabilità. Voglio dire che al di là di quel che capita e ci capita, poi è nostra scelta e responsabilità come ci comportiamo o reagiamo. Questo vale anche per le bufale: sarebbe bello un mondo senza false notizie, ma… e se cominciassimo a non cascarci più, noi per primi?

Se stai pensando che non è facile, credo di poter dire che sei sulla buona strada! Perché secondo me l’umiltà in questo caso è necessaria. Insieme alla consapevolezza che il compito non è facile e pertanto servono tempo e impegno. Per analizzare, verificare, approfondire, confrontare. Le bufale sono una sfida alla nostra intelligenza: non vuoi perderla, vero? Non preoccuparti di arrivare per primo sulle notizie, preoccupati di arrivarci bene!

Darsi tempo e modo, pensarci su, guardarci bene dentro, farsi un’opinione meditata e documentata: è faticoso, ma ci permette di vivere nel mondo reale, che in fondo è l’unico che abbiamo davvero, quello con cui, prima o poi, dovremo fare i conti.

Piccoli storici crescono!

Ecco perché sono stata particolarmente felice quando per l’anno scolastico 2017/2018 il comune di Vignola ha incaricato me e Daniel Degli Esposti di tenere laboratori di analisi delle fonti in alcune classi terze delle scuole medie. Si trattava di valutare aspetti specifici della Seconda guerra mondiale attraverso l’analisi e il confronto delle fonti, ma soprattutto si trattava di far sperimentare ai ragazzi il mestiere dello storico, che parte dalle fonti per ricostruire la storia.

L’esperienza avuta in classe mi ha portato davvero molte soddisfazioni! Nella prima parte del laboratorio, ho lavorato insieme ai ragazzi, analizzando qualche documento. Una fase un po’ noiosa, ma fondamentale per imparare le “regole del gioco” che sarebbe venuto dopo.  Ho lasciato quindi agli studenti un tempo sufficiente per impadronirsi della tecnica e poi li ho sfidati alla ricerca della verità. Dato un piccolo corpus di fonti di provenienza e carattere diverso, tra loro contradditorie, ma tutte relative allo stesso fatto, le abbiamo analizzate e confrontate cercando di stabilire gli esatti contorni di quanto accaduto.

I miei apprendisti storici si sono ben presto appassionati al gioco, cercando di cogliere le intenzioni nascoste dietro alle varie fonti e ragionando su ciò che i documenti raccontavano. Hanno ben presto capito come anche il documento all’apparenza più informativo potesse nascondere un obiettivo di propaganda e quanto fosse importante interrogarsi sulla provenienza, sul contesto, sulle motivazioni e sugli obiettivi di ogni singola fonte. Arrivare alla “verità”, tuttavia, non è stato affatto facile. Ancor meno, forse, lo è stato dover accettare che resta comunque una verità provvisoria, che nuove fonti potrebbero correggere o smentire.

Era però anche questo che volevo trasmettere: la consapevolezza di dover restare aperti alla possibilità di dover cambiare idea rispetto all’interpretazione a cui si è giunti, al giudizio espresso.

Dei 4 temi affrontati da me e Daniel nei vari laboratori, uno era relativo alla propaganda. Un tema particolarmente calzante per chi come me ci teneva particolarmente a svelare certi meccanismi della comunicazione (di ieri e di oggi). E’ stato ad esempio davvero interessante riflettere con i ragazzi sugli intrecci tra informazione e propaganda… ma ne riparleremo, perché su questo tema io e Daniel abbiamo ancora molto in programma!

Le bufale e la Public History

Dunque sì, le bufale esistevano anche in passato, come no! E anche in passato ci si cascava. Riflettere oggi su quelle false notizie, oggi che certi temi sono lontani, “freddi”, ci aiuta a non farci influenzare dalle nostre opinioni personali e permette di guardare ai meccanismi, alla forma al di là dei contenuti. Insomma, credo che i laboratori sul mestiere dello storico siano davvero una buona palestra per chi ha voglia di vivere nel mondo reale.

Una volta capite certe dinamiche e acquisito il metodo, una volta conquistato lo spirito critico, riuscire ad applicarlo al presente è soprattutto questione di coraggio e forza di volontà. Per superare lo scoglio dell’attenzione selettiva che ci riporta a quello che ci fa comodo vedere, che ci rassicura, che ci conferma nelle nostre idee preconcette, nei nostri pregiudizi. La scelta è di quelle che valgono una vita, la scelta è tra la (falsa) sicurezza e la libertà.

Ne parleremo ancora, a scuola e non solo.

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