Quando arriva la primavera, a Castelvetro di Modena è tempo di allacciarsi le scarpe per una camminata storica. Quest’anno cultura e Public History procedono a braccetto nel cartellone dell’Assessorato alla cultura, intitolato Oltre i confini. Un programma ricco di spunti, che cerca risposte per capire il presente. “Con un piede nel passato e lo sguardo dritto e aperto nel futuro”, avrebbe detto Pierangelo Bertoli. Ed è proprio da questo atteggiamento che ho cominciato a immaginare la camminata storica di domenica 25 marzo. Insieme agli amici di #UnioneResiste.

Oltre i confini: Piazza Roma, luogo-simbolo del centro storico di Castelvetro

Piazza Roma, luogo-simbolo del centro storico di Castelvetro. Foto di Loris Tagliazucchi da Wikimedia Commons

Porre domande al passato per capire il presente

Come possiamo oggi capire le storie di chi è stato spinto oltre i confini dalla Grande Guerra? I profughi di Caporetto ci raccontano qualcosa del nostro mondo o mostrano una società completamente diversa? Sono partito da domande come queste, pesanti e scomode, quasi inappropriate per la nostra epoca. Come si può trattare un tema del genere senza rischiare di scivolare nella polemica?

La risposta sta nel mestiere. Da quando ho scelto di fare Public History, ho accettato la sfida di studiare le questioni che animano il dibattito pubblico. Un’analisi scientifica può ridurre il rumore delle contese politiche, distinguendo gli eventi dalle interpretazioni. Riportare alla luce la complessità dei fatti umani significa andare oltre i confini della banalizzazione, rinunciando per un po’ alla fretta in nome dell’approfondimento.

La bellezza del mio lavoro sta proprio nella necessità di rallentare, mentre tutto intorno sembra accelerare. Eppure non posso accontentarmi di soddisfare i miei gusti. Uno storico porta un contributo nella società soprattutto quando tratta i temi che interessano ai cittadini, oppure se affronta in chiave scientifica i problemi del presente. Parlare di argomenti lontani, non collegabili al nostro vissuto, significa rinchiudersi in torri d’avorio, perdendo ogni contatto con la realtà. Per poi finire a lamentarsi di come gira il mondo.

Non m’illudo di trovare risposte, né pozioni magiche. La complessità del nostro tempo non si doma con una ricerca. Tuttavia spero di infondere curiosità, trasmettendo un metodo per scandagliare le vicende umane. Perché la storia è fatta di persone, che plasmano le proprie vicende attraverso il tempo, mosse da sentimenti nei quali anche noi possiamo riconoscerci.

Oltre i confini. Il borgo di Castelvetro. Foto di Viaggio Routard da Wikimedia Commons

Il borgo di Castelvetro. Foto di Viaggio Routard da Wikimedia Commons

 

 

1918-2018: oltre i confini e sulla rotta dei profughi

Se gli ultimi cent’anni fossero un album fotografico, tante immagini mostrerebbero civili in fuga. Persone scappate dalle bombe o dall’acqua, cacciate da un fronte di guerra o da una linea di fuoco. Uomini, ma soprattutto donne, vecchi e bambini. Perché la guerra totale e gli sconvolgimenti della natura non guardano in faccia a nessuno.

Ecco perché ho deciso di proporre al Comune di Castelvetro la camminata con narrazione storica Dal confine al fronte 1918-2018: sulla rotta dei profughi. È un racconto itinerante in sei tappe sugli effetti che i conflitti e i disastri naturali hanno prodotto sulla comunità. Si comincia dalla Grande Guerra, quando al flusso in uscita dei giovani partiti per la leva si contrappongono gli arrivi in paese degli “esuli di Caporetto”.

La narrazione prosegue poi attraverso le tensioni del dopoguerra, che pone le condizioni per il proseguimento della “guerra civile europea”. In tutta l’Europa milioni di persone cercano di rientrare nella propria terra o si spostano per trovare una nuova casa. Di lì a poco i totalitarismi spingono altre persone oltre i confini, preparando il campo della Seconda guerra mondiale. Già nel 1942 Castelvetro si riempie di sfollati, poi l’occupazione nazista fa esplodere il fronte, portandolo nelle case. Comincia un conflitto totale, simile agli scontri che infiammano varie aree d’Europa.

Neppure la Liberazione e la ricostruzione segnano la fine dell’era dei profughi. Disastri naturali – come l’alluvione del Polesine nel 1951 – e nuovi conflitti inaspriscono gli squilibri del mondo, riaprendo le ferite di inizio Novecento. Ancora oggi i Balcani, l’Europa dell’Est e il Medio Oriente tremano lungo le faglie del 1914. E, come sempre, quando l’uomo affronta un problema dichiarando una guerra, l’orizzonte si riempie di civili in fuga.

Oltre i confini. Piazza Roma con le tende di "Scappare la guerra camp", installazione realizzata in collegamento alla mostra fotografica di Luigi Ottani

Piazza Roma con le tende di “Scappare la guerra camp”, installazione realizzata in collegamento alla mostra fotografica di Luigi Ottani

Appuntamento alle 15.30 in piazza Roma

La camminata storica parte e arriva in piazza Roma. Il percorso dura circa due ore e si svolge nel paese di Castelvetro, coprendo sei tappe fra il centro storico e il torrente Guerro. I luoghi dei racconti sono gli spazi vissuti e attraversati dai profughi del Novecento, oppure hanno un forte valore simbolico. Consiglio di indossare scarpe comode, allacciate… con curiosità!

Il cartellone culturale "Oltre i confini"

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