Radici di futuro è il mio ultimo saggio storico. L’ho scritto per raccontare una ricerca sui segni delle guerre mondiali nella valle del Samoggia. L’idea è nata nella tarda estate del 2015 sulla scia di un mio lavoro precedente, Lacrime di pietra, che racconta i monumenti della Resistenza nelle Terre di Castelli.

Storia e memoria: Radici di futuro

Quando le ANPI e il Comune di Valsamoggia mi hanno chiesto di fare una ricerca simile sul loro territorio, ho accettato la sfida. Non sapevo che di lì a poco sarebbe iniziato un viaggio tra storia, memoria, spazio e tempo. Il lungo centenario della Grande Guerra mi ha convinto a prendere in considerazione entrambi i conflitti mondiali. Oggi diversi storici leggono il trentennio 1914-1945 come una guerra civile europea: perché non adottare questa prospettiva per raccontare le vicende locali? Un quadro più ampio permette di capire meglio gli eventi della provincia. Allo stesso modo, il confronto tra i vissuti delle comunità aiuta a comprendere le dinamiche regionali, favorendo una proiezione verso gli scenari nazionali e globali.

Perché Radici di futuro?

Il titolo è chiaro fin da subito. I primi passi della ricerca mi fanno capire che la memoria rivela le radici di futuro. Un viaggio nel tempo e nel territorio insegna che il presente non nasce da sé stesso. Gli eventi di Oggi sono condizionati dai segni di Ieri e incidono sulle dinamiche di Domani. I cippi, le lapidi e i monumenti raccontano come le istituzioni e le comunità di Valsamoggia hanno ricordato le svolte del Novecento. Perché è così importante leggere quelle scelte? Perché provarci oggi, quando molti di quei luoghi sono cambiati?

Le risposte si dividono tra l’urgenza e la curiosità. I luoghi della memoria diventano sempre più muti: se non ricostruiamo e raccontiamo le loro storie, li priviamo di senso e di potere narrativo. In un’epoca che schiaccia il tempo nel presente, recuperare la profondità del passato è un antidoto alla banalizzazione. Per mostrare a tutti la complessità del divenire, la ricerca storica ha bisogno di farsi capire. Non basta che Radici di futuro assuma la forma del saggio: bisogna far uscire le sue pagine dalla carta e portarle al pubblico.

La presentazione ufficiale

Radici di futuro vede la luce 72 anni dopo la Liberazione di Bazzano, Castello di Serravalle, Crespellano, Monteveglio e Savigno. Il 21 aprile 2017 i cinque municipi di Valsamoggia si riuniscono idealmente alla Rocca dei Bentivoglio per scoprire la storia delle proprie memorie.

Anche se ormai sono abituato a presentare al pubblico i risultati dei miei lavori, l’emozione cresce con il riempirsi della sala. Istituzioni, associazioni, appassionati, cittadini comuni: tante persone sono incuriosite dal progetto di ricerca.

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Può una conversazione far uscire le guerre mondiali e la Resistenza dall’aura del mito? Silvia Rubini, Federico Chiaricati e Federica Trenti mi stimolano a tracciare legami fra la memoria della comunità e il nostro tempo. Mentre i racconti fluiscono, i pensieri si destano. Profughi e sfollati, clandestinità e muri, bombardamenti e stragi. Parole che ci riempiono il quotidiano, concetti tanto pervasivi nello spazio virtuale quanto distanti nella geografia percepita. Eppure tanto vicini.

Domande aperte

Che cos’è un secolo nella storia dell’umanità, se non un breve intervallo? Come possono le tragedie delle guerre mondiali scorrere via senza lasciare segni? Emergono le cicatrici di ferite curate e reazioni mancate, questioni sospese e dolori indicibili. Quante cose che ci circondano sono state toccate, influenzate e condizionate da quelle storie! Le risposte alle prime domande innescano nuovi interrogativi, che partono dal presente per atterrare nel passato e tornare dritti fra noi. Più scorrono le voci, più ci accorgiamo che certi discorsi non si chiuderebbero mai. Bisogna portarli avanti ogni giorno, scioglierli nella propria testa, leggerli nella banalità del quotidiano.

Radici di futuro al Centro sociale Lanzarini

Domenica 23 aprile il ricordo della serata alla Rocca dei Bentivoglio è ancora vivo nella mia mente. I pensieri si rincorrono sulle stesse scie mentre raggiungo il Centro sociale Antenore Lanzarini di Stiore. I compagni e gli amici di Monteveglio attendono Radici di futuro. Come tutte le ANPI di Valsamoggia, mi hanno regalato foto, conoscenze e pacche sulle spalle per i momenti difficili. Alcuni di loro hanno già partecipato alla presentazione ufficiale e sono molto “carichi” per “giocare in casa”. Ci saranno ancora abbastanza spunti per non deluderli?

Le parole del sindaco Ruscigno e i racconti del maestro Pietro Ospitali disegnano la cornice della conversazione. Federica Trenti sa convogliare i pensieri sui binari che legano le memorie di Monteveglio alla realtà di oggi. La storia dei monumenti illumina parole che non parlano solo delle guerre mondiali. La conoscenza del passato, l’accoglienza dell’altro e il senso di comunità chiamano in causa il nostro vissuto.

La tolleranza e il rispetto non bastano: per maturare anticorpi contro l’orrore occorre riconoscerne le radici. Gli appelli a restare (o a diventare) umani indicano che gli stimoli hanno colto nel segno. La storia serve quando ci aiuta a capire chi siamo.

L’evento al Centro sociale Cassanelli

Due giorni dopo è già il 25 aprile. A Bazzano la festa del Centro sociale Cassanelli incarna lo slancio che mi ha stimolato la ricerca per Radici di futuro. Portare lì il mio saggio è insieme un passo naturale e un atto dovuto, ma come inserire riflessioni storiche nel bel mezzo di un’esibizione musicale?

Radici di futuro centro sociale Cassanelli

La presentazione di Radici di futuro al Centro sociale Cassanelli

Mentre i ragazzi-musicisti si prendono una pausa, abbiamo 20 minuti per raccontare il senso del nostro progetto. Tanti tra i presenti erano bambini durante la Resistenza. Le parole della memoria si riflettono nei loro occhi. L’odore della festa si mescola al profumo delle crescentine: mangiano e ascoltano, qualcuno si emoziona.

Radici di futuro pubblico centro sociale Cassanelli

Il pubblico del Centro sociale Cassanelli.

Mi accorgo che Radici di futuro può diventare un ponte fra le generazioni. Quando la presentazione finisce, alcuni protagonisti della memoria si avvicinano al tavolo. Salutano e chiedono, si complimentano e dispensano consigli. Le frasi in dialetto trasmettono un po’ d’incredulità e tanta riconoscenza. Perché “un giovane” si occupa di storia? Non per dovere di memoria, ma per capire come cambia il mondo.

Radici di futuro centro sociale Cassanelli generazioni a confronto

Radici di futuro: generazioni a confronto

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