Archivio di Stato di Modena, 18 luglio, pomeriggio. Un caldo da sigillare i lacci dei faldoni. Sto sfogliando le carte della Prefettura per vedere “come gira” la provincia al crepuscolo del fascismo. Soliera, Spilamberto, Castelvetro: sono tanti i progetti di Public History che mi spingono a tornare sugli anni più caldi del Novecento modenese. Questo “viaggio nel tempo”, però, è molto diverso da quelli che ho fatto fra il 1943 e il 1945 negli anni passati.

Mi sembra che ogni carta parli la lingua che si va diffondendo sempre di più nel mio mondo. Parole che additano, frasi che sparano, deliri che invocano la guerra, rabbia che mette la gente al muro. Il volto del fascismo è un nodo d’inquietudine. Umano, troppo umano. Nostro, troppo nostro.

Il fascismo uccide. I fascismi europei "perfezionano" i sistemi concentrazionari (campi di prigionia, lavoro e sterminio) per sostenere la costruzione dell'Uomo nuovo, un obiettivo che collegano all'affermazione di una presunta razza superiore.

I fascismi europei “perfezionano” i sistemi concentrazionari (campi di prigionia, detenzione, lavoro e sterminio) per sostenere la costruzione dell’Uomo nuovo, un obiettivo che collegano all’affermazione di una presunta razza superiore. Negli anni di Stalin anche l’URSS propone una propria versione dei campi, noti come GULAG.

Il fascismo e l’indifferenza

Provo a reggere, ma stavolta non ce la faccio. I fogli mi sembrano specchi, riflettono quello che leggo e quello che vivo ogni giorno. Raccontano i sentimenti di oggi nel divenire delle storie. Fanno vedere che cosa le ha generate, quali scelte le hanno fatte succedere, come sono accadute. I documenti mi gelano il sangue: la lingua burocratica è perfetta per il fascismo. Indifferente al dolore, incapace di vedere vite dietro ai numeri, pronta a nascondere gli orrori con giri di parole. Una macchina che pare costruita per scaricare le responsabilità. Un’attività molto in voga anche nel nostro tempo.

Eccola qua, la parte dura. L’indifferenza di quel burocratese è un doppio del nostro sguardo. E se Gobetti ci avesse preso, quando ha scritto che il fascismo è “l’autobiografia della nazione” italiana? Se quel supremo “me ne frego” fosse talmente radicato dentro di noi da risultare inestirpabile? I vari “non sono razzista, ma…” non sono indizi eloquenti?

Il fascismo uccide pugno alla svastica

I “segni dei tempi”?

Non basta tutto questo? Arrivano subito i rinforzi: anche in “una provincia partigiana” come Modena l’estate del 2017 propone barricate contro i profughi, discorsi di bassa lega e manifestazioni di Forza Nuova. Una combinazione del genere fa scattare campanelli d’allarme in una terra di lotta e di lavoro, di pensieri rivoluzionari e di Resistenza, ma anche di fascismo. Basta fare quattro passi nella pianura per capire che i blitz degli squadristi, l’olio di ricino e i pestaggi fanno parte del paesaggio sociale.

Non è un caso che a Modena i fascisti abbiano prima scatenato la guerra civile e poi alzato l’intensità degli scontri. In città e nella provincia gli uomini della Repubblica Sociale Italiana si rendono responsabili o co-autori di parecchi atti violenti, molti di più rispetto ad altre aree della pianura padana. Un esempio? La foto di copertina, che ritrae gli otto partigiani impiccati a Pratomaggiore di Vignola il 12 febbraio 1945. Anche per questo, qui, i vecchi non dimenticano e i giovani posano spesso sguardi deformati su quell’angolo di passato. Che cosa sanno? Che cosa capiamo tutti noi di un tempo che ha portato un conflitto totale e una Costituzione democratica?

Una proposta di Public History

A un tratto il display del telefono s’illumina: è l’Istituto storico di Modena. “Ti va di riproporre Uccidere i civili, la conferenza-spettacolo sulle stragi naziste e fasciste, alla Festa de l’Unità?” – Ci penso. Sono combattuto. Le prime due esibizioni sono state intense, ma come sarà il contesto a Ponte Alto, quest’anno? Immagino che non sarà facile parlare di fascismo, guerra e Resistenza dopo gli strascichi degli ultimi mesi. Sto per dire di no, quando mi arriva negli occhi un flash dall’ultimo atto di Uccidere i civili, come se qualcuno stesse leggendo proprio lì in archivio la lettera agli amici di Giacomo Ulivi.

Come vorremmo vivere, domani? No, non dite di essere scoraggiati, di non volerne più sapere. Pensate che tutto è successo perché non ne avete più voluto sapere!

Una sfida da accettare

Accetto la proposta. Fare Public History significa affrontare sfide intellettuali in mezzo alle persone, confrontarsi con loro, costruire conoscenze e “spettinare memorie”. Perché non provare ad arginare in qualche modo il cattivo uso pubblico della storia che qualche esponente del PD ha fatto recentemente? Perché non offrire ai simpatizzanti di quel partito e a chi verrà alla festa un’occasione di capire ciò che ha fatto il fascismo a Modena?

È passato un mese da quel pomeriggio e sono convinto di aver fatto la scelta giusta. L’Atlante delle stragi naziste e fasciste è uno strumento che va raccontato collegando il passato al presente, e oggi ce n’è un bisogno sempre più disperato.

Proprio per questo io e l’attore Giovanni Galli intrecceremo storia e memoria in una riedizione ampliata della conferenza-spettacolo Uccidere i civili.

Il fascismo uccide: programma del 24 agosto alla Festa dell'Unità

Giovedì 24 agosto alle 21, nella Sala Europa di Ponte Alto, entreranno tanti angoli della città e della provincia: i poligoni di tiro della Sacca e di Cibeno, i borghi del Monte Santa Giulia, Ospitaletto, San Giacomo Roncole, Vignola, la curva Cattania, il ponte di Navicello e la piazza d’armi. Vicende da (ri)scoprire per (ri)vedere il volto del fascismo – e del nazismo – senza le distorsioni addolcite del nostro tempo. Perché il fascismo uccide.

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