La prostituzione e la sua regolamentazione sono argomenti che ciclicamente tornano a impegnare i discorsi pubblici dei partiti politici e, spesso di conseguenza, dei cittadini. Succede quando se ne occupano le cronache dei giornali e ad ogni nuova campagna elettorale, come accaduto in Italia anche nei primi mesi di quest’anno. Si discute allora se modificare o meno la legge Merlin, se la prostituzione debba essere o meno legale e regolamentata, se non sarebbe opportuna la riapertura dei bordelli in Italia, etc. Molto spesso però si discute senza avere reali conoscenze sull’argomento.

A 60 anni dalla legge Merlin

Un esempio? Nel discutere se la prostituzione debba essere o meno legale, in diversi cadono nell’errore di proporre che la prostituzione in Italia diventi legale (“come in tanti paesi progrediti”), ignorando che in Italia non è illegale. Secondo la legge 75/58 ciò che non è legale, invece, sono lo sfruttamento e la gestione dei bordelli. Ma la legge Merlin, in vigore da 60 anni, è tanto nominata e tirata in ballo quanto sconosciuta nel suo testo e nei suoi scopi, per non parlare poi della sua storia e del contesto in cui nasce.

Si ignora (a volte, forse, volutamente) anche molto altro, che invece ha a che fare col nostro presente: ad esempio le reali dimensioni e la reale natura di quello che chiamiamo il “fenomeno della prostituzione”, l’esistenza di una tratta, il vero stato delle cose nei paesi esteri che si tirano in ballo come esempio, etc… Il punto probabilmente è che, nel guardare alla questione della prostituzione, lo sguardo è imbrigliato da molto altro: dicerie, pregiudizi, miti e – ahimè – posizioni di comodo e maschiliste… Il fatto, forse, è anche che il punto di vista assunto non è mai quello dei soggetti in gioco. Fatta eccezione per gruppi, comitati e associazioni da anni in contatto con questa realtà e capaci anche di avere una prospettiva storica sul tema. Non sono pochi e si fanno anche sentire, il problema è avere voglia di ascoltarli…

Allora, come fare? La storia – e la Public History  in particolare – possono provare a dare una risposta. Ad esempio nel contesto scolastico, offrendo agli studenti la possibilità di acquisire qualche conoscenza storica in più. Non solo sul tema della prostituzione e sulla legge Merlin, ma anche sulla storia dei rapporti tra i generi e della sessualità tra il 1945 e l’anno in cui la legge è entrata in vigore, il 1958.

A dirla tutta, penso che un laboratorio didattico sia davvero utile e riuscito quando riesce ad andare anche “al di là”: al di là dell’obiettivo di trasmettere conoscenze e far comprendere meccanismi e fenomeni storici, si tratta infatti di provare a insegnare il metodo storico. Un metodo, cioè, indispensabile agli storici, ma utilissimo anche per tutti coloro che vogliono districarsi tra le tante voci del presente. Sempre che non si voglia cadere nell’errore di fidarsi di chi urla più forte, con più sicurezza o con più insistenza.

“Nei loro panni”: la Public History va a scuola

Ero a conoscenza del laboratorio per le scuole superiori “Nei loro panni” fin dalla prima edizione e ne ero rimasta favorevolmente colpita. Figurarsi con che entusiasmo ho accolto la proposta arrivata dall’associazione Insolita per  collaborare al progetto nell’anno scolastico passato. Quando le due ideatrici – la storica Anna Pattuzzi e la videomaker Valentina Arena – me lo hanno chiesto, ho detto subito di sì!

Il progetto di Anna e Valentina prevedeva un laboratorio didattico di ricerca storica sulle fonti, con divulgazione dei risultati attraverso un evento pubblico, una performance artistica. L’obiettivo era quello di indagare la storia dei rapporti tra i generi e della sessualità, all’alba della Repubblica italiana (1945-1958), con un focus sul tema prostituzione.

