Grazie ad un progetto sul voto alle donne, nel dicembre 2016 sono tornata all’Università. Non sarebbe stata una novità, visto che negli ultimi anni ci sono tornata spesso per via di un paio di master e anche per un progetto di ricerca e Public History, se non fosse che a dicembre ci sono stata per sedermi “dall’altra parte”! Intendo dalla parte di chi ha da raccontare qualcosa di utile e interessante – almeno si spera – a chi vuole imparare un mestiere.

Questo post nasce da lì, dalle riflessioni condivise con i frequentanti della seconda edizione del Master in Public History dell’Università di Modena e Reggio Emilia. In particolare ho raccontato loro della mia esperienza di lavoro per portare in scena lo spettacolo di danza “#Cittadine!”, dedicato alla conquista del voto delle donne italiane.

“#Cittadine!”: un progetto di Public History per raccontare la conquista del voto alle donne

Ma partiamo dall’inizio. Avevo cominciato a lavorare a quel progetto nel febbraio 2016, quando anche io – come chi mi stava ascoltando in quel momento – frequentavo il Master. Per il mio stage avevo scelto il Centro Documentazione Donna di Modena e l’associazione, che porta avanti progetti di ricerca e divulgazione legati alla storia di genere, mi aveva proposto di seguire il progetto di uno spettacolo che raccontasse la conquista del voto da parte delle donne italiane. Dopo essermi diplomata a luglio, c’era ancora lavoro da fare ed è stato così che ho continuato a seguire il progetto fino alla Prima del 21 novembre 2016 al Teatro Comunale Pavarotti di Modena.

Mesi di lavoro che mi hanno permesso di aggiungere competenze alla mia “borsa degli attrezzi” di Public Historian. Ho trovato conferma nella pratica che tutti i progetti di Public History hanno qualcosa in comune (il metodo), ma che poi ciascuno è diverso dagli altri. Ogni progetto infatti prende forma secondo i linguaggi e gli strumenti scelti e in base al pubblico cui ci si rivolge, tanto per citare due prime importanti variabili, oltretutto tra loro interconnesse.

Nelle righe che seguono troverete descritti alcuni aspetti del mio lavoro. Ho provato a dividerli per macro-temi, cercando anche di mostrare agli studenti come la teoria che si impara a lezione trovi poi riscontro nella pratica professionale e come.

La ricerca e la condivisione delle fonti storiche per un progetto partecipativo

Ogni progetto di Public History parte da una rigorosa ricerca storica. Così è stato anche per “#Cittadine!“: prima la bibliografia sul tema e poi le fonti, i documenti. In questo caso ho allargato la ricerca anche ai testi letterari, perché questo è quello che prevede il progetto “Leggere per… ballare”, nel cui ambito lo spettacolo si inseriva.

A questo punto, però, tocca aprire una parentesi sul progetto: “Leggere per… ballare“, che nasce da un’idea di Rosanna Pasi, professoressa di lettere oggi presidente della Federazione Nazionale delle Associazioni di Scuole di Danza (F.N.A.S.D.). Il progetto è stato poi messo a punto da ATERBALLETTO (sezione Progetti speciali), che ha individuato nel registra Arturo Cannistrà il talento creativo in grado di portarlo in porto. L’idea è quella di far lavorare in rete diverse istituzioni educative: le scuole di danza associate, gli istituti della scuola pubblica e il teatro. Ogni realtà lavora utilizzando le proprie competenze e i propri linguaggi, incontrandosi poi nella fase conclusiva che si realizza in teatro. Dall’incontro nasce la possibilità per i ragazzi di venire a contatto con linguaggi diversi, educando così la parola, l’occhio e l’udito. Tutto nasce da uno o più testi scritti – di solito letterari – che vengono letti e analizzati dalle classi che assisteranno allo spettacolo. Gli stessi testi vengono letti e studiati dai coreografi e dai loro allievi delle scuole di danza. Al regista il compito di elaborare una sceneggiatura, che sintetizza il tessuto narrativo del racconto che si vuole mettere in scena e mette a fuoco i temi principali su cui si svilupperà il percorso coreografico.

70 anni voto donne: parte del team di lavoro alla prima dello spettacolo dedicato al voto alle donne

Da sinistra: la presidentessa del Centro Documentazione Donna di Modena Vittorina Maestroni, la storica e Public Historian Paola Gemelli, l’ideatrice del progetto “Leggere per… ballare” Rosanna Pasi, la storica e Public Historian Caterina Liotti

