Un anno dopo l’avventura di Storie allo specchio, il comitato Unione Resiste si riallaccia le scarpe da trekking per una camminata letteraria. Ad accoglierci saranno ancora una volta le colline di Castelvetro, dal castello di Levizzano Rangone all’oratorio di San Michele. A guidarci nel cammino saranno le parole di uno tra i più grandi intellettuali-reporter di sempre, Ryszard Kapuściński.

Camminata letteraria tra le giungle del Novecento

Leggere Ryszard Kapuściński nel corso di una camminata letteraria significa concedersi un lusso. Quello di rallentare e approfondire, pensando con i piedi. Pochi hanno saputo raccontare l’umanità meglio di quest’uomo, nato nel 1932 in un pezzetto di Polonia che oggi è divenuto Bielorussia. Kapuściński ha saputo districarsi fra le giungle del Novecento tenendo sempre gli occhi aperti, poiché solo l’attenzione all’altro permette a un reporter di entrare nel suo mondo.

camminata letteraria Castelvetro

Scorcio delle colline di Castelvetro, che incorniceranno la camminata letteraria di domenica 29 aprile

Ci piace sempre ricordare che Kapuściński nasce come studioso di storia. Questa formazione si nota nella profondità umana di ogni sua pagina. La prosa cattura il tempo e lo organizza, mostrando le trasformazioni delle culture e delle società.

Appuntamento a Levizzano Rangone domenica 29 aprile

La camminata letteraria Giungle del Novecento: in viaggio con Kapuściński partirà domenica 29 aprile alle 15:30 dal Castello di Levizzano Rangone. Lungo il percorso saranno letti alcuni passi del reporter polacco: anche i partecipanti potranno offrirsi come lettori. All’oratorio di San Michele si farà una breve sosta, durante la quale lo storico Daniel Degli Esposti proporrà una sorpresa… in vista del ritorno a piedi al castello di Levizzano. L’arrivo è previsto entro le 18:30.

camminata letteraria Kapuscinski

Qualche assaggio di Kapuściński, aspettando la camminata

La prima cosa che colpisce è la luce. Luce dappertutto, forte, intensa. Sole dappertutto. Solo ieri, la Londra autunnale, inondata di pioggia. L’aereo lucido di pioggia. Il vento freddo, l’oscurità. Qui, di primo mattino, l’aeroporto inondato di sole e noi tutti immersi nel sole. In passato, quando gli uomini giravano il mondo a piedi, a cavallo o per nave, il viaggio dava loro il tempo di abituarsi al cambiamento. Le immagini della terra scorrevano con lentezza, la scena del mondo si spostava un po’ alla volta. Un viaggio durava settimane, mesi. L’uomo aveva il tempo di abituarsi al nuovo ambiente, al nuovo paesaggio. Anche il clima mutava gradualmente, a tappe successive. Prima di raggiungere la fornace equatoriale, il viaggiatore proveniente dalla gelida Europa aveva già attraversato il grato tepore di Las Palmas, la canicola di El-Mahara e l’inferno di Capo Verde.

(Ebano)

camminata letteraria Castelvetro

Le dolci colline di Castelvetro

L’Iran apparteneva alla Savak, ma la Savak agiva come un’organizzazione clandestina: appariva e spariva, cancellava le sue tracce, non aveva indirizzo. Certe sue sezioni erano invece ufficialmente riconosciute. Stampa, libri e film subivano la sua censura (fu la Savak a proibire Shakespeare e Molière, le cui opere criticavano i difetti dei re), spadroneggiava nelle università, negli uffici, nelle fabbriche. Era un mostruoso cefalopode che avvolgeva ogni cosa, si insinuava in ogni spiraglio, incollava ovunque le sue ventose, frugava, fiutava, grattava, scavava. Annoverava sessantamila agenti, senza contare i tre milioni di informatori (così almeno si calcola) che denunciavano la gente per i più svariati motivi: il denaro, salvezza personale, posti di lavoro, promozioni. La Savak era libera di comprare la gente o di torturarla, di distribuire impieghi o di recludere nei sotterranei. Stabiliva chi fossero i nemici da annientare. Le sue erano condanne senza revisioni né appelli. L’unica persona a cui quell’istituzione dovesse render conto del suo operato era lo scià: gli altri non contavano niente.

(Shah in Shah)

 

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