Gli esami, si sa, non finiscono mai e, arrivati a giugno, anche il nostro “Public History blog” deve passare il suo. Eh sì, è tempo di bilanci per me e Daniel, che un anno fa cominciavamo il nostro sodalizio professionale. Cominciavamo, cioè, a lavorare insieme su un primo progetto concreto di Public History (di cui un giorno o l’altro parleremo…).

Ci eravamo ripromessi di lavorare insieme fin dal novembre dell’anno precedente (il 2015), quando ci eravamo conosciuti sui banchi di un master universitario in Public History. Poi però gli impegni lavorativi, a cui si erano aggiunti quelli di studio, ci hanno fatto slittare all’estate 2016! Ricordo che lavorare insieme non fu subito facile: abbiamo caratteri e modi di lavorare diversi. Siccome però avevamo – e abbiamo – stima l’uno dell’altro, ecco che questa diversità è diventata un punto di forza. Abbiamo capito che le nostre caratteristiche potevano essere complementari e i nostri eccessi o i nostri difetti potevano trovare nell’altro un equilibrio. Certo, discutiamo, ma alla fine troviamo sempre un punto d’incontro. Anche perché ci riconosciamo pienamente nei metodi e nei modi della Public History (da non confondersi con la Popular History!)

Lo studio del Public Historian

Ciascuno di noi continua a lavorare anche per conto suo, ma lavorare insieme ci piace proprio tanto e per fortuna ci capita anche spesso! D’altra parte il mestiere della Public History è fatto così, è un lavoro di squadra. Devo anche dire che dividiamo lo stesso ufficio (scopri dove) e anche questo ci ha portato qualche vantaggio. Per cominciare, nel nostro nuovo studio, io non ho ancora rotto la nuova stampante 😀 e… beh, credo proprio di doverlo al fatto che la gestisce lui! In secondo luogo, non ho quasi più bisogno di andare in biblioteca, perché dovete sapere che Daniel ama molto possedere e avere sempre a portata di mano i libri che gli piacciono, dunque io… non faccio altro che allungare la mano ed ecco il libro che mi serve!

Public History blog: ecco lo studio dove è nato!

…speriamo però che il nostro studio non diventi così!

Lavorare insieme

Scherzi a parte, in realtà io e Daniel ci scambiamo anche molte opinioni sui reciproci progetti, ci confrontiamo e, nel caso, ci diamo una mano. Potete immaginare come questo aiuti e sostenga entrambi nel fare sempre meglio il proprio lavoro. Insieme, poi, abbiamo fatto cose che da soli non avremmo avuto la forza o il coraggio di affrontare. Abbiamo competenze che solo in parte si sovrappongono (se sei curioso scarica il mio curriculum e quello di Daniel), quindi unire le forze ci ha permesso di ampliare il nostro raggio d’azione.

Se nel nostro studio siamo in due, non facciamo però tutto da soli. Nel nostro lavoro collaborare con altre figure professionali è fondamentale. Può trattarsi di altri Public Historian o di figure diverse: attori, videomaker, informatici, curatori museali, guide turistiche o ambientali, disegnatori, grafici. A seconda del progetto, la composizione del gruppo di lavoro cambia. L’importante è saper dialogare con tutti. Ecco perché su questo blog hanno trovato spazio (e ancora ne troveranno) interviste e interventi scritti da altri professionisti, come questo

Ma sto correndo troppo! Facciamo un passo indietro e torniamo all’inverno scorso.

Un blog, anzi un… Public history blog!

Qualche mese dopo l’inizio della nostra collaborazione, ho proposto al mio “socio in affari” di avventurarci nella scrittura di un Public History blog. Dal momento che esistono fashion blog, food blog e via dicendo, perché non poteva esserci anche un Public History blog? Daniel è stato subito d’accordo, anzi: il nome, Allacciati le storie, lo ha inventato lui! Io ci ho messo qualche competenza informatica iniziale, poi entrambi ci abbiamo preso la mano ed ecco che il blog ha preso forma… sì, sì, sto proprio dicendo che lo abbiamo fatto noi, dall’inizio alla fine, utilizzando un content management system open source e personalizzandolo con plug-in sviluppati da terze parti. Stupito? Ma chi lo ha detto che gli umanisti non capiscono nulla di informatica e tecnologia? Non è vero, tantomeno per due Public Historian!

Public History blog... ci siamo montati la testa!

Beh, adesso non esageriamo però!

Ci abbiamo lavorato durante le vacanze di Natale, tanto che – se ci hai fatto caso – il primo post pubblicato è uscito proprio il 25 dicembre. Da allora ad oggi, ne abbiamo pubblicati più di 30. Ci era venuta voglia di raccontarci. Agli altri, naturalmente. Per informarli sulle nostre attività e permettere loro di partecipare (c’è anche una newsletter). Ma anche a noi stessi, per riflettere meglio su quello che andavamo facendo. In effetti per noi questi post funzionano anche come appunti di lavoro. Personalmente ho proprio questa abitudine: scrivere mi aiuta a pensare e pensarmi, a confrontarmi con me stessa. E mi piaceva anche l’idea di condividere con il pubblico della rete qualcuno dei frutti del nostro lavoro, qualche storia, come le storie in campo che tanto piacciono ai nostri lettori e altre che verranno.

E adesso tocca a te

La Public History è così: è qualcosa da condividere… e la condivisione che noi facciamo molto “in presenza” può continuare sulle pagine del blog. Ecco, questo è un punto importante e forse, se devo trovare qualcosa che non mi soddisfa in questo Public History blog, direi che mancano un po’ i commenti dei lettori. Magari tu sei tra quelli che commentano su Facebook, lì ne arrivano sempre tanti, lo so, li leggiamo… ma sul blog ancora no. Magari potresti cominciare commentando questo post, che ne dici? 🙂

Per il resto, direi che mi sono promossa! E la pagella?

Eccola qui:

i 3 post più letti:

le 3 categorie più rappresentate:

il blogger più prolifico:

…Daniel, ovviamente! (io lo avevo detto subito, nella nostra intervista doppia)

 

E a proposito di interviste, le nostre sperimentazioni nel campo della Public History e questo blog hanno incuriosito una giornalista di Note modenesi che voleva sapere cosa significa fare questo mestiere. Laura Solieri mi ha fatto domande molto mirate e stimolanti che magari sono anche un po’ le tue… E allora ecco il link per leggere l’articolo: Storie da allacciarsi addosso.

Qui sotto aspettiamo i tuoi commenti, eh!?

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