Festa delle donne, Festa della donna, Giornata internazionale della donna… Insomma, l’8 marzo!

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Torna tutti gli anni, con il suo tripudio di giallo e mimose. Per tutta la settimana fioriscono iniziative culturali e commerciali, c’è chi la ama e chi la odia, chi la festeggia e chi no, chi vorrebbe abolirla, chi ci guadagna e chi, magari, vorrebbe solo capirci un po’ di più. Capirci un po’ di più – prima di decidere che pensarne e farne – mi sembra sempre un buon approccio! Se la pensi così, questa storia al minuto che sto per raccontare è per te.

La vera storia della Festa delle donne

Rispetto a tante narrazioni e ricostruzioni che puoi leggere online o che hai sentito, quella che ti propongo ha un pregio: è frutto di ricerche storiche, quindi scientifiche e documentate. Siccome citerò fonti e bibliografia, potrai verificare come si è arrivati alla vera storia dell’8 marzo. Con la premessa che “vero” è un concetto delicato: più che di verità dovremmo parlare di interpretazione basata sulle ricerche attualmente svolte e sui documenti disponibili.

Cominciamo con il dire che la Festa delle donne, o della donna, andrebbe forse chiamata Giornata internazionale della donna. Questo è il nome con cui in origine viene chiamata in Italia. L’idea nasce infatti nel contesto della Seconda conferenza internazionale delle donne socialiste tenutasi nel 1910 a Copenhagen. In quell’occasione si ritrovano un centinaio di donne da 17 paesi diversi. Una di loro (Clara Zetkin) propone di stabilire in ogni paese una data da dedicare alle condizioni e rivendicazioni femminili, in particolare al diritto di voto delle donne. Il suffragio femminile è un tema caldo di quegli anni, quando ancora in moltissimi paesi (tra cui Stati Uniti, Regno Unito, Francia, Italia…) le donne non possono ancora votare. La sua proposta si ispira all’International Woman’s Day statunitense del 23 febbraio 1909, organizzato da una socialista americana (Corinne Brown) e viene accolta. Non tutte però concordano. Tra i motivi all’origine delle perplessità troviamo l’atteggiamento dei partiti socialisti, che sul tema del voto alle donne hanno un atteggiamento ambiguo.

In ogni caso, tra il 1911 e il 1915 in varie capitali europee (Parigi, Vienna, Berlino) si celebra una Giornata per le donne. Ogni paese lo fa in una data diversa, a sua discrezione.

Il primo 8 marzo

Il primo 8 marzo, dunque, non ha nulla a che vedere con la storia dell’incendio in una fabbrica americana, che per molto tempo è stata raccontata. Di questo evento esistono diverse versioni e nessuna confermata dai documenti, a parte una, risalente al 1911. Quest’ultima però non può essere all’origine della Festa della donna americana, che – come scritto – si cominciò a celebrare un paio di anni prima. In più l’unico incendio in una fabbrica americana documentato e causa della morte di diverse operaie, quello del 1911, non avvenne nemmeno l’8 marzo.

Il primo 8 marzo è l’8 marzo 1914, quando in Germania le socialiste manifestano per il voto alle donne. Ritroviamo poi l’8 marzo durante la Prima guerra mondiale, nel 1917, a San Pietroburgo (allora Pietrogrado), quando per la Giornata internazionale delle operaie si tiene una manifestazione di operaie che chiedono il pane e il ritorno dei mariti dalla guerra. Per i russi, che seguivano il calendario giuliano, era il 23 febbraio e l’evento dà il via alla Rivoluzione di febbraio.

La prima Giornata internazionale della donna in Italia

Camilla Ravera

In questo periodo in Italia la Giornata internazionale della donna non viene festeggiata. Esiste un movimento suffragista, ma la posizione del partito socialista sul diritto di voto alle donne è ambigua: si rivendicano i diritti delle lavoratrici, ma la faccenda del voto ha implicazioni diverse. Si teme che ottengano il voto solo le borghesi, perciò, piuttosto, meglio nessuna: gli interessi del partito socialista, gli interessi di classe, devono prevalere su quelli femministi. Si mettono in mezzo anche la Guerra di Libia e poi la Prima guerra mondiale.

