Di cosa è fatta una guerra? Di battaglie e bombardamenti, di vittorie e sconfitte, perdite e conquiste? E basta essere lontani dal fronte per non accorgersi quasi di niente? Quindi un paese come Sassuolo in provincia di Modena, per dire, con la Grande Guerra non ha quasi nulla a che fare… Si tratterà tuttalpiù di giovani sassolesi partiti più o meno convintamente e di un monumento ai caduti eretto alla memoria di chi non tornò?

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Il Parco delle rimembranze, dove gli alberi tramandavano la memoria dei caduti nella Grande guerra.

Se la pensate così, lo diciamo subito, non vi meritate un 4 in pagella. Perché nemmeno i nostri manuali di storia la raccontano in modo tanto diverso. E noi storici, noi Public Historian, siamo qui anche per quello.

Se la pensate così, quindi, non dovreste perdervi l’iniziativa “Sassuolo sulla rotta di Caporetto“, che vi offriremo il 4 novembre con l’Istituto Gramsci di Sassuolo e il patrocinio del Comune. Sarà l’occasione per conoscere meglio la nostra storia, partendo proprio da quella disfatta di 100 anni fa, tanto entrata nel linguaggio comune quanto poco conosciuta nelle sue conseguenze a lungo raggio.

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Il vittorioso di Giuseppe Graziosi, monumento ai caduti della Grande guerra di Sassuolo

Un modo nuovo per scoprire la Grande Guerra a Sassuolo

Un anno fa il QB9 – Sassuolo e la Grande Guerra, pubblicato da Incontri Editrice per conto del Comune di Sassuolo, ha offerto ai cittadini cinque saggi per capire l’impatto del conflitto sulla città. Dalla Scuola Bombardieri ai monumenti dedicati ai caduti, dalle lettere dei soldati partiti per il fronte alla presenza dei futuristi, fino al Palazzo Ducale “occupato” dai militari e “salvato” da Adolfo Venturi. Ce n’è per tutti i gusti e per tutti i lettori. Oggi però vi proponiamo nuove storie di una vita quotidiana e distorta, cambiata per sempre dalla guerra e dalla “svolta del 1917”.

L’appuntamento è fissato per sabato 4 novembre alle ore 15 in piazza Garibaldi. Da lì partiremo per una camminata nel centro di Sassuolo. Lo storico Daniel Degli Esposti scandirà le sei tappe con altrettante narrazioni, legate ai luoghi più significativi dell’esperienza di guerra sassolese. Cristina Ravazzini e Paolo Fantoni accompagneranno le ricostruzioni storiche con la lettura di articoli giornalistici, bollettini, cronache e dispacci tratti dall’Archivio storico comunale e dalla Biblioteca Estense di Modena. L’arrivo è previsto per le ore 16:30 presso l’Auditorium Pierangelo Bertoli, ex macello. L’iniziativa è a partecipazione gratuita.

Per i più curiosi, ecco qualche anticipazione!

Sassuolo sulla rotta di Caporetto…

A Sassuolo, nel 1917, la vita è dura. Da tre anni la ceramica soffre il “mal della guerra”. I mercati delle materie prime sono chiusi, quindi si torna a coltivare i campi. Dopotutto le terre lungo il Secchia sono una “plaga agricola”, lo dice anche la guida Baedeker! I sassolesi si riscoprono contadini e affamati, parlano in dialetto e tirano la cinghia. A scuola vanno per troppo poco tempo e il cibo prende sempre più spesso la via del fronte, proprio come i giovani. Per prendere da mangiare le donne e i vecchi si mettono in fila fuori dal Bottegone di Piazza Piccola. Code lunghe, interminabili: ce ne sarà per tutti?

Brutta storia, la fame, ma può esserci di peggio. La fame mescolata alla paura. I sassolesi se ne accorgono il 20 aprile 1918. Dalle altane e dai tetti di Piazza Grande spuntano le canne delle mitragliatrici. La guerra è arrivata in paese? Ma come, “la Patria” non è tutta sul Piave? Domande giuste, ineccepibili, perché il Secchia è ancora al sicuro. Però chi può fidarsi di una guerra che non finisce mai? E se i nemici arrivassero dal cielo? La vedetta appostata sulla Torre dell’Orologio, accanto al Campanone, non basta più. Ecco allora che i trombettieri si preparano a suonare l’allarme da via Rocca alla piazza Grande, poi di corsa in via Cesare Battisti e in piazza Piccola, e da lì veloci verso via Ciro Menotti e ritorno, fino a via Felice Cavallotti.

“Cittadini, tutti nei rifugi!”

Ma quali rifugi? Chi li ha costruiti? Non si sa più cosa fare, ormai. Fanno fatica a gridare anche i “guerrieri del caffè Broletto”, quelli che hanno voluto entrare nel conflitto europeo, ma poi sono rimasti a casa. Quanto erano baldanzosi nell’agosto del 1916, dopo la presa di Gorizia. La vittoria sembrava lì, a portata di mano, e invece Sassuolo si è ritrovata sulla rotta di Caporetto. Ha fatto i conti con l’arrivo dei bombardieri, dei profughi, dei disperati.

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“Una guerra che non finisce”

Quando finisce una guerra del genere? I testi scolastici non hanno dubbi: l’Italia festeggia “la Vittoria” il 4 novembre 1918. Le ultime raffiche europee si spengono all’undicesima ora dell’undicesimo giorno dell’undicesimo mese. Il mito dell’11 novembre va a braccetto con l’illusione di una pace impossibile. Un meccanismo tecnico e umano capace di produrre dieci milioni di morti non scompare senza lasciare segni.

La guerra termina senza finire, innescando micce e allestendo le polveriere dei successivi vent’anni. Anche Sassuolo, nel 1919, non è più la stessa del 1914, ma questa è un’altra storia. Magari buona per l’anno prossimo!

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