Modena, luglio 2015. Non sono neanche le otto del mattino, ma mi devo preparare per andare “oltre il ponte”. Il sole dell’estate picchia già forte sul parabrezza della mia station wagon. Entro nel parcheggio dell’ex Mercato ortofrutticolo all’ingrosso, lascio l’auto davanti all’Istituto storico e apro il bagagliaio: non faccio in tempo a estrarre la ruota posteriore della mountain bike che Armando arriva in sella alla sua bici da trekking. Mi saluta con gioia: sono passati pochi giorni da Staffette, la pedalata urbana dalla stazione ferroviaria al Parco Ferrari attraverso i quartieri industriali della Sacca e della Crocetta. Gli amici della FIAB hanno apprezzato l’idea di raccontare le storie della Resistenza e della vita quotidiana durante la Seconda guerra mondiale lungo le strade della città. Visto che l’esperimento del venerdì sera ha funzionato, siamo pronti a rilanciare: inforchiamo le bici per verificare se è possibile costruire un itinerario per le due ruote lungo il canale Attiraglio e il fiume Secchia.

Ascoltare il flusso della storia

La sfida è affascinante: non c’è luogo migliore delle acque per ascoltare il flusso della storia.
Modena nasconde ormai da tempo gli antichi navigli sotto la terra e l’asfalto, ma il suo Novecento conserva ovunque i segni del legame fra la comunità e la rete idrica dei trasporti. Le rive dei fiumi e le sponde dei canali sono testimoni del quotidiano: le loro atmosfere preservano tracce di vita che danno un’anima alla storia. Percorrerle in bici significa immergersi in un tempo aperto: il paesaggio dell’Oggi s’intreccia all’eredità depositata dal divenire, che compare in silenzio dietro ogni angolo. Già pochi metri dopo la partenza, le pedalate scandiscono un viaggio carico di memorie e testimonianze. Parco XXII aprile, il pensiero va al 1945: ricordi di partigiani che liberano la città, giochi d’acqua che zampillano per ricordare un passato di chiatte e barcaioli. Nessun luogo racconta le tragedie dei bombardamenti aerei come l’arco che si apre sul vuoto della villa Pentetorri. Il 13 maggio 1944 gli Alleati centrarono l’edificio e lo ridussero in macerie: oggi ne è rimasto solo un portale d’accesso, che nella luce di questo mattino somiglia al testimone di una memoria muta.

I partecipanti al trekking storico Oltre il ponte con le bici in località Mulini Nuovi.

I partecipanti al trekking storico Oltre il ponte con le bici in località Mulini Nuovi.

Il legame tra le guerre mondiali

Mulini Nuovi, canale Attiraglio, Bertola: anche il flusso dell’acqua sembra procedere in direzione ostinata e contraria. Un filo rosso unisce la Ballata di Adani e Caprari alle storie della Resistenza: tra la vecchia falegnameria dei fratelli Baroni e il ponte della Bertola sembra che i partigiani della pianura siano “figli” di Adani e Caprari, disertori della Grande Guerra, passati dalle cronache dei banditi alle cantilene del mito rurale. Fra l’argine del Secchia e il corso dell’Attiraglio riposa il legame che unisce i due conflitti mondiali: è l’attivismo dei braccianti, pronti a sognare il cambiamento anche nel conformismo del Ventennio fascista.

Quello spirito di rivendicazione ci accompagna fino al Cavo Argine: strada di pianura, spazio aperto, luogo di rastrellamenti e perquisizioni. Proprio qui Lelio Luppi non riuscì a sfuggire ai fascisti: era il 30 settembre 1944, bastarono pochi colpi sul ciglio della strada per fermare la sua lotta. Ne servirono un po’ di più, dodici giorni dopo, al ponte basso sul Secchia: Fernando Vezzelli fu ucciso da un plotone d’esecuzione sulla riva di Soliera, mentre altri militi gettavano in acqua il traghettatore Adelmo Dalmari, ferendolo a morte con ripetute raffiche.

La biciclettata Oltre il Ponte ai Mulini Nuovi.

La pedalata storica Oltre il Ponte ai Mulini Nuovi.

Oltre il ponte: la storia lungo il Secchia

Passo dell’Uccellino, sentiero lungo il fiume: nella corrente leggo i racconti di una guerra totale, intrecciati a una voglia profonda di sopravvivere all’orrore: il paesaggio sembra ancora riecheggiare i viaggi clandestini dei renitenti alla leva verso l’Appennino, che si staglia sullo sfondo come una scenografia. Lungo il percorso pioppeti e campi aperti si alternano al cemento delle infrastrutture: strade e ferrovie, tracciati antichi e alta velocità, lunghe durate e percorrenze rapide. Pedalare aiuta a leggere anche questi tempi nello spazio della città, sui profili dei borghi, nelle arcate di Ponte Alto. Quando la ricognizione finisce, Armando e io ci rendiamo conto che il percorso funziona: e se insieme al gruppo dei partecipanti fosse ancora più bello? Se la penombra del tramonto incorniciasse il sentiero? Ci salutiamo fissando la data dell’evento: giovedì 10 settembre, con partenza alle 18.30.

Se una sera di fine estate una bicicletta…

Se una sera di fine estate una bicicletta ti porta oltre il ponte, senti che le acque raccontano le comunità attraverso i secoli. La luce del tramonto sospende il tempo sull’orizzonte della guerra: il Naviglio e il Secchia riecheggiano le storie della guerra e i miti della Resistenza, le campagne e la città si mescolano nell’aria dell’argine e la montagna si staglia sullo sfondo della pianura modenese.

Oltre il ponte. La biciclettata si ferma alla Bertola... e "tornano" Adani e Caprari!

La biciclettata si ferma alla Bertola… e “tornano” Adani e Caprari!

Una quarantina di persone ci accompagnano alla scoperta di una città ancora circondata dalla campagna e accarezzata dalle antiche vie d’acqua. Le letture dell’attrice Irene Guadagnini e i miei racconti immergono per un paio d’ore la stazione ferroviaria, i Mulini Nuovi, la Bertola, la Strada Attiraglio, il Passo dell’Uccellino, il percorso fluviale sul Secchia e il Ponte Alto nelle atmosfere del primo Novecento: le vicende mitiche dei “banditi” Adani e Caprari riemergono accanto alle storie della guerra e agli echi della Resistenza, in un miscuglio di parole e pedali.

Quando lo sciame di fanali attraversa la notte del fiume e arriva al Ponte Alto, l’emozione del sentiero spalanca il piacere di una scoperta: le vibrazioni del manubrio ricordano che ogni evento ha avuto un luogo. Nessuno può capire una storia fino in fondo senza vedere e respirare l’ambiente che l’ha plasmata. Quando la letteratura e la storia montano in sella per restituire le atmosfere del passato, il viaggio disegna percorsi di conoscenza e apre stimoli per capire il presente. In un mondo che inquina e dimentica, questi gesti di memoria e di amore per la Terra servono sempre di più: anche per questo sarà bello pedalare ancora oltre il ponte insieme alla FIAB, all’Istituto Storico e ai ciclisti incuriositi dalle vicende umane.

Spargi la voce!

Potrebbe interessarti anche
Conosci una persona interessata? Faglielo sapere!