Una tira l’altra. Non so voi, ma io, quando mi trovo davanti ad un cestino di ciliegie di Vignola, non so resistere. Non sono l’unica ad avere questo “problema”, anzi… sono in molti, almeno a giudicare dal successo di eventi come “Vignola è tempo di ciliegie”! Io ho anche la fortuna di non abitare lontana, per cui ci vuole poco perché un bel cestino di ciliegie di Vignola arrivi dal frutteto direttamente sulla mia tavola… e altrettanto poco perché il cestino si svuoti! 😀

Insomma, “la ciliegia tira” a casa mia, tira dalle nostre parti e tira, tira, tira… attira anche i turisti!

Il fatto è che il rosso a Modena vince sempre… Oddio, non vorrei poi portare sfortuna a qualche candidato di questi giorni, ma che si parli di Ferrari a Maranello, di Vasco Rossi a Modena, di lambrusco Grasparossa a Castelvetro o di ciliegie di Vignola, è certo che la nostra provincia – grazie ai suoi rossi più famosi – rischia proprio di fare il pieno di visitatori e turisti!!!

Vabbeh, mi direte, ma dove vuoi arrivare? E poi questo blog non parlava di storia, anzi di Public History? Le ciliegie di Vignola cosa c’entrano?

Public History e turismo

C’entrano eccome e non ho cambiato mestiere (anche se di turismo mi sono occupata e ancora un po’ mi occupo). Il fatto è che Public History e turismo vanno d’accordo per tanti motivi. La ricerca storica, infatti, può essere una delle componenti del processo innovativo dei prodotti turistici, cioè di quello che poi si offre ai turisti in termini di esperienza. Il frutto (penso sempre alle ciliegie, vedete?) di una ricerca storica può generare idee e contenuti che poi vengono utilizzati per costruire prodotti turistici come, ad esempio, le visite guidate.

Se però parliamo di Public History e non semplicemente di ricerca storica, allora parliamo di professionisti che, come me e Daniel, sono sì ricercatori ma poi si impegnano in prima persona per fare conoscere i risultati delle proprie ricerche al pubblico. Senza dimenticare di essere storici, per cui utilizzando un approccio diverso da quello che usa una guida turistica. Lo sottolineo perché si rischia di fare confusione rispetto a due approcci entrambi possibili e legittimi, ma diversi. Possono assomigliarsi per alcuni elementi, ma sono diversi. Quando un Public Historian propone una passeggiata o una pedalata con tappe narrative non racconta solo la storia di quel luogo. Invece “usa” quel luogo per sfruttare un aggancio concreto, visibile e attuale su cui innescare un discorso storico frutto delle sue ricerche e interpretazioni. Nel farlo, condivide con il pubblico un metodo e cerca di trasmettere l’abitudine ad uno sguardo critico.

Ai partecipanti piace. Abbiamo sempre avuto riscontri molto positivi. E se i partecipanti sono turisti? Magari si aspettavano qualcosa di diverso? Può darsi, ma di scontenti ne dobbiamo ancora incontrare.

A spasso con le ciliegie di Vignola

Sono rimasti contenti anche i partecipanti ai trekking storici A spasso con la frutta rossa che Daniel ha organizzato con Vignola Grandi Idee in collaborazione con il Gruppo Mezaluna-Mario Menabue e l’Istituto storico di Modena.

Com’è nata questa idea, da quali ricerche e pubblicazioni, anche scientifiche, Daniel lo racconta in questo suo post. A me non resta che raccontarvi com’è andata. Io ho seguito il trekking di domenica 4 giugno, mescolandomi tra il pubblico e vestendo i panni di una comparsa nel momento in cui… beh, ve lo racconto dopo, andiamo con ordine!

Con me c’erano (pochi) vignolesi curiosi di saperne di più sulla storia della loro cittadina, sulla loro storia e su questa frutta rossa in cui si identificano tanto. E c’erano visitatori e turisti provenienti da fuori provincia, ovvero dal resto dell’Emilia e anche dalla Romagna (sì, qualcuno in una bellissima e calda giornata di sole è venuto a Vignola invece di starsene al mare), o provenienti da altre regioni, come la Toscana. Fa strano, eh? Ho nominato due zone d’Italia regine del turismo, ma come vi dicevo: la ciliegia tira. E la Public History tira con lei.

Lo confesso: non so dirvi da dove venissero tutti i partecipanti, perché un conto è il gruppo iniziale con cui siamo partiti e un conto è quello con cui siamo arrivati! Daniel pareva il pifferaio magico mentre tappa dopo tappa, dalla città alla ferrovia, dal mercato ai campi, andava illustrando le storie della Valle del Panaro a persone in cerca non solo di bellezza, ma anche di conoscenza. Via via, ad ogni tappa, qualcuno si aggiungeva al gruppo (una tira l’altra, ve lo dicevo!). Sentir raccontare queste storie camminando è sempre bello, perché si impara a leggere i luoghi, ma anche le vicende che qui si sono succedute.

E c’è sempre qualcosa da ricondurre alla propria esperienza, per somiglianza e differenza. Da questi stimoli nascono sempre riflessioni, su sé stessi, sul proprio paese (“Anche da noi…”, “Da noi invece…”), sul passato e sul presente (“è ancora così!”). A volte chi partecipa le condivide con gli altri, con lo storico o anche solo col compagno di camminata. Stando in mezzo al pubblico, come ho fatto io, è più facile rendersene conto e apprezzarlo.

Ma poi arriva un vecchio bacchettone e…

Ad un certo punto però ho dovuto lasciare velocemente il gruppo e dirigermi di corsa verso la tappa successiva, dove mi aspettavano Federico Benuzzi, Riccardo Serafini e, seduta per terra, Marianna Galli. Mi sono seduta accanto a lei, insieme ad un’altra comparsa come me, mentre un’altra comparsa ancora, un ragazzo (Giovanni Galli), se ne stava lì, come uno qualunque tra la folla. Poi è arrivato il gruppo. Qualcun altro si è seduto, per riposarsi. E poi… poi un vecchio bacchettone vignolese ha cominciato a offenderci per lo spettacolo che davamo, lì sedute a mangiare lungo le strade di Vignola! Lì sedute, invece di starcene chiuse nel nostro stabilimento: la Cirio. Urlava tanto che la gente si è fermata ad ascoltare e in breve c’era una vera folla. E poi è arrivato pure il Podestà ad ascoltare e avallare le sue lamentele. Improvvisamente eravamo nel 1937 e io, col mio pentolino del pranzo in mano, non sapevo più da che parte guardare, intimidita da quelle parole e da tutta quell’attenzione. Per fortuna ci ha pensato Marianna, la mia giovane e ribelle compagna di lavoro, a rispondergli a tono!

Beh, Marianna, come Federico, Riccardo e Giovanni, è un’attrice vera e se, per un attimo, ci sono cascati tutti, poi il pubblico ha capito che stava assistendo alla drammatizzazione di una delle storie della frutta rossa che gli volevamo raccontare.

Raccolti gli applausi, ci siamo poi avviati verso le ultime tappe.

Inutile dirvi con cosa, a fine trekking, sono tornata a casa da Vignola!

 

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