“Eh, caro mio, era tempo di guerra”…

Quante volte, ormai adulto, mi sono perso correndo dietro a questa frase. Tempo di guerra. L’ho risentita un paio di anni fa dopo un lungo distacco. Un silenzio figlio del mio vivere di corsa, della disattenzione, della difficoltà nel cogliere la forza della lingua quotidiana. In fondo è normale: nella ricerca e sul lavoro spesso ascolto e uso vocaboli sofisticati. Non posso fare a meno di capirli e di servirmene, perché non sarei credibile se non conoscessi il mio gergo. Ma quando i termini lasciano spazio alle parole, la storia si congiunge alla vita. Ed ecco che quel tempo di guerra, che in Radio clandestina Ascanio Celestini fa diventare “guera”, riprende a pulsarmi in testa.

Già, riprende. Perché tempo di guerra i miei nonni l’avranno detto qualche centinaio di volte solo in mia presenza. Ogni volta che un racconto li riportava indietro, finivano proprio lì, nel tempo di guerra. E proprio lì, in quel passato rinchiuso in tre parole, qualcosa di inspiegabile mi catturava. L’ho capito solo adesso, quasi vent’anni dopo quei primi racconti, che la mia passione per il Novecento è nata fra quelle tredici lettere. Reticenti e seducenti, mute e parlanti.

Un nonno passeggia con il nipote. Io ho scoperto così il tempo di guerra.

La forza viva delle parole

Tempo di guerra è un’espressione che nasce dall’anima di chi è vissuto in Emilia e ha impugnato molto più a lungo gli attrezzi rispetto alla matita. Eppure, come sempre, dice molto più di quello che sembra, perché intuisce l’essenza del secondo conflitto mondiale. Tempo di guerra sintetizza il dramma legandolo all’orologio e non al metro. Perché se la memoria colloca nello spazio, quella specifica paura è muta se smarrisce il riferimento al tempo. Come legarsi allo spazio in una guerra che è ovunque? E come parlare degli anni fra il 1939 e il 1945 se non dicendo che è stato tempo di guerra? Come raccontare a un bambino il terrore, le bombe e le stragi senza provocargli uno shock? La saggezza degli anziani ha ben chiaro che quelle tre parole raccontano tacendo. Ecco perché le usano.

La potenza del teatro

Niente ha il fascino e la forza del racconto. Quando qualcuno narra sé stesso attraverso il proprio vissuto, una specie di magnetismo mi inchioda ad ascoltarlo. Un’esperienza unica, che genera emozioni difficili da trovare altrove. Dove cercarle? Un indizio arriva dal lavoro dell’artista che mi ha fatto riscoprire il tempo di guerra. Ogni volta che ho assistito a uno spettacolo del “teatro di narrazione”, mi è sembrato di percorrere il legame fra il passato e il presente. Nei racconti degli attori ho visto che è possibile mostrare al pubblico “la storia nel suo farsi”. La sfida sta nel trasformare una ricerca in qualcosa che possa stare su un palcoscenico. E, in assenza di un genio come Celestini, perché non provare ad allacciare la storia alla letteratura?

Tempo di guerra. La potenza narrativa del teatro.

Tempo di guerra diventa una conferenza-spettacolo

L’esperienza di #UnioneResiste mi insegna che storia, memoria e letteratura possono stare sullo stesso palco. Servono fonti cariche di vissuto, una narrazione vibrante e una rosa di voci pronte a tracciare un ponte fra Ieri e Oggi. In questo senso poche scene sono generose come quella di Crespellano. Dal saggio La democrazia ricostruita al mio Radici di futuro gli studi storici non mancano, la comunità ha custodito con cura le proprie memorie e un gruppo di attori non vede l’ora di dare a tutto ciò un’anima. Manca solo un ingrediente, il filo rosso che guida lo sguardo attraverso la storia. Una sfida di Public History, un privilegio narrativo, la bellezza del mio mestiere.

Calcara, 1945. I funerali del partigiano Corrado Tagliavini. Foto dalla raccolta di Claudio Cavallieri. Tempo di guerra.

Calcara, 1945. I funerali del partigiano Corrado Tagliavini. Foto dalla raccolta di Claudio Cavallieri.

Appuntamento domenica 24 settembre alla Festa Fiera!

Se hai letto il post fino a qui, vuol dire che anche tu hai una passione per l’anima della storia. Allora ti aspetto insieme alle sezioni ANPI di Crespellano e Valsamoggia per la conferenza-spettacolo Tempo di guerra. Resistenza e vita quotidiana tra letteratura e valle del Samoggia. Appuntamento domenica 24 settembre alle 17.30 nella sala consiliare del municipio di Crespellano (piazza Berozzi 3).

Guarda la locandina dell’evento!

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