Nel caso di “#Cittadine!” io e la mia tutor di stage Caterina Liotti abbiamo quindi selezionato sia documenti storici sia testi letterari sul tema del voto alle donne. Per farlo ho letto molta letteratura prodotta dall’Unità d’Italia in avanti – in particolare quella al femminile, ma non solo – alla ricerca di riferimenti al diritto di voto o a temi collegati. Ho trovato diversi testi interessanti, che ci è sembrato importante far conoscere, dal momento che la gran parte non sono di solito inseriti nei manuali scolastici. Si tratta in molti casi di diari, autobiografie, romanzi biografici o comunque testi ispirati a esperienze personali, che avevano il vantaggio di risultare, rispetto ai documenti, meno “freddi”. Qualche nome? Sibilla Aleramo, Renata Viganò, Ada Gobetti, Alba de Céspedes… In questi testi si ritrovano infatti la vita e le emozioni di chi ha vissuto quel periodo storico. La fase successiva ha comportato la selezione dei testi che, messi uno dopo l’altro, permettessero di raccontare una storia tanto lunga e anche tanto complessa e intrecciata. Difficilissimo, in uno spettacolo di danza, comunicare la complessità dei 70 anni che separano le prime rivendicazioni nell’Italia post-unitaria al 1946.

Comunicare la complessità, comunicare davvero

Abbiamo dovuto fare delle scelte, selezionando i temi su cui era importante insistere. Per ogni tema andava poi identificato un testo (in qualche caso anche due), andando così a comporre i vari “quadri” che dovevano dare forma allo spettacolo raccontando uno dopo l’altro i momenti storici salienti, di svolta, gli episodi significativi, o i temi collegati che ci sembrava importante comunicare (la questione del divorzio o quella del matrimonio riparatore, per fare due esempi).

Questa è stata una fase importante del lavoro, che ha preso molto tempo. Come semplificare senza banalizzare o rischiare di essere fraintesi?

Ponendoci il problema di avere una ragionevole certezza di riuscire davvero a comunicare, le difficoltà non erano tutte lì: come tutelarsi ad esempio dal rischio, sempre presente, che la storia resti qualcosa di lontano, che non ci riguarda più? Come collegarla alla realtà del pubblico, in modo che assistervi potesse essere interessante e coinvolgente?

Veniva in soccorso il fatto che nel 2016 cadevano i 70 anni del voto alle donne, ovvero del diritto di votare ma anche di quello di essere elette. La “connessione temporale” (oltretutto “in scadenza”), però, sarebbe bastata? E il tema, comunque, quanto poteva essere importante e interessante per chi è nato con il diritto di voto e ha madri nate con il diritto di voto? Per chi non sa cosa significa non averlo? La scelta è stata quella di raccontare anche, in particolare attraverso i testi letterari, cosa significasse per le donne non avere quel diritto e vivere in un mondo in cui un uomo, per il solo fatto di essere uomo, poteva dire “la legge è dalla parte mia” (Alba De Céspedes, Dalla parte di lei).

Inoltre, ragionando che le prime tre rappresentazioni in programma erano previste tutte nella realtà provinciale, abbiamo pensato di inserire in uno dei quadri un episodio modenese. Abbiamo insomma provato ad avvicinare ciò che era lontano nel tempo sfruttando una vicinanza geografica. Un “trucco” che potrà restare valido anche se e quando lo spettacolo varcherà i confini della provincia, come ci si augura: basterà sostituire quell’episodio con uno vicino alla nuova realtà territoriale che dovesse accogliere lo spettacolo.

Va detto in ogni caso che non tutto è affidato allo spettacolo di danza. Per quanto lo sforzo fatto sia stato quello di renderlo autonomamente comprensibile, va ricordato che lo spettacolo si rivolge alle scuole ed è quindi accompagnato da un percorso didattico, che viene fatto in classe con le insegnanti, grazie anche ad un quaderno che abbiamo predisposto e dove sono descritti i vari momenti storici, sono proposte analisi dei vari testi, opportunamente contestualizzati, ed esercizi. Il lavoro in classe parte dai testi per andare a capire cosa succedeva in quel determinato periodo storico e si arriva a vedere lo spettacolo già preparati. Oppure ci si lavora dopo. Il Centro Documentazione Donna di Modena, poi, è rimasto a disposizione per le docenti che avessero gradito una collaborazione nel realizzare laboratori sul tema.

Il lavoro in team

Un progetto tanto complesso come quello di uno spettacolo di danza richiede tante competenze diverse per essere realizzato e quindi tante “teste”. Nessuno infatti può racchiudere dentro di sé tutte queste competenze! Tanto per chiarire meglio questo punto, i professionisti in campo per lo spettacolo erano:

  • Public historian per la drammaturgia e la scelta delle immagini utilizzate per la scenografia: la sottoscritta Paola Gemelli 🙂 e Caterina Liotti;
  • Consulente costumi storici: Francesca Vandelli;
  • Regista, che si è occupato anche dell’ideazione artistica: Arturo Cannistrà;
  • Aiutoregista, Educational Performer: Eva Calanni;
  • Musiche: Alessandro Baldrati;
  • Voci recitanti: Elina Nanna e Enrico Vagnini;
  • Coreografi: insegnanti di sei diverse scuole di danza di Modena e provincia;
  • Interpreti: allievi delle scuole di danza.

