Sabato 27 gennaio, Giorno della Memoria, esploreremo i confini dell’umano in una conferenza-spettacolo all’Auditorium Bertoli di Sassuolo. A settantatré anni dall’abbattimento dei cancelli di Auschwitz sappiamo molto sulla storia della Shoah, ma restano ancora da raccontare le vicende di tanti uomini a cui furono tolti tutti i diritti. Anche a Sassuolo, sì. Negli ultimi mesi ne abbiamo scoperte tante negli archivi del nostro Comune e anche in quelli di Modena: le prime quattro stanno per arrivare!

Come si viveva a Sassuolo mentre gli ebrei d’Europa venivano perseguitati e deportati? Anche da queste parti qualcuno cercava di nascondersi o di fuggire all’estero? E come ha reagito la popolazione, prostrata dalla fame e tormentata dalla guerra? Siamo partiti da queste domande per riflettere sul Giorno della Memoria. A diciott’anni dall’inserimento del 27 gennaio nel calendario civile, l’intreccio tra storia locale e Public History può ravvivare la curiosità per una ricorrenza ormai nota. Per farlo abbiamo deciso di cercare storie di sassolesi e modenesi, ebrei e non, che furono investiti dalle leggi razziali o conobbero la deportazione nei lager nazisti.

Giorno della memoria Sassuolo

Corriere della sera (1938)

Ottant’anni fa le leggi razziali

Ottant’anni fa re Vittorio Emanuele III firmava le leggi razziali italiane, varate per discriminare gli ebrei presenti nella penisola. Il regime fascista si era ormai definitivamente allineato alla Germania nazista, ma non fu Hitler a portare Mussolini verso l’antisemitismo. Da tempo tra gli ex-squadristi e i nazionalisti covava un’ostilità d’impronta etnica nei confronti degli slavi. La propaganda fascista cavalcò quei pregiudizi nella gestione del confine orientale, poi rinvigorì i sentimenti razzisti nel corso delle campagne coloniali.

La “missione civilizzatrice” delle truppe italiane culminò nella conquista dell’Etiopia. Alla proclamazione dell’Impero seguirono forme di segregazione razziale e violenze nel controllo del territorio. Il regime promosse pensieri e comportamenti che legittimavano la prevaricazione nei confronti dei sudditi africani. La discriminazione si fondava su luoghi comuni elevati a verità e sulla presunzione della propria superiorità culturale.

La disuguaglianza dei diritti era un’esperienza comune nell’Italia fascista, dove la prevaricazione razziale faceva il paio con l’imposizione dell’autorità maschile alle donne. Venivano emarginati e in qualche modo penalizzati anche tutti quegli uomini che non si uniformavano al modello suggerito dal regime: virili, padri di famiglia e autoritari, così dovevano essere i maschi nel Ventennio.

Per quanto riguarda i provvedimenti antisemiti italiani, bisogna tuttavia riconoscere che fino al 1943 i provvedimenti antisemiti italiani ebbero effetti meno aspri rispetto a quelli tedeschi. Iniziò comunque una “persecuzione dei diritti” che trasformò gli ebrei in “cittadini di serie B”, soggetti a divieti crescenti e censimenti speciali. Furono proprio quelle liste ad agevolare il passaggio alla “persecuzione delle vite“, che avvenne dopo l’8 settembre 1943.

I confini dell’umano

L’ideologia nazista attribuiva (falsi) fondamenti biologici alla superiorità della “razza ariana”, non ponendo limiti alla sua ricerca di uno spazio vitale. Il “nuovo ordine europeo” della svastica prevedeva di sottomettere o spostare i popoli inferiori per affermare la “forza del sangue” tedesco. La discriminazione tracciava i confini dell’umano: solo gli “ariani” potevano entrare a pieno titolo nella società del Reich. Agli altri restavano i lavori pesanti e le terre peggiori.

In molte parti d’Europa i popoli accettarono questo stato di cose. Chi poteva (o voleva) contestare la forza della Germania nazista? Allungare una mano agli ebrei sarebbe stato impopolare, poiché erano i capri espiatori perfetti per la società degli anni Trenta. I fascismi crearono il nemico interno, gli levarono i diritti e crearono le condizioni per toglierlo di mezzo. E nel frattempo Stalin consolidava il proprio potere sull’URSS con epurazioni e “purghe”…

Giorno della memoria Sassuolo

ADN-ZB/Archiv. Monaco 10 marzo 1933, un avvocato ebreo, costretto a marciare per strada, da un drappello di SS, a piedi scalzi, testa rasata, senza pantaloni ed obbligato a portare un cartello con la scritta: “Non mi lamenterò più con la polizia”. Foto: Heinrich Sanden

Fu la guerra totale a mettere il filo spinato sui confini dell’umano. I nazisti chiusero nei lager chi non era degno del loro progetto. Gli oppositori furono zittiti e deportati, gli ebrei segregati ed eliminati. Quando l’armistizio dell’8 settembre 1943 trasformò l’Italia intera in un fronte, partì la caccia alle stelle di David. Alcuni le nascosero e le aiutarono a trovare la salvezza. Altri le denunciarono e le consegnarono ai nazisti.

Una conferenza-spettacolo nel Giorno della Memoria

L’area di Sassuolo e la provincia di Modena custodiscono tracce importanti di questo passato. Storie di uomini orgogliosi e impauriti, pronti a mandare messaggi di protesta e ad acquistare la libertà con la fuga. Vicende di militari che divennero numeri nel gelo dell’inverno tedesco. Memorie di ebrei salvati e ombre di individui sommersi. Vite di lavoro e di testimonianza.

Giorno della memoria Sassuolo

Foto di gruppo alla ceramica Saime di Sassuolo, al centro l’ingegnere Leone Padoa (1935)

Da questo groviglio di umanità Paola Gemelli e Daniel Degli Esposti hanno ricavato tanti stimoli e quattro storie per la conferenza-spettacolo I confini dell’umano. L’editore modenese Angelo Fortunato Formiggini, l’ingegnere della ceramica Saime Leone Padoa e il soldato sassolese Carlo Bertini ritroveranno voce nelle letture di Cristina Ravazzini, mentre Daniel Degli Esposti traccerà il filo conduttore della narrazione. Il percorso condurrà a scoprire anche un quarto personaggio… ma non possiamo rivelarvi tutto subito!

L’appuntamento è fissato per le ore 21 del 27 gennaio, Giorno della Memoria, all’Auditorium Bertoli di Sassuolo, in via Pia 108. A ingresso libero, l’evento è organizzato dall’Istituto Gramsci di Sassuolo con il patrocinio e il sostegno del Comune di Sassuolo. La conferenza-spettacolo andrà in scena anche nella mattinata del 26 gennaio, in un momento dedicato esclusivamente alle scuole superiori sassolesi.

Gli appuntamenti sassolesi, poi, non finiscono qui: sempre con l’Istituto Gramsci ci rivedremo per la seconda data in programma nel calendario civile: il 10 febbraio, Giorno del Ricordo.

Giorno della Memoria Sassuolo

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