“La vostra opera non sarà mai dimenticata anche nel futuro da tutte le donne d’Italia (…)”: colpisce leggere queste parole scritte oltre 70 anni fa e pensare che sono arrivate fino a oggi, fino a me, affidate a un foglio di carta, insieme a quelle che raccontano quell’opera: l’organizzazione e le attività dei Gruppi di difesa della donna. Quella che ho avuto sotto gli occhi durante la mia ricerca presso l’Istituto storico di Modena è la copia conforme – così dice la nota aggiunta a mano – di lettere che circolano tra le donne di quelle zone. Tre pagine scritte sul retro di tessere per il vestiario, riportanti il timbro del comune di Prignano, e inviate a Claudio, ovvero Ermanno Gorrieri, il comandante partigiano che tutti ricordano per l’esperienza della “Repubblica di Montefiorino” (Daniel ne ha parlato qui).

La lettera parla di diritti femminili e della loro conquista, invitando le donne a organizzarsi nei comitati di difesa della donna. Incitandole a non essere un domani “donne liberate”, ma “donne che si sono liberate”Il tema resistenziale e la conquista dei diritti delle donne si intrecciano in tanti dei documenti che ho schedato nel mio lavoro tra gli archivi modenesi ed è ciò che ha reso questa ricerca ancora più preziosa. Faccio un lavoro che non è solo un lavoro, ma qualcosa che scava più a fondo, che non permette di restare indifferenti! Diventa anche un interrogare e un interrogarsi.

La ricerca che mi è stata commissionata dall’Anpi tra la fine del 2016 e l’inizio del 2017 aveva l’obiettivo di individuare e mappare sul territorio nazionale i documenti prodotti nell’arco cronologico 1943-1945 e riconducibili ai Gruppi di difesa della donna e alle formazioni a essi legate. Così da aggiungere elementi utili alla ricostruzione della storia delle donne nella Resistenza italiana. Sull’Emilia Romagna ci siamo divise il lavoro in tre: io, Roberta Mira e Rina Zardetto.

Modena: la Resistenza e il diritto di partecipare

Sono partita da Modena, una realtà che conoscevo già piuttosto bene, grazie a ricerche precedenti sui Gruppi di difesa della donna, finalizzate sia a scrivere le biografie delle modenesi da inserire nel database di Modena 900 sia a realizzare un percorso ora disponibile su Resistenza mAPPe (dopo la presentazione delle scorso 25 aprile, proprio in quest’anno scolastico accompagnerò alcune classi delle scuole medie superiori e inferiori di Modena attraverso quell’itinerario – che trovate sotto il titolo “Lottare per la libertà e i diritti” – cercando di trasmettere loro questa storia).

La ricerca modenese mi ha portato dal Centro documentazione donna, dove tutto è cominciato, all’Istituto per la storia della Resistenza e della società contemporanea – dove è conservato il corpus più consistente di documenti – e da lì alla Biblioteca Poletti e all’Archivio storico Francesco Luigi Ferrari, per concludere all’Archivio di stato. Volantini, lettere, giornali… documento dopo documento il mio sguardo su quella storia si è allargato, approfondito, arricchito. Intanto andavo confrontandomi con le mie compagne di avventura, rilevando specificità e somiglianze tra le varie zone. Il confronto è sempre fertile e ho cominciato ad avere la sensazione che, a lavoro finito e considerata la scala nazionale, questa ricerca avrà qualcosa di nuovo da dire a chi vorrà interrogarla.

Ferrara: la partecipazione femminile nel dopoguerra

Luisa Gallotti Balboni

Luisa Gallotti Balboni

Dopo gli archivi modenesi, ho visitato anche quelli ferraresi. Sono state le donne dell’Udi di Ferrara – e Micaela Gavioli in particolare – a indirizzarmi al Museo del Risorgimento e della Resistenza, dove la direttrice Antonella Guarnieri mi ha messo a disposizione l’archivio. E qui le sorprese non sono mancate: il territorio di Ferrara vive in quei mesi una situazione particolare che condiziona il movimento resistenziale, compreso quelle femminile, sul quale gravano anche altri problemi come le  “prevenzioni di molti compagni nei confronti delle donne” (che comunque non sono mancate nemmeno in altre zone).

Eppure, pur con ritardo, anche là le donne si attivano. Le relazioni al C.L.N. ci raccontano quello che il Gruppo di Ferrara ha fatto tra il maggio e il giugno 1945. La sua attività per la ricostruzione apre a quello che nel dopoguerra sarà l’impegno di tante donne tra UDI e politica. E a quel punto, venendo meno la clandestinità, vengono fuori i nomi. Uno su tutti: Luisa Gallotti Balboni, prima presidente dell’UDI di Ferrara, primo sindaco donna della città nel 1950.

Vi aspetto il 21 ottobre a Reggio Emilia

Il lavoro di ricerca, finalizzato alla costruzione di un database che sarà disponibile online (liberamente consultabile a fini di ricerca e a scopo didattico), potrà essere un tassello in più per ricostruire la storia delle donne nella Resistenza italiana. Intanto, in attesa della pubblicazione, presenteremo il lavoro di ricerca svolto in Emilia Romagna.

Vi aspetto sabato 21 ottobre a Reggio Emilia dalle ore 10. L’incontro si terrà presso la Sala Conferenze di Palazzo Renata Fonte (ex Tribunale), in via Emilia San Pietro n° 12 ed è stato organizzato dall’Anpi (comitato di Reggio Emilia e coordinamento regionale) e dal Comune di Reggio. Oltre al mio, sono previsti interventi di Monica Minnozzi, Roberta Mira e Rina Zardetto. Ingresso libero fino a esaurimento posti disponibili (per informazioni: Comune di Reggio Emilia 0522 456975 – 585063 – 456032).

Insomma, oltre 70 anni dopo, ne parliamo ancora!

 

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