Il progetto Le casse ritrovate. Scritture e immagini della Grande Guerra “dal basso” nasce nell’estate del 2015. L’idea è del fotografo Fausto Corsini, che ha voluto costruire una narrazione storica a partire fondi inediti di foto e lettere dal fronte della Prima guerra mondiale.

Come tutto ebbe inizio…

Pavullo nel Frignano, mercatino dell’antiquariato. Un fotografo di talento si aggira tra le bancarelle a caccia di nuove ispirazioni. Si chiama Fausto Corsini, esplora col sorriso l’animo umano ed è affascinato dalle intersezioni fra il tempo e lo spazio. Cattura la realtà con la leggerezza del digitale, ma niente lo affascina più del leggere le vicende umane attraverso la storia. I mercatini dell’antiquariato attirano le sue pupille come calamite. Sui banconi dei venditori migliaia di occhi mostrano le immagini impresse sulle retine attraverso le lastre di vetro e le pellicole sbiadite.

Quando gli obiettivi delle macchine aprono gli sguardi dei fotografi che furono, Fausto si ferma a carpire i loro segreti. Osserva, soppesa, ammira, poi sobbalza: una cassa sgualcita mostra involti di carta compatti e ordinati. Lastre vergini giacciono accanto ai frammenti di una vita sconosciuta. La trappola è tesa: un amante dell’immagine non può resistere a un grumo di foto storiche e futuri da scrivere. Contrattazione, accordo, passaggio: Fausto stringe la cassa con orgoglio, ma non sa che ha appena scoperto un amico sconosciuto.

Fausto Corsini, amico e fotografo, ha ritrovato le casse della Grande Guerra. Lettere dal fronte.

Fausto Corsini, amico e fotografo, ha ritrovato le casse della Grande Guerra.

La scoperta delle foto storiche e delle lettere dal fronte

Ospitaletto, studio di fotografia. La luce accarezza la superficie di una lastra e accende un’immagine sorprendente: montagne, pietraie, baracche, fili, divise, uomini. Sguardi penetranti trapassano le pupille e bussano alla soglia della curiosità. Fausto apre subito: ha troppa voglia di conoscere la vita per resistere al richiamo della storia. Sviluppa le fotografie, cerca di inquadrare le prospettive, si cala nei paesaggi, respira gli odori dei materiali, trova una targhetta: «Dottor Vaifro Agnoli, Viarolo, Parma».

L’intuizione di una data innesca un viaggio fra i ricordi: 1915-1918. Le tempeste d’acciaio, le tradotte per il fronte, le penne nere, le trincee, gli assalti, i massacri, gli uomini delle caverne, il suicidio dell’Europa. Quante volte le ombre della Grande Guerra si sono allungate nelle notti di Pavullo! I racconti a mezza bocca dei vecchi, i miti falsi degli eterni imboscati, i silenzi carichi di pianto, i ragazzi partiti e mai più ritornati…

Una delle foto ritrovate da Fausto Corsini nella cassa di Vaifro Agnoli, impegnato nel gennaio 1918 come ufficiale medico del Regio Esercito in Vallarsa. Lettere dal fronte.

Una delle foto ritrovate da Fausto Corsini nella cassa di Vaifro Agnoli, impegnato nel gennaio 1918 come ufficiale medico del Regio Esercito in Vallarsa.

La routine del quotidiano allontana Fausto dal laboratorio fotografico, ma le istantanee del fronte gli ronzano a ripetizione nella mente: “foto Prima guerra mondiale”… Quanto sarebbe bello se una cassa potesse parlare del conflitto in un modo diverso! Quanto vorrebbe che le foto storiche penetrassero nelle coscienze e mostrassero il volto della violenza! Osserva le lastre, ma non capisce dove nascano: quell’ambiente montano non parla agli occhi di un emiliano. Percepisce la difficoltà dell’impresa, ma non smette di cercare: la curiosità gli pulsa dentro e lo indirizza verso gli angoli inattesi delle vicende umane. In uno strano giorno d’estate la soffitta di un parente gli svela un segreto non troppo custodito: in un’altra cassa sgualcita dormono le lettere dal fronte di Medardo Venturelli, che sopravvive nei colori invecchiati della carta e nelle lapidi dei caduti, erose dal tempo.

