di Beatrice Tioli

Ormai due mesi fa ci siamo immersi nella storia castelnovese. Non era la prima volta: grazie ad una collaborazione tra il Comune di Castelnuovo Rangone e l’Istituto Storico di Modena, qualche anno fa ci siamo avvicinati alle vicende di questo territorio con un racconto storico delle amministrazioni del primo dopoguerra, quando nel 1945, dopo la liberazione, il paese ha affrontato la ricostruzione della partecipazione democratica.

In quell’occasione abbiamo seguito le vite di alcuni dei protagonisti dei consigli comunali degli anni Quaranta e Cinquanta. Libero, Ettore, Wladimiro Bertoni, Giovanni Ferrari, Eligio Sighinolfi, Don Mario Borghi, Guido Beltrami, Osanna Menabue… Poi ci siamo spostati sul mondo del lavoro: ad aprile 2017 abbiamo parlato di quando Castelnuovo si è trasformato nel “paese dei maiali” (potete trovare un racconto di quella serata qui). Parlando di salumifici e piccoli laboratori avevamo toccato la questione del lavoro femminile e da lì è nato lo spunto per lo spettacolo dell’8 marzo: Tre vite in una. Storie di donne, lavoro e partecipazione a Castelnuovo Rangone. Storie di donne operaie, impiegate nelle industrie emerse tra gli anni Cinquanta e Sessanta, ma anche di donne contadine, che ancora, negli anni del boom, lavoravano come mezzadre nelle campagne modenesi. E poi lavoratrici a domicilio, per i maglifici, spesso della zona di Carpi, polo poco lontano da quello di questo territorio.

Beatrice Tioli presenta la ricerca che ha permesso la realizzazione dello spettacolo

Il lavoro, però, è stato soltanto una delle tre vite intrecciate nei racconti di quella serata. Nel tentativo di restituire un racconto a tutto tondo dell’esperienza delle donne castelnovesi intervistate, abbiamo toccato anche il tema del ruolo della donna nel contesto familiare: l’essere madre, l’essere moglie, l’essere figlia. E poi ci sono stati i grandi protagonisti della serata: la politica, la partecipazione ad associazioni e partiti, il femminismo. O meglio, i femminismi. Ci siamo chiesti che cosa fosse arrivato dei movimenti femministi a Castelnuovo, che cosa fosse arrivato dalla Francia, dagli Stati Uniti, dalle grandi città italiane come Roma e Torino.

Per rispondere a queste domande, ci hanno aiutato soprattutto gli archivi e alcune preziose interviste.

Fare ricerca negli archivi è sempre un’immersione nella storia da un punto di vista privilegiato. Toccando le carte, le lettere, i manifesti lasciati nelle buste, ci si sente vicinissimi a chi ha scritto e maneggiato quei fogli decenni prima. Questa percezione allettante e pericolosa, che rischia di farci dimenticare il distacco necessario per leggere i documenti, è quella che ci permette di sentire la Storia come qualcosa di reale e tangibile. È così che mi sono sentita quando mi sono avvicinata all’archivio del PCI modenese. Ed è stato sfogliando i fascicoli che un dato in particolare mi è saltato all’occhio. Io avevo un obiettivo: cercavo materiale sulla partecipazione politica delle donne, in particolare a Castelnuovo. L’archivio del Partito Comunista Italiano a Modena, almeno in una sua parte, è molto ben organizzato. I documenti sono divisi per territori e per tema. Ebbene, le donne, nel periodo a cavallo del Sessantotto, soprattutto se si cercano informazioni su Castelnuovo, compaiono molto raramente. Le ho trovate principalmente nei fascicoli sulla commissione femminile e in quelli dell’UDI, l’Unione Donne Italiane (oggi Unione Donne in Italia). Ovvero in commissioni e gruppi specifici, creati dalle donne per le donne. Questo dato, che può essere stato viziato dal mio modo di cercare nell’archivio, è stato confermato però anche dalle interviste che abbiamo fatto in questi mesi: gli uomini, ancora negli anni Settanta, erano protagonisti dell’archivio ed erano protagonisti nel partito, soprattutto nelle sezioni locali.

Le interviste sono state l’altro fondamentale strumento per avvicinarci alla realtà di un paese della provincia modenese, ascoltare le testimonianze ci ha aiutato a percepire il movimento di una piccola comunità nel suo confronto con la città, Modena, e le dinamiche quotidiane della vita delle intervistate nella Castelnuovo degli anni Sessanta e Settanta. Voci di donne appartenenti a diverse generazioni ci hanno permesso di cogliere i cambiamenti nella cultura, nelle idee, nella partecipazione. Interviste di diverso tipo (individuali, a madri e figlie insieme, a gruppi di donne), sono state fondamentali per vedere, di volta in volta, cosa emerge dai rapporti. Ci hanno permesso di vedere la diversità, come gli stessi temi siano stati vissuti diversamente da donne diverse, come il grado di consapevolezza (e inconsapevolezza) dei cambiamenti che stavano avvenendo nella società sia stato diverso in ciascuna di loro.

Durante la serata le donne del Circolo Caos hanno letto brani dalle interviste realizzate

Tra i banchi di scuola prima, e nelle aule universitarie dopo, avevo già incontrato le battaglie delle donne per il divorzio, per l’aborto, per la contraccezione, per la parità di salario, per la costruzione di asili e scuole materne. Ma ritrovare riferimenti a questi temi nelle vite delle persone intervistate, mi ha aiutato ad avere una percezione più chiara di come non sia scontato avere certi diritti sul lavoro, nella società e nella famiglia.

I risultati della ricerca sono stati raccontati da Daniel Degli Esposti, che ha tenuto il filo di una narrazione intrecciata da letture e musica.

Max Po (batteria e percussioni), Maxy Gallesi (piano e cori) e Denis Bastoni (voce e chitarra) hanno interpretato alcune canzoni scelte per raccontare i suoni degli anni Settanta.

Le donne del Circolo Caos hanno prestato la voce a documenti, saggi, poesie.
A tutti, a inizio serata, il Circolo Caos ha offerto tè, biscotti e mazzolini di mimosa, mantenendo viva una tradizione tutta italiana iniziata nel 1946, quando la mimosa è stata scelta dal PCI, su proposta di alcune militanti, come fiore popolare, facile da trovare nei campi primaverili, come simbolo della Giornata internazionale della donna. Come simbolo di una lotta che negli anni si è evoluta, che coi cambiamenti della società ha cambiato forma, e che è stata fondamentale per ottenere tanti risultati importanti.

Di seguito altre immagini dalla conferenza-spettacolo andata in scena l’8 marzo 2018 a Castelnuovo Rangone.

 

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