Se un mattino d’estate un gruppo pedala attraverso la storia della Resistenza a Crespellano, conosce strade che l’automobile rifiuta. Linee rette che tagliano i campi con la grazia della lentezza, distese di grano, frutteti in ordine. Poi lingue di asfalto che uniscono le città, barriere che spezzano il paesaggio, cavalcavia come ponti di sutura. L’orizzonte del Samoggia insegna a leggere lo scorrere del tempo nello spazio e nei segni lasciati dall’uomo. Ne ho parlato anche nel mio ultimo saggio storico, Radici di futuro. Per raccontare le forze e le spine della memoria è difficile trovare ambienti o contesti migliori. Non resta che inforcare la bicicletta e partire!

Partenze e radici

Il mattino al Centro Sociale Bruno Pedrini ha il ritmo dell’organizzazione. Iscritti alla pedalata, soci, volontari, amici: non è comune vedere tanta attività alle nove di una domenica mattina. Bisogna partire finché il caldo dà tregua, quindi raggi e manubri puntano verso piazza Berozzi. Appena ci fermiamo, l’ombra del fante ci ammonisce. Non si può capire davvero la storia della Resistenza senza tenere conto che è parte di un conflitto europeo durato 30 anni. L’innesco e le radici del 1939-1945 si nascondono nel 1914-1918. Non solo a Crespellano, ma anche a Bologna, in Italia e in Europa.

Per raccontare il luogo della memoria, partiamo dalle vite dei contadini che hanno lasciato i campi per le trincee. Quanto sono diverse le loro parole dalla fierezza della statua! I soldati parlano di canapa e raccolti, speranze e solitudine, pacchi che non arrivano e pericoli denunciati a mezza bocca. Il fante alza al cielo la bandiera della vittoria, come se fosse un eroe omerico o un divo di Hollywood. Ma che guerra ha visto il suo artefice? Quella raccontata dal littorio, fatta di epica e trionfi, plasmata per preparare la “nazione guerriera” del futuro. La base della statua ci racconta subito che la retorica della Vittoria è stato un sanguinoso inganno del regime fascista. Nazionalismo, impero coloniale, crimini, guerra, armistizio, sbando. Da lì parte la storia della Resistenza e noi la seguiamo attraverso le campagne di Crespellano.

Ilaria Turrini e Federica Trenti leggono lettere di soldati crespellanesi partiti per la Grande Guerra per poi passare alla storia della Resistenza.

Ilaria Turrini e Federica Trenti leggono lettere di soldati crespellanesi partiti per la Grande Guerra.

Terre di lotta

Bastano poche pedalate verso la pianura per capire una cosa essenziale. Senza l’aiuto dei mezzadri e dei contadini, la storia della Resistenza a Crespellano non sarebbe mai iniziata. Come si può lottare da clandestini in casa propria senza un riparo? Dove non ci sono boschi né montagne, servono porte che si aprono e mani che accolgono. Se i fascisti ti cercano per fucilarti, non puoi lavorare e, per mettere qualcosa sotto i denti, hai bisogno di solidarietà. “Dove si mangia in due, ce n’è anche per tre”. Quante volte sarà stata detta o pensata questa frase, tra il 1944 e il 1945. E quante volte la pelle delle donne e dei vecchi è diventata d’oca! Spedizioni punitive, vendette, rastrellamenti. Le violenze del 1 luglio e del 27 agosto 1944 riecheggiano ancora nei racconti dei figli. La violenza della guerra totale non prende prigionieri neppure nella memoria.

Pedalando con Irnerio e Idro

Il nostro viaggio in bicicletta attraverso la storia della Resistenza a Crespellano ha una tappa obbligata: la palestra di Calcara. Una lapide sul muro riporta una dedica speciale.

La palestra di Calcara è dedicata a Irnerio e Idro Cervellati, "valenti sportivi del ciclismo" e personaggi della storia della Resistenza a Crespellano.

La palestra di Calcara è dedicata a Irnerio e Idro Cervellati, “valenti sportivi del ciclismo”.

Irnerio e Idro Cervellati sono ragazzi come tanti. Crescono nelle campagne di Calcara quando l’Italia coltiva i deliri della grandezza. A Roma il re diventa imperatore, a Crespellano i mezzadri scivolano verso la povertà. Nessuno ha l’automobile, bella grazia se gira la catena di una bicicletta! Irnerio è proprio bravo a far volare le ruote nella polvere delle strade. Ogni volta che deve portare in giro i prodotti dei campi si diverte, sente l’aria che si muove sempre più rapida, stringe forte il manubrio. Tanti dicono che sembra proprio un corridore, allora prova a fare qualche gara. Quasi per gioco. Prometterebbe anche bene, ma nella Bologna di fine anni Trenta non ci sono soldi per il ciclismo e la famiglia deve mangiare. Lui e il fratellino Idro possono solo correre per divertirsi, quando le fatiche dei campi non li opprimono.

Poi la guerra chiama la guerra: dalla Spagna all’Albania, dalla Francia alla Grecia. Mussolini e i fascisti sprofondano nella Seconda guerra mondiale e trascinano con sé un popolo intero. L’8 settembre 1943 i contadini bolognesi si stanno preparando a sopportare mesi di fame e di freddo, quando all’improvviso la guerra finisce. Lo dice Badoglio, alla radio, non può essere falso. Infatti quella fase del conflitto finisce negli archivi, ma ne arriva subito un’altra, stretta ai carri armati dei tedeschi.

Passano pochi mesi e la cascina dei Cervellati inizia a nascondere le trame della lotta. La storia della Resistenza vive di segreti cospirativi e impegno dei civili. Le gare in bicicletta sono ormai un ricordo sbiadito: gli scarponi dei nazisti occupano le strade come per marchiare i corpi dei clandestini. Già, tutti quelli che si oppongono alla svastica non possono restare a casa propria. Irnerio e Idro li aiutano, mantengono il silenzio e sono prudenti, però il secondo inverno della lotta è troppo pungente anche per loro. Una voce li tradisce e un rastrellamento li porta prima in carcere, poi a Mauthausen. Non usciranno più dal lager austriaco.

Daniel Degli Esposti racconta un episodio della storia della Resistenza a Crespellano.

Daniel Degli Esposti racconta un episodio della storia della Resistenza a Crespellano.

Storie per l’Oggi

Perché raccontare ancora vicende come questa? Lungo il percorso, gli sguardi di chi pedala con noi ci suggeriscono una risposta. La storia della Resistenza ci lega alle comunità che ci hanno visto crescere. Ascoltarla e conoscerla significa attraversare il tempo, leggendo nel passato le paure dell’Oggi. Com’è stato vivere il periodo in cui ogni giorno poteva essere quello degli spari, del fuoco o della deportazione? Che cosa hanno provato le donne e gli uomini di allora, quando affrontavano incertezze così radicali? Pedalando, ci poniamo domande come queste, che ci riportano agli interrogativi del presente.

E se porsi i dubbi giusti fosse il primo passo verso la soluzione dei problemi più spinosi? La storia non ha la bacchetta magica, ma aiuta a leggere insidie e rimedi attraverso il tempo. Percorrere le sue trame al ritmo di una pedalata è un bel modo per fare propri i suoi insegnamenti.

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