Solo la collaborazione e il confronto tra tutti questi professionisti, a cui è stato richiesto di parlarsi e di entrare gli uni nelle logiche degli altri ha permesso di vincere la sfida. Il coordinamento è stato affidato ad Arturo Cannistrà, che ha parlato con tutti i professionisti coinvolti e tenuto insieme il tutto.

Cittadine alla conquista del voto: collage di immagini dallo spettacolo sul voto alle donne

Foto di Rolando Paolo Guerzoni

Esigenze artistiche vs esigenze dello storico: la sfida della Public History

In particolare nel rapporto tra noi storiche da una parte e il regista e gli altri professionisti dello spettacolo dall’altra, abbiamo assistito allo scontro tra le esigenze dello storico e quelle artistiche. Scontro relativo, ovviamente, perché la realtà è che abbiamo lavorato per contrattare, riformulare e trovare insieme via via le soluzioni che soddisfacessero tutte le varie esigenze.

Quando siamo arrivate a proporre la sequenza dei quadri al regista ci sono state rivolte via via una serie di obiezioni. Per fare un paio di esempi:

  • la gran parte dei testi erano troppo lunghi per essere letti tutti entro i minuti che dovevano comporre i singoli quadri. Ogni quadro doveva infatti durare un numero molto limitato di minuti, avendo fatto la scelta di comporre uno spettacolo veloce, con molti cambi/quadri, adatto alle abitudini del nostro pubblico. Abbiamo quindi dovuto fare dei tagli su alcuni testi, mentre per altri abbiamo concordato il modo di esprimere unicamente con la coreografia, i costumi e la danza quello che lo spettacolo voleva comunicare in quel momento;
  • la sequenza dei quadri doveva subire variazioni per non mantenere troppo a lungo lo stesso registro (triste, gioioso, solenne…), ma variare invece spesso in modo da… tenere sveglio il pubblico! Abbiamo quindi inserito quadri nuovi o elementi nuovi nel singolo quadro, che permettessero di variarne i toni. Qui abbiamo dovuto contrattare molto, perché non si poteva tradire la cronologia degli eventi. Altre volte abbiamo ceduto leggermente, accettando di inserire episodi come simbolici, anche se ciò che aveva ispirato quello specifico quadro era legato ad un episodio reale accaduto in un periodo preciso, che quindi avrebbe dovuto andare in scena prima di altri episodi. Stabilendo ad esempio che un determinato quadro traeva ispirazione da un evento reale, ma la sua importanza era simbolica per un concetto di più lunga durata che volevamo esprimere.

L’esperienza di Arturo Cannistrà ha poi permesso di risolvere molti dei dubbi che ci ponevamo, come ad esempio la questione di far capire che il tempo passava: mettere le date? Pareva un po’ troppo didascalico, da manuale di storia. La scelta finale è stata quella di affidarsi nella gran parte dei casi alle scenografie (composte da immagini d’epoca, altro elemento che ha richiesto un lavoro di ricerca e selezione) e ai costumi. In qualche caso compare anche la data o l’evento storico molto noto che chiarisce il momento storico in cui ci si trova, come nel caso dell’armistizio dell’8 settembre 1943. Anche qui però non compare semplicemente la data, ma la pagina di un giornale dell’epoca con l’articolo relativo in prima pagina.

La storia siamo noi

Come dicevo qualche riga più su, la realizzazione degli spettacoli “Leggere per… ballare” viene suddivisa e affidata ai singoli coreografi delle varie scuole di danza, che lavorano ciascuno per uno o più quadri con il loro personale linguaggio tecnico ed espressivo e con gli allievi scelti, tutti danzatori non professionisti e di età non inferiore ai tredici anni. Questi giovani danzatori sono quindi sia destinatari sia interpreti del progetto. Dal punto di vista della Public History un modo di “fare la storia” insieme al pubblico.
Va infine tenuto presente che, essendo il progetto rivolto agli studenti delle scuole superiori, di fatto la storia viene interpretata da coetanei. Un altro elemento che fa sì che la partecipazione, l’attenzione e il coinvolgimento dei ragazzi siano particolarmente alti. Per non parlare poi dei famigliari e degli amici dei danzatori che la sera precedente alla messa in scena per le scuole hanno avuto la possibilità di assistere allo spettacolo in una rappresentazione serale.

Prove dello spettacolo sul voto alle donne

Selfie del registra Arturo Cannistrà con l’assistente ed Educational Performer Eva Calanni e le scuole di danza modenesi, qui impegnate nelle prove dello spettacolo

 

Le prossime rappresentazioni si terranno dall’autunno a Faenza, a Reggio Emilia e in provincia di Modena.

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