Cosa vuol dire essere antifascista nel 2017? Perché alcune persone s’impegnano ancora nella politica e nel sociale ricordando chi si oppose a Mussolini? Ha senso nell’era digitale battersi contro le ombre del Novecento italiano ed europeo? Perché parlare sempre di quegli anni? Non sarebbe meglio voltare pagina?

Da quando faccio la Public History, mi sono sentito rivolgere domande come queste decine di volte. L’ultima? È roba fresca, una questione di pochi giorni fa. L’Istituto storico mi ha chiesto di partecipare all’iniziativa Antifascisti. L’opposizione al fascismo a Carpi e in provincia di Modena – Essere antifascisti oggi, organizzata dalla sezione ANPI di Carpi. È bastato parlarne con amici non addetti ai lavori per far sobbalzare di stupore alcune palpebre. “Antifascista”? “Dittatura”? Usi ancora parole come quelle?

Le risposte a domande del genere soffiano nei discorsi della gente. Tra le piazze e le arene digitali tantissimi si sbilanciano sul fascismo e sulla Resistenza, ma ben pochi sanno quello che dicono. Il passato diventa uno sfondo confuso e la storia muore sotto i colpi del presente. All’epopea partigiana si contrappongono cliché qualunquistici e menzogne revisioniste. Quando l’Oggi usa le vicende di Ieri come armi polemiche, le acque si confondono e le comunità si perdono nel caos. Chi può dire che cosa significa essere antifascista senza conoscere la storia dell’opposizione al regime? Come si fa a chiarire le cose? Esiste un antidoto contro l’indifferenza che porta all’orrore?

Logo antifascista liberarsi della svastica

Più le domande si avvicinano al nostro mondo, più diventano urgenti. Non è un caso, però, che quelle più calde richiedano una risposta capace di percorrere il tempo a ritroso. Ecco a cosa serve la storia: a capire il presente attraverso il passato. A leggere l’epoca in cui si vive orientandosi con le conoscenze ricavate da ciò che è già stato. Inquadrata da una prospettiva storica, l’idea di “antifascista” è tutt’altro che oscura. Non è solo un concetto: diventa un volto, uno sguardo capace di accenderne altri, una voce che si moltiplica. Si muove nella cospirazione clandestina di Alfeo Corassori. Guizza nelle scelte di Ireo Pedrazzoli. Si nutre delle energie di Bruno Losi. Riempie i fogli e i discorsi di Romildo Corradi. Pone le basi per i passi di Sandro Cabassi.

Carpi, la città dello squadrismo più violento, ricorda ancora le parole e le vite di chi ha detto no a Mussolini. Donne e uomini, persone semplici, esistenze da raccontare. La loro memoria pulsa nell’impegno culturale, ma ha bisogno della storia per farsi capire da chi è cresciuto lontano dal Palazzo dei Pio, da chi non la conosce, da chi non la rifiuta.

A quasi cent’anni di distanza dal “Biennio Rosso” e dalla “Marcia su Roma”, c’è sempre più bisogno di raccontare le idee e le scelte degli italiani. Un Paese completamente fascista? Una generazione interamente antifascista? Un’adesione totale? Un rifiuto diffuso e consapevole? Nella storia è difficile trovare solo tinte forti. Il cammino del rifiuto è fatto di privazioni e minacce, paure e clandestinità. Non si può capire quel dolore avendo negli occhi la prospettiva della Costituzione antifascista, che nasce a guerra finita. Negli anni del regime, l’orizzonte della libertà sembra irraggiungibile. È come l’utopia di Eduardo Galeano: non esiste, ma serve per continuare a camminare. A lottare. A costruire idee diverse da quelle che portano l’Europa verso Auschwitz.

Antifascista anarchici modenesi

Anarchici modenesi. Il primo in alto a sinistra è Rivoluzio Gilioli, morto nella guerra civile spagnola. Foto Archivio Istituto storico di Modena

Una prospettiva storica serve sempre. Anche per capire il motivo che spinge soggetti inqualificabili a imbrattare muri e bacheche con i simboli e le ombre dei fascismi. Dopo settant’anni senza guerre “in casa”, troppi italiani si godono il gusto di scivolare nella guerra tra poveri. Alzare muri, additare i diversi, generare discriminazione: quanta continuità scorre in atteggiamenti come questi. Diversa nelle circostanze e nelle forme, ma nata dagli stessi moti dell’animo umano: la paura di diventare sempre più poveri, la rabbia per le cose perdute, la tendenza a sentirsi vittime di un sistema ingiusto…

Come si può immaginare e costruire oggi un’Italia democratica e antifascista? Per la festa della Repubblica cercherò una risposta a questa domanda insieme alla memoria storica di Agostino Rota e al presidente della sezione ANPI di Carpi Stefano Barbieri. Appuntamento il 2 giugno alle 17,30 presso l’Auditorium della Biblioteca di Carpi “A. Loria”, in via Rodolfo Pio I.

Antifascista: la locandina dell'evento del 2 giugno a Carpi

La locandina dell’evento

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