A volte bastano pochi istanti per capire che una storia non può scivolare nell’oblio: le contraddizioni delle trincee riempiono l’aria dello studio fotografico e Fausto non può più scacciarle. Appoggia le lettere dal fronte di Venturelli, aguzza la vista sulle foto storiche di Agnoli e scopre che una baracca denuncia la zona delle operazioni: «Soglio dell’Incudine». Si blocca, naviga, medita, si accende: sente che i due soldati gli parlano attraverso il vetro e la carta, come se cercassero un amico. Si esalta. Ha scoperto un tesoro nascosto tra le cianfrusaglie di una piazza e una gemma coperta dalla polvere di un solaio, ma gli manca ancora qualcosa: senza l’occhio di Vaifro non può capire i racconti delle immagini e senza una cornice storica solida non può inquadrare il dramma di Medardo.

La macchina fotografica di Vaifro Agnoli in uno scatto di Paolo Pierotti. Lettere dal fronte.

La macchina fotografica di Vaifro Agnoli in uno scatto di Paolo Pierotti.

Sulle tracce della storia

Stesso mercatino, stesso venditore, stessa trattativa, stessa conclusione: la macchina fotografica del vecchio Vaifro viaggia verso casa Corsini. Fausto è soddisfatto, ma sa che le fonti ritrovate non parlano agli uomini del Duemila: come le vecchie foto, hanno bisogno di un tramite capace di percorrere il tempo a ritroso. Solo uno sguardo diverso può dare voce ai pensieri di Vaifro e Medardo: i cultori delle lastre e delle pellicole conoscono i segreti della luce, ma non sanno scrutare fra le pieghe della storia. Chi può aiutarlo?

Nel sodalizio di FotoArt non ci sono topi d’archivio e gli obblighi del lavoro lo legano al bancone della bottega, ma Fausto non si arrende: invia decine di e-mail a Comuni, musei e associazioni del Trentino e il destino lo premia nell’afa di uno splendido agosto. Lo storico di Vallarsa Gregorio Pezzato s’imbatte nelle casse aprendo la casella di posta elettronica: quando scruta la forza delle storie, ci entra con un balzo e non ne esce più.

Pochi giorni dopo, Fausto ascolta il mio discorso storico alla commemorazione di Ospitaletto e mi viene incontro: si presenta e mi propone di dare un’occhiata al suo materiale. Appena vedo le foto e le lettere, sento che la distanza con Vaifro e Medardo si accorcia di colpo: come posso resistere all’idea di raccontare la Grande Guerra dal basso?

Sotto gli occhi di Fausto Corsini, Gregorio Pezzato mi consegna le lettere dal fronte di Vaifro Agnoli. Foto di Paolo Pierotti.

Sotto gli occhi di Fausto Corsini, Gregorio Pezzato mi consegna le lettere di Vaifro Agnoli. Foto di Paolo Pierotti.

Storie da raccontare per avvicinare la Grande Guerra al pubblico

Già, ma come si può raccontare questa storia a chi non conosce la Prima guerra mondiale? Come presentare la vita quotidiana dei soldati e delle loro famiglie a cent’anni di distanza dagli scatti e dalle lettere? Come permettere a Vaifro e Medardo di parlare ai ragazzi nati a cavallo del Duemila o subito dopo? Gregorio, Fausto e io mettiamo insieme l’esplorazione sul territorio, la fotografia e la Public History. Camminando nei panorami immortalati da Vaifro Agnoli e nelle terre di Medardo Venturelli, percepiamo l’atmosfera degli scatti e il suono delle parole. Quelle emozioni, tuttavia, non possono scrivere da sole la storia. Mentre Fausto restituisce alle immagini la capacità di fissare il tempo, Gregorio e io apriamo piste di ricerca storica, poiché il marmo grezzo delle fonti si modella solo con gli strumenti della critica.

Le indagini d’archivio e i riscontri bibliografici fanno uscire dall’officina della storia le sagome di due uomini comuni e non semplici: esistenze precarie e viaggi forzati, famiglie lontane e speranze appese ai viaggi della posta, amori lontani e sogni di tranquillità, insulti alla naia e slanci patriottici, speranze di vita e realtà di morte. Nelle loro vite leggiamo che la guerra non è la “sola igiene del mondo”, esaltata da Filippo Tommaso Marinetti e dai futuristi, ma un meccanismo di produzione industriale e distruzione umana.