Il tema del voto viene messo da parte anche da molte donne che preferiscono rimandarlo al dopoguerra. Terminata la guerra, però, non ci sarà la svolta attesa.  Arriva invece, nel 1921, la scissione comunista dal partito socialista e, con quella, la prima celebrazione dell’8 marzo, che si tiene per iniziativa delle donne comuniste e non senza polemica nei confronti del partito socialista. In quel marzo 1921, grande rilievo viene dato alla prima celebrazione della Giornata internazionale della donna sulle pagine dell’Ordine nuovo di Antonio Gramsci, in uno spazio dedicato ai temi dell’emancipazione femminile curato da Camilla Ravera. La celebrazione sarà replicata l’anno dopo, nel 1922. Poi l’avvento del fascismo riduce tutto a sporadiche celebrazioni.

La Giornata internazionale della donna del 1945 

25 aprile a Modena: volantino GDD 8 marzo 1945

Volantino dei Gruppi di difesa della donna che incita le modenesi alla lotta nella Giornata internazionale dedicata alle donne (Archivio Istituto storico di Modena).

Con la Seconda guerra mondiale ancora in corso, nel 1945 la neonata Udi (Unione donne italiane allora, Unione donne in Italia oggi) propone di celebrare la Giornata internazionale della donna, festeggiando il diritto di voto appena ottenuto (1° febbraio 1945). L’invito, lanciato nel febbraio 1945, dalle pagine di Noi donne, si rivolge alle donne che vivono nell’Italia già liberata, a sud della linea gotica. Per quelle che vivono nell’Italia ancora occupata l’invito è invece quello di farne un giorno di lotta contro nazisti e fascisti, ricordando le compagne cadute. Le donne sono però anche invitate a pensare al futuro, a quello che sarà dopo la Liberazione ormai imminente e quindi alla ricostruzione del Paese, alla quale dovranno partecipare contribuendo per risolvere vari problemi legati alla maternità, all’infanzia, alla casa, alla scuola, alle questioni sanitarie… per un domani di libertà e progresso.

Così sarà in molte città italiane, dove i Gruppi di difesa della donna (organizzazione clandestina e femminile di massa, da cui viene l’Udi) organizzeranno e promuoveranno assalti agli ammassi, manifestazioni, scioperi e altre azioni ancora…

Dalla Giornata internazionale della donna alla Festa delle donne

Dal dopoguerra l’8 marzo diventa un appuntamento fisso, che da allora accompagna le donne italiane e scandisce il tempo delle rivendicazioni e delle conquiste dei diritti femminili.

Nel 1946 viene scelta come simbolo la mimosa, un fiore facile da trovare, che fiorisce nel periodo giusto. Nel 1947 la Giornata viene dedicata alle 21 donne elette all’assemblea costituente. Tra queste c’è la socialista Lina Merlin: sarà lei a insistere perché venga scritta quella precisazione “senza distinzione di sesso” che troviamo nell’articolo 3 della nostra Costituzione.

La Costituzione, entrata in vigore nel 1948, ha introdotto importanti principi di parità. Per lungo tempo, tuttavia, restarono in vigore norme e leggi precedenti. E a dispetto delle leggi fatte, va anche detto che oggi un’effettiva parità non è stata ancora raggiunta. La questione è ben più complessa di quanto non si possa dire in poche righe e ci porterebbe molto lontano. Per questa volta preferisco fermarmi qui.

Ho tralasciato anche di raccontare come si ipotizza sia nata la tradizione dell’origine della Festa delle donne legata all’incendio della fabbrica, così come non ho spiegato perché abbia resistito tanto. Sono tutti aspetti molto interessanti che ci direbbero qualcosa di più su noi stessi. Di nuovo, però, non tutto si può dire in un post.

Per chi chi volesse approfondire il tema:

  • Alessandra Gissi, Otto marzo. La Giornata internazionale delle donne in Italia, Roma, Viella, 2010;
  • Alessandro Portelli, Calendario civile. Per una memoria laica, popolare e democratica degli italiani, Roma, ed. Donzelli, 2017.

 

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