Rispetto alla prima edizione, forte del ricco e puntuale lavoro già fatto da Anna e Valentina, il mio compito era quello di studiare un adattamento per le sfide proposte dalla seconda edizione, sostituendo anche Anna nell’attività in classe. Se nell’anno scolastico precedente si era infatti trattato di lavorare con un gruppo ristretto di studenti, provenienti da un Liceo, ora si trattava di ricercare le  soluzioni più efficaci per lavorare con due classi riunite, una cinquantina di studenti e studentesse, dell’Istituto Spallanzani di Castelfranco Emilia. In sinergia con Valentina, ho quindi prima lavorato alla ricerca delle soluzioni migliori per lavorare con due classi riunite, ovvero con una cinquantina di studenti in tutto. Abbiamo riunito le nostre esperienze e con un po’ di immaginazione (e tante tisane di supporto!), siamo arrivate a immaginare un percorso che fosse sostenibile, stimolante ed efficace. Procedendo nel lavoro, ponendo attenzione alle reazioni dei ragazzi, abbiamo fatto aggiustamenti via via. È stata una vera soddisfazione renderci conto di essere riuscite a stimolare l’interesse e le riflessioni dei ragazzi.

Durante il laboratorio didattico Nei loro panni sulla legge Merlin

Paola Gemelli al lavoro con i ragazzi dell’istituto Spallanzani

Ho incontrato gli studenti una prima volta per una lezione introduttiva di contesto, durante la quale mi sono soffermata in particolare sugli aspetti di costume, per arrivare poi a mettere a fuoco la figura di Lina Merlin e la legge Merlin, rendendo conto del  lungo iter compiuto dalla sua prima proposta alla promulgazione (ben 10 anni!). Nel mio racconto sono stata supportata da una linea del tempo digitale, che ha aiutato a focalizzare le varie tappe, e da alcuni contributi multimediali (video, foto, canzoni). Per qualche tappa avevamo preparato attività che permettessero ai ragazzi di interagire e di contribuire alla narrazione della ricostruzione storica, in modo da non condannarli a una lezione completamente frontale. In particolare, abbiamo affidato ad alcuni di loro il compito di simulare parte del dibattito scatenato dalla legge Merlin, stimolandoli a una riflessione sul ruolo interpretato. Un gioco di ruolo, insomma.

Durante il laboratorio didattico Nei loro panni sulla legge Merlin

Paola Gemelli al lavoro con i ragazzi dell’istituto Spallanzani

Nelle lezioni successive, dopo avere loro spiegato come funziona il mestiere dello storico, è cominciato il lavoro sui documenti: interventi parlamentari, articoli di giornale, storie di vita… Divisi in gruppo e con la mia assistenza, i nostri studenti si sono quindi cimentati nell’analisi delle fonti, per poi condividere i risultati del loro lavoro con i compagni, in modo oggettivo. La restituzione ha permesso di verificare il livello di comprensione dei documenti e di intervenire, quando necessario, per guidarli verso una comprensione più profonda.

A questo punto è stato possibile lasciare loro la parola, perché esprimessero considerazioni e opinioni sul periodo storico, sui temi della prostituzione, della concezione della sessualità, dei rapporti di genere negli anni del secondo dopoguerra in Italia. In quest’ultima fase non sono mancate le considerazioni sul presente, che però, grazie alla profondità dello sguardo storico, è stato possibile fare con maggiore consapevolezza delle problematiche in gioco e di sé stessi, del passato da cui proveniamo. L’augurio è che, per questi ragazzi, possa ora essere più difficile cadere nelle storture che il mondo della politica e dell’informazione possono portare, così come nei pregiudizi di cui l’opinione pubblica spesso si fa portavoce, a volte condizionata da credenze pseudomediche e da credenze morali.

Durante il laboratorio didattico Nei loro panni sulla legge Merlin

I ragazzi dell’istituto Spallanzani lavorano in gruppo.

Una restituzione artistica

Terminato il mio compito, li ho lasciati nelle (buone) mani di Valentina per realizzare il prodotto finale. A conclusione del percorso, gli studenti e le studentesse delle classi 5AAK e 5CAS dell’Istituto Spallanzani di Castelfranco Emilia hanno infatti creato un cortometraggio che li ha visti protagonisti. Si è trattato di realizzare una resa artistica del laboratorio, che li ha impegnati e, credo, ulteriormente stimolati. Il cortometraggio è stato presentato pubblicamente a Castelfranco Emilia nel mese di maggio 2018. Personalmente sono rimasta molto soddisfatta del lavoro svolto, ma lascio a voi giudicare: il video è qui sotto!

Il percorso didattico è stato realizzato nell’ambito del progetto #Cittadine del Centro Documentazione Donna di Modena e dell’Istituto storico di Modena con il sostegno della Fondazione Cassa di Risparmio di Modena. La restituzione pubblica è stata organizzata in collaborazione con il Comune di Castelfranco Emilia.

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