Il conflitto divora le vite dei soldati e consuma le energie dei civili: mentre le decisioni dei politici e le scelte dei generali si prendono i titoli dei quotidiani, le vicende degli umili si stagliano soltanto nelle foto sopravvissute alla censura e nelle lunghe corrispondenze fra la trincea e il fronte interno. Gli scatti privati dei fotoamatori e le righe tracciate o dettate dai fanti semi-analfabeti raccontano il conflitto attraverso i sensi delle persone comuni, parlando di anime strappate ai piccoli mondi dell’Italia unita e proiettate nelle tempeste della Grande Guerra.

Una cartolina inviata dal soldato Medardo Venturelli alla fidanzata Maria Borelli. Lettere dal fronte.

Una cartolina inviata dal soldato Medardo Venturelli alla fidanzata Maria Borelli.

Lettere dal fronte e fotografie storiche nelle casse ritrovate

Vaifro Agnoli imprime gli scenari della Vallarsa sulle pellicole della sua macchina fotografica. Il fronte del Trentino è incastrato fra la bellezza delle Dolomiti e il dramma degli attacchi incrociati; mentre i colpi delle artiglierie devastano le montagne e le esplosioni delle mine scatenano un frastuono irripetibile, i soldati si avvicinano al fronte con il terrore di un boato infernale.

Il fragore della guerra alpina supera tutti gli altri fronti con la sua voce spaventosa: i tamburi della distruzione riecheggiano dai crinali alle gole, dalle vette alle valli, dalle carreggiate ai fiumi, ma l’obiettivo di Vaifro si ferma sulle scene di riposo e osserva i paesaggi più incantevoli. Immortalando la stranezza di una normalità impossibile, gli scatti documentano i segni del conflitto totale; raccontando la ricerca della tranquillità, le prospettive descrivono un mondo che cambia.

I punti di vista si intrecciano in una sovrapposizione di sguardi, ma la luce delle immagini non sa narrare l’invisibile: per superare questo limite, Vaifro impregna l’anima del fronte sui fogli sgualciti del suo diario epistolare. Alla parola scritta si stringe anche il legame tra le famiglie e i battaglioni: una generazione di “soldati semplici” impara a conoscere i segreti del calamaio e i misteri della grammatica per tranquillizzare gli affetti e aprire il cuore alle speranze.

Vaifro Agnoli alle prese con un... selfie. Lettere dal fronte.

Vaifro Agnoli alle prese con un… selfie.

Medardo Venturelli: un “contadino-soldato” e le sue lettere dal fronte

Medardo Venturelli non maneggia la penna con l’agilità di uno scrittore, ma si aggrappa all’inchiostro per non smarrire l’amore di Albina Maria. Le lettere dal fronte riempiono le ore di attesa e avvicinano le trincee alle case. Il conforto dei commilitoni istruiti aiuta a trovare le parole e a capire i messaggi, ma il controllo della censura e il desiderio di non spaventare le persone amate filtrano le immagini della guerra attraverso il setaccio del proibito.

La realtà del fronte resta lontana dalla carta, ma s’immerge nell’anima di Medardo. Le trincee del Carso gli rubano la gioia della luna di miele e lo tengono lontano dal figlio che attende la luce. Le artiglierie incrociate lo tengono incollato ai sensi di sopravvivenza e gli strappano la vita in un’avanzata. Scomparso e perduto, disperso e annientato, ma non dimenticato. Le lettere ingiallite raccontano la sua trincea alle generazioni che crescono a un secolo di distanza dalle tempeste del confine orientale. I caratteri secchi e le espressioni sgrammaticate del suo italiano parlano della guerra con semplicità e condividono con le fotografie di Vaifro il fascino dell’immediatezza, raccontando le esistenze degli autori con la forza dell’esperienza.

Una delle lettere scritte da Medardo Venturelli a Maria Borelli. Lettere dal fronte.

Una delle lettere scritte da Medardo Venturelli a Maria Borelli.

Capire i loro punti di vista significa leggere il tempo nello spazio: la guerra compare sotto una luce quotidiana e perde le deformazioni che la memoria impone alle vicende che ricorda. Solo una lettura interessata e critica delle foto e delle lettere di questi protagonisti emiliani ci permette di vedere ancora oggi la natura della guerra che ha cambiato il mondo. Squarci di un mondo inavvicinabile, eppure prossimo; tessere di un mosaico muto, che parla attraverso le emozioni di chi ha contribuito a comporlo. Se la Public History insegna a cercare l’anima della storia, la fotografia e la scrittura aiutano a raccontare la vita attraverso il tempo.

La storia esce dalle casse: mostra fotografica, spettacoli e didattica

L'ingresso alla mostra Le casse ritrovate presso il castello di Montecuccolo. Lettere dal fronte.

L’ingresso alla mostra Le casse ritrovate presso il castello di Montecuccolo.

Qualche mese dopo, ci rendiamo conto che è giunto il momento di far uscire le storie dalle casse. Fausto prepara una mostra fotografica con le riproduzioni delle foto più belle e delle lettere più significative, poiché le fonti visive bucano il tempo per proiettarsi nel presente. Il suo sguardo trasmette l’emozione della scoperta con l’arte della fotografia, mentre il mio approccio proietta le conoscenze nel contesto storico della Grande Guerra. Perché non provare a raccontare il conflitto attraverso gli occhi di Vaifro e Medardo? Un recital con letture restituisce voce alle lettere e le inserisce nel quadro dell’Italia in guerra con il rigore della scienza e la semplicità della passione.

La mostra Le casse ritrovate al castello di Montecuccolo. Lettere dal fronte.

La mostra Le casse ritrovate al castello di Montecuccolo.

Funziona? Forse è ancora presto per dirlo, ma le esperienze di Levizzano, Marano sul Panaro, Raossi, Montecuccolo e Pavullo ci trasmettono una grande carica. Mentre il quaderno della mostra custodisce emozioni di visitatori stupiti dall’umanità di Vaifro e Medardo, gli sguardi degli spettatori che hanno assistito ai recital rivelano che la lettura e il racconto possono ancora tracciare un legame fra il passato e il presente. E se fosse proprio questa l’essenza della storia?

Abbiamo inoltre realizzato e messo in atto un progetto didattico per le scuole secondarie, che mira ad approfondire la Prima guerra mondiale attraverso le esperienze di Medardo Venturelli e Vaifro Agnoli.

E alla fine.. “Le casse ritrovate” diventano un libro!

Per rilanciare questa domanda, insieme a FotoArt e al Gruppo di documentazione vignolese Mezaluna-Mario Menabue, abbiamo trasformato “Le casse ritrovate” in un libro che racconta scritture, immagini ed esperienze della Grande Guerra “dal basso”. La pubblicazione è stata possibile grazie al contributo della Fondazione Cassa di Risparmio di Modena. La ricostruzione storica abbraccia le colline modenesi e il parmense, il Pasubio e il Carso. Accanto alle mie ricostruzioni storiche e biografiche sulle vicende di Medardo Venturelli e Vaifro Agnoli, spiccano due saggi di Gregorio Pezzato sulla realtà della Vallarsa. All’analisi delle scritture di guerra si affiancano letture delle comunità nei loro paesaggi, segnati in maniera peculiare dalla prima guerra totale dell’Occidente.

Se i paesaggi del Pasubio escono stravolti e mitizzati dal conflitto, le colline modenesi rimangono lontane dalle linee del fuoco. Non si può dire, però, che “le tempeste d’acciaio” siano passate inosservate. Centinaia di ragazzi non tornano dai fronti, altrettanti giungono a casa smarriti, molti di più si sentono arrabbiati, dimenticati e traditi. Anche i civili non sono più gli stessi: dimagriti, provati dal lavoro e attaccati dall’influenza spagnola, affrontano con paura un futuro incerto. Il fronte e le città, le campagne e le fabbriche: un Paese combatte o lotta per far cessare la violenza.

Ecco dunque che si leva all’orizzonte la bandiera rossa, presto inseguita dai manganelli in camicia nera. Alla guerra civile del 1914, quella fra neutralisti e interventisti, segue l’avvicendamento fra “Biennio Rosso” e “Biennio Nero”. La pace rimane confinata sulle carte delle diplomazie: rabbie e tensioni si accavallano, attraversano l’Europa e alimentano i sistemi totalitari. Le radici del Novecento affondano in quel fango, che riempie ancora le faglie geopolitiche del nostro mondo.

lettere dal fronte

Fausto Corsini mostra con orgoglio una copia del libro

… e dove si trova il libro?

In attesa di definire le date delle presentazioni ufficiali, il libro Le casse ritrovate. Scritture, immagini ed esperienze della Grande Guerra “dal basso” è acquistabile presso lo studio fotografico del presidente di FotoArt Francesco De Marco (Via Giuseppe Parini, 7A, 41014, Castelvetro di Modena). Nelle prossime settimane sarà disponibile anche presso la sede del Gruppo di documentazione vignolese Mezaluna-Mario Menabue (Via J. Cantelli, 3, 41058 Vignola